The Collectors

ottobre 8, 2009 in Medley da Stefano Mola

complessivoLa prima volta che ho sentito parlare di questa installazione presente alla Biennale Arte 2009, ho pensato: la solita provocazione. O anche: è arte, questo? Una domanda molto generica, polemicamente facile. Poi pensi a una risposta, e la fatica, soprattutto la sua insensatezza, consigliano di lasciar perdere. C’è dietro sicuramente un pregiudizio legato alla tecnica, a qualcosa che mi deve far dire: questo io non sarei mai in grado di farlo. La Cappella Sistina, per esempio.

E invece quando penso alla letteratura credo di usare un metro diverso. La Divina Commedia e Il Giovane Holden sono per me entrambi letteratura. Ma da un punto di vista tecnico, sono lontanissimi e sicuramente imparagonabili. Non so se quanto la Cappella Sistina e quest’uomo che galleggia nella piscina, ma non probabilmente non ci manca molto.

Forse anche grazie alla zavorra pregiudizio, dal vivo l’installazione mi ha colpito. Non me l’aspettavo. Ci sono anche arrivato dopo aver visto molte altre opere della Biennale, con effetto saturazione in agguato. Eppure la cercavo, e forse questo era già un segno, la traccia dell’attrazione che a volte l’orrido e il trash esercitano (come quando dici: ma come posso guardare il Grande Fratello in tv? E ti fai questa domanda mentre lo stai facendo, e non spegni).

erotic writerC’è da dire subito che quest’opera non va letta da sola. Fa parte del Nordic Pavillon, curato da Michael Elmgreen e Ingar Dragset, che è allestito come una casa arredata con elementi di design (e diversi richiami a sfondo sessuale). Dentro c’è una scrivania con una macchina da scrivere. Sul foglio, poche parole. Il titolo: The erotic writer – a novel an autobiography (dove le parole a novel, sono cancellate). E l’incipit: a novelist is living in an exquisitely crafted modernist house.

Quindi l’uomo che galleggia nella piscina è il romanziere che stava probabilmente scrivendo la sua autobiografia. Come è morto? Si è suicidato? Ma come suicidarsi in una piscina? Se si è suicidato, perché si è tolto le scarpe, che vediamo vicino alla scaletta? Se ci è caduto dentro per esempio perché ubriaco, come ha avuto la lucidità di togliersi le scarpe? Non ci sono segni di ferite, dunque non gli hanno sparato, né lo hanno pugnalato.

L’unico dato certo è che un corpo privo di vita galleggia nella piscina. Possiamo anche passargli accanto senza farci alcuna domanda. L’immagine della morte non è uno spettacolo insolito. Nemmeno la morbosità di partecipare con lo sguardo alle disgrazie altrui, altrimenti non si spiegherebbero le code che si formano in autostrada quando nell’altro senso c’è un incidente, tanto per fare un esempio.

donna spalleLa morte è sia rimossa nella celebrazione della giovinezza e nella patetica negazione dei segni del tempo, sia in un certo senso banalizzata per la saturazione da rappresentazione. Mostrare un corpo in una piscina, ci scandalizza veramente? Dovrebbe farlo? Ci chiama a ricostruire una storia? La casa in fondo contiene elementi cui appigliarsi per una narrazione, anche potenzialmente in grado di risvegliare la nostra attenzione morbosa. Potremmo infatti chiederci se è morto perché omosessuale (alcuni richiami nei quadri della casa).

C’è qualcosa che va al di là della semplice provocazione. Chi guarda è inoltre parte integrante dell’installazione, con le sue reazioni o con la sua indifferenza. Non è facile tracciare una linea e dire: qui finisce l’opera, due centimetri più in là c’è il resto del mondo.

Venzia, Biennale Arte, Padiglione di Danimarca e Paesi Nordici (Finlandia, Norvegia, Svezia)

The Collectors

Thora Dolven Balke, Massimo Bartolini, Hernan Bas, Guillaume Bijl, Maurizio Cattelan, Elmgreen & Dragset, Pepe Espaliú, Tom of Finland, Simon Fujiwara, Han & Him, Laura Horelli, Martin Jacobson, William E. Jones, Terence Koh, Jani Leinonen, Klara Lidén, Jonathan Monk, Nico Muhly, Norway Says, Henrik Olesen, Nina Saunders, Vibeke Slyngstad, Sturtevant & Wolfgang Tillmans

Commissari: Marta Kuzma, director of Office for Contemporary Art Norway, & The Danish Arts Council’s Committee for International Visual Art.

Curatori: Michael Elmgreen & Ingar Dragset.

Sede: Padiglione ai Giardini

Photos courtesy of montgolfier

di Stefano Mola