The sound of Istanbul

ottobre 26, 2005 in Spettacoli da Cinzia Modena

Baba Zula & Alexander Hacke per la prima volta in Italia

Mercoledì 26 ottobre è stato presentato il film Crossing the Bridge, un caleidoscopico ritratto della metropoli turca e dei suoi diciotto milioni di abitanti. La regia è del tedesco Fatih Akin, nato ad Amburgo, di origini turche, vincitore lo scorso anno dell’Orso d’Oro al Festival del Cinema di Berlino con il film “La sposa turca”.

In concomitanza a questo evento, l’HMa ospita uno dei gruppi protagonisti di Crossing the Bridge.

Il loro nome è Baba Zula, e rappresentano uno dei gruppi di Istanbul che meglio sa esprimere in musica la sintesi di oriente e occidente, tradizione e futuro di questa città. Nella loro “musica da psicodanza del ventre” si fondono la memoria e i suoni del rock psichedelico degli anni Sessanta, una voce femminile e melodie da “Mille e una notte”, elettronica e strumentazione tradizionale turca.

Sono nati nel 1996 da un’idea di Murat Ertel, Levent Akman e Emre Onel. La formazione è sempre stata “aperta” alla collaborazione con musicisti e artisti appartenenti a diversi campi. Fra i tanti il clarinettista turco di origini rom Salim Sesler, Tuncel Kurtiz e Ahmet Uourlu, entrambi oltre che musicisti celebri star del cinema turco; la quasi novantenne Semiha Berksoy, prima cantante dell’opera di Istanbul e rinomata pittrice, le cui opere sono state recentamente esposte alla Biennale di Venezia.

I rapporti con il cinema e il teatro sono peraltro una costante del lavoro di Baba Zula, che ha realizzato diverse colonne sonore per film e spettacoli teatrali.

Le collaborazioni per cui sono più noti in Europa sono tuttavia quelle con musicisti “occidentali”, come il mago del dub Mad Professor, londinese di origini giamaicane, che ha prodotto i loro due ultimi dischi “PsychoBelly Dance Music” e l’appena uscito “Belly Double”. Citiamo anche due rinomati musicisti giamaicani: Sly Dunbar e Robbie Shakespeare, entrambi presenti sul loro ultimo disco, con il quale la fusione creativa di ritmi e sonorità reggae e tradizione orientale ha dato origine all’“oriental dub”. Ad un suono “progressivo” e al tempo stesso “viscerale” si accompagnano spesso dei testi politicamente espliciti: 5 canzoni del loro ultimo disco sono state proibite dalla radio e dalla televisione nazionale turca, fra le quali “Galiba hamileyim (penso di essere incinta)” e “özgür ruh (free spirit)”.

L’impegno sociale del gruppo è testimoniato dall’esser stato scelto come gruppo di apertura per il concerto di Manu Chao all”Efen Pilsen Summer Festival”, una manifestazione che porta ogni anno ad Istanbul, di fronte a decine di migliaia di spettatori alcune star occidentali (Moby, Chemical Brothers) assieme ad artisti locali.

Una delle ultime collaborazioni, nata durante la realizzazione del film “Crossing the Bridge”, è quella con Alexander Hacke, bassista dei berlinesi Einstürzende Neubauten, che ha suonato anch’egli nel loro ultimo disco.

Il rapporto fra Baba Zula e la Germania è peraltro molto forte. Sono stati spesso paragonati ai “Can”, gli inventori del Krautrock che nei primi anni Sessanta mescolavano rock e avanguardia e diverse influenze musicali etniche, frutto della collaborazione con musicisti di diverse nazionalità. Il canale televisivo francotedesco ARTE ha inoltre invitato Baba Zula lo scorso anno per una speciale trasmissione dedicata alla nuova scena musicale di Istanbul, ancora prima che il film di Fatih Akin li rendesse ancora più popolari.

Il concerto di giovedì 27 ottobre ad Hiroshima Mon Amour, dove Baba Zula suonerà assieme ad Alexander Hacke, è la prima occasione di vederli dal vivo in Italia, in uno spettacolo appositamente studiato, nel quale non mancheranno le “psicodanzatrici del ventre” che animano i loro show, e che si preannuncia unico e di forte impatto sonoro e visivo.

Baba Zula

Giovedì 27 ottobre

ore 22.00

Hiroshima Mon Amour

Via Bossoli 83, Torino

Ingresso Gratuito

di Cinzia Modena