Tantestorie

novembre 9, 2003 in Attualità da Sandra Origliasso

TantestorieNovembre è il mese delle foglie gialle e marroni. A ravvivare la nostalgia dell’autunno ci penseranno gli autori proposti da lunedì 10 a sabato 15 nella città di Torino. Qui, infatti, verranno ospitati per una settimana i migliori autori della letteratura per l’infanzia nell’ambito dell’iniziativa “Tantestorie” promosso dalle Biblioteche civiche torinesi. Queste saranno il luogo di tante attività; innanzitutto l’inaugurazione della mostra “ Altre forme diverse e nuove” prevista lunedì 10 alle ore 18 presso la Geisser. Collegato all’esposizione è lo spettacolo “Torri” che andrà in scena martedì 11, a partire dalle 10.30, nel medesimo posto. Un appuntamento da non perdere riguarda, invece, un libro di Ferdinando Albertazzi per le finalità educative e umanitarie che vengono proposte. Alle 17.30, infatti, saranno proiettate alcune scene del film tratte dal romanzo “Tommaso è andato via “ (Interlinea Junior) alla libreria di Via Pietro Micca. Negli stessi locali, giovedì 13 Guido Quarzo e Willy Beck presenteranno “I bambini alla scoperta di Torino” (Lapis), seguiti alle 17 da Angelo Petrosino con un paio di titoli: “La cugina di Valentina” e “In viaggio con Valentina” (Piemme junior). Al termine della kermesse saranno lette al pubblico delle anticipazioni sui 18 racconti che, corredati da disegni, andranno a far parte di in una pubblicazione che verrà discussa il prossimo anno, all’apertura della terza edizione

Oerecchio Acerbo Editore è una piccola casa editrice romana. Specializzata in libri per ragazzi, ha partecipato quest’anno al Salone del libro di Bologna. Benchè non aderisca alla settimana letteraria torinese, crediamo che sia nostro compito far conoscere al pubblico questa nuova realtà. Parleremo de “Il paese dei cerchi” scritto da Francesco Tonucci con illustrazioni di Osther Mayer. Questo volume fa parte di un progetto “La biblioteca di lavoro”, per il quale è già stato pubblicato “il paese dei quadrati”. L’oobbiettivo è quello di il mondo della geometria per renderlo più piacevole e stimolante al giovani lettori. Proponiamo qui, un breve estratto (per ragioni di spazio) dell’intervista fatta da Simone Pappalardo a Tonucci.

Il paese dei quadrati e il suo seguito, il paese dei cerchi, sono libri nati durante un progetto in cui lei ha avuto modo di collaborare con molti nomi noti, primo fra tutti Gianni Rodari. Ci vuole dire qualcosa di più su quella esperienza e sulla nascita dei libri?

Gianni Rodari non faceva parte del gruppo di lavoro, però ha realizzato per noi il quadernino “Parole per giocare” dove è pubblicata la poesia Un signore maturo con un orecchio acerbo. Ci incontravamo per preparare dei libretti pensati per la scuola dell’infanzia, elementare e media. Erano incentrati in qualche modo sulla cultura contadina. C’erano lavori che nascevano dall’esperienza concreta di una classe, oppure dalla ricostruzione di un artigiano che ci raccontava come faceva il suo lavoro. Tutto ciò era concepito per stimolare le classi a fare a loro volta dei libri. Per questo, Il paese dei quadrati e Il paese dei cerchi hanno alcune parti aperte in cui si può inserire un’insegnante un po’ creativo per invitare i bambini a continuare il lavoro.

In che modo Il paese dei quadrati e il suo seguito si legano a questa cultura della terra di cui lei ha parlato?

Ormai grande ho scoperto che il triangolo era una struttura indeformabile. Avevo fatto tutte le mie scuole senza capire questo principio così elementare. Alcuni bambini di una scuola in provincia di Roma me lo spiegarono, attraverso la struttura del filare della vigna. Allora, i paletti che reggono il filare, stanno su perché il cavo che li lega tutti viene portato a terra con un picchetto, formando due triangoli che garantiscono tutta la struttura. La riflessione che ho fatto si può sintetizzare così: un quadrato posso fissarlo con dei chiodi a quattro spigoli, ma se faccio una sufficiente pressione lo deformo; nel caso di un triangolo basta, invece, metterci un chiodino per ognuno dei tre spigoli e, certo posso romperlo, ma non posso deformarlo

Si può insegnare ai bambini divertendoli, e come?

Ho molti libri che non hanno ancora trovato un canale editoriale. Ma ho pubblicato un paio di lavori intitolati: A come elefante e Quante cose si possono fare con un naso lungo oltre a dire bugie. Forte dell’esperienza precedente, ne Il paese di quadrati ho proposto il gioco linguistico e i giochi di “mescolanza” che consistono nel chiedersi: quante cose si possono fare unendo un quadrato e un triangolo?

Oggi che funzione può avere un libro per ragazzi e chi sono i lettori?

Oggi la stragrande maggioranza dei bambini che arrivano a scuola a sei anni che non hanno mai avuto esperienze di lettura di nessun genere. La scuola non riesce a ricostruire questa base mancante perché gli insegnanti non dedicano un tempo fisso alla lettura. Questa dovrebbe essere l’attività principe perchè è importante mettere i bambini in condizione di ascolto. Quindi direi che oggi, purtroppo, il libro è assente dalle esperienze ludiche dei bambini.

I suoi libri nascono da esperienze pratiche: durante laboratori e progetti. Crede che si possa riuscire in questo contesto a dare “la parola ai bambini”?

Credo che per i libri il discorso sia prettamente commerciale. Non voglio dire che tutti gli autori e gli editori per ragazzi hanno questo come loro obiettivo ma certamente il bambino negli ultimi venti, trenta anni è diventato un pezzo importante del mercato. Questo si spiega col fatto che l’adulto è disposto a spendere di più per i propri figli. Esistono diverse mediazioni come l’esperimento di scrittura collettiva di Mario Lodi. Oppure l’adulto scrittore che scrive guardando alla propria infanzia.

Dipende da cosa si intende con la frase “Per Bambini”…

Su questo sono d’accordo. I miei fumetti sono molto apprezzati dai bambini perché mi schiero dalla loro parte. Ma non riesco a spiegarmi una tale reazione. Comunque i racconti per bambini dovrebbero essere molto più spregiudicati e meno bambineschi.

di Sandra Origliasso