Sulle tracce di Igor Mitoraj

giugno 21, 2002 in Medley da Sonia Gallesio

Con le corazze esprimo i tentativi di difesa fatti dagli uomini. Noi tutti siamo molto fragili. Le corazze, poi, sono anche la nostra maschera, quella che quotidianamente ci caliamo davanti agli occhi…

[Igor Mitoraj]

31238Le grandi sculture, spesso, mi commuovono: a volte, sono più rumorose dei sogni più animati; altre, più leggere di una suggestione. In particolari istanti, invece, sembra che stiano per abbracciarti, inglobarti, addirittura inghiottirti. Alcune emanano e diffondono l’energia della vita, la potenza del sentimento; se ti soffiano addosso un po’ della loro anima, ne rimani inebriato per settimane: questo, è proprio ciò che mi è accaduto a Lugano… Per le vie del centro della fiorente cittadina svizzera, da Piazza Indipendenza a Via Nassa – accanto alle vetrine che mostrano le griffe più griffate, le monumentali opere di Igor Mitoraj (Germania, 1944) si concedono ad ogni passante, regali ed autentiche, austere nella loro classicità e seducentemente incantatrici. Immobili solo in apparenza, ipnotiche e sussurranti, raccontano – come uno srotolarsi lento di bende – un segreto interiore, a tratti doloroso ma, soprattutto, di un’intensità impareggiabile. Quivi, maschere e corazze si scambiano il ruolo vicendevolmente: ciò che cela difende e ciò che para i colpi nasconde. Le sculture del celebre artista paiono gusci di bronzo a proteggere un’interiorità delicata ma, nello stesso tempo, esaltano l’orgoglio di una fragilità che va considerata un pregio, non una mancanza. I prodotti di Mitoraj sono scorze coriacee morbidamente allusive, gioielli statuari che si erigono monumento all’anima. E’ possibile che classicismo e modernità convivano nella stessa opera? Nella produzione di Igor Mitoraj sì, e con il più stupefacente dei risultati, così come in essa coesistono forza scultorea e allegorie di umane debolezze. Gli evidenti riferimenti alla classicità, dovuti alla prima formazione ma anche al profondo interesse del maestro – il quale soggiorna in Grecia per studiare in modo approfondito la statuaria antica, vengono costantemente integrati da interventi specifici che danno origine ad incisive contaminazioni. Le sculture di Mitoraj, metaforicamente, costituiscono reperti modificati ed invecchiati dalla modernità: l’artista rimuove ed aggiunge elementi, trasferisce ai lavori tracce di un presunto vissuto sofferto, incastona in finestrelle piccole figure, ritagliando angoletti di corpo che diventano compartimenti a sé, nicchie nelle quali si annidano pensieri, ricordi ed inquietudini. Mutila le sue sculture richiedendo implicitamente lo sforzo immaginativo dello spettatore, facendole rimanere sospese tra passato e futuro, a metà strada tra il racconto ed il segreto.

31239(1)Con la mostra dedicata all’opera scultorea di Igor Mitoraj – mentre Villa Malpensata è chiusa per interventi di ristrutturazione, il Dicastero Attività Culturali della Città di Lugano sceglie di attuare nuovamente, e con innegabile successo, quanto già realizzato alcuni anni fa con l’esposizione all’aperto delle sculture di Fernando Botero. Anche una suggestiva coincidenza sembra legare i due artisti, riconducendoli contemporaneamente alla nostra Italia: entrambi hanno avuto modo, infatti, di intrecciare fitti rapporti con la cittadina di Pietrasanta, graziosa perla della Versilia, magico luogo d’arte e scoppiettante centro culturale. E’ proprio a Pietrasanta, per dedicarsi alla scultura su marmo, che Igor Mitoraj si è trasferito da molti anni, facendo tutt’ora la spola tra la toscana e Parigi. Quello che forse non tutti sanno, è che la cittadina è – ed è stata in passato – quasi una seconda patria per numerosi artisti: da Mirò a Kan Yasuda, da Henry Moore a Giò ed Arnaldo Pomodoro. La provincia lucchese conserva più di un omaggio di Igor Mitoraj, proclamato dal sindaco – nel gennaio 2001 – Cittadino Onorario: la Sala del Consiglio del Municipio è decorata con alcuni suoi affreschi ed, addirittura, un’intera piazzetta è stata ridisegnata per poter costituire cornice ideale all’opera Centauro. Da tempo personaggio di fama mondiale, il grande artista polacco è molto amato dal pubblico e dalla critica italiani. Nel 1986 ha partecipato alla quarantaduesima edizione della Biennale di Venezia e a Firenze, nel 1999, con la mostra Dei ed Eroi, ha attirato oltre 300.000 visitatori soltanto nei primi tre mesi. Alcune indiscrezioni rivelano che, in occasione delle Olimpiadi in Grecia del 2004, ben due allestimenti saranno dedicati alla sua produzione, uno a Salonicco ed uno ad Atene. In Italia incontreremo, ancora una volta, il genio mitorajano assistendo, durante il Festival Pucciniano a Torre del Lago, all’opera Manon Lescaut: saranno suoi costumi e scenografia. Tra le impareggiabili sculture esposte a Lugano, da ricordare Testa addormentata (1983) e Coppia reale (1998): cosa rappresentano le bende scolpite da Mitoraj? Coprono ferite dell’anima o celano la nostra vera natura di uomini? Forse, entrambe le cose. Probabilmente, i due aspetti hanno il medesimo significato…

Igor Mitoraj

Lugano – Svizzera, centro cittadino

Dal 22 marzo al 30 giugno 2002

Visita: libera

Catalogo: versione trilingue, edito da Skira, € 35,00

Per informazioni e visite guidate: + 41 91 8007214; e-mail [email protected]

Info Point: presso l’apposito stand, allestito in Piazza Riforma, è possibile richiedere il catalogo della mostra nonché vario materiale informativo.

Mitoraj in Italia

Torre del Lago (Lu)

Dal 19 luglio al 16 agosto 2002

Festival Pucciniano, Manon Lescaut: musiche di Giacomo Puccini, scene e costumi di Igor Mitoraj

Per informazioni: 0584 359322

di Sonia Gallesio