Shyamalan, nuovo Hitchcock orientale

febbraio 12, 2001 in Cinema da Redazione

UNBREAKABLE (Usa, 2000) di M. Night Shyamalan, con Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Robin Wright Penn, James Handy.

Shyamalan riconferma con questo suo secondo film il successo di “Sixth Sense – Il sesto senso”. Il suo stile inaugura un nuovo modo di fare cinema, in grado di convincere sia il pubblico che la critica, un genere che è punto d’incontro fra generi; lo si può chiamare thriller metafisico, ma ha di certo valori artistici innegabili, al di là del folgorante finale, come già era stato per l’opera prima.

E’ insolita la cadenza delle prime scene, un ritmo molto europeo, per non dire orientale, una colonna sonora che non è mai invasiva, una frequenza relativamente bassa di dialoghi.

In Shyamalan le parole sono poche, ma pesano moltissimo sull’economia della sceneggiatura, specialmente nel percorso di feed back che lo spettatore è costretto a compiere una volta uscito dalla sala. I film di Shyamalan continuano anche quando la luce si accende e questo è un merito in una cinematografia che raramente riesce ad unire azione e riflessione.

Il fatto che un simile esito provenga da un regista di origini indiane non può essere un caso. E’ pregevole anche l’uso della macchina fatto dal regista: l’insistenza sui primi piani, l’uso obliquo della macchina da presa quasi a voler disorientare lo spettatore, la capacità di disegnare un percorso coerente fra storia ed immagini creano un’alchimia perfetta.

Nella maggior parte dei film statunitensi, specialmente in quelli di richiamo, è quasi impossibile non trovare qualche difetto, qualche sbavatura nella narrazione, mentre nei due film finora girati da questo regista (trentenne, elemento da sottolineare) questi difetti, queste sbavature non sono presenti, il che, in prospettiva futura fa ben sperare.

Bruce Willis e Samuel L. Jackson avevano già lavorato insieme in Duri a morire e in Pulp Fiction (anche se non interagivano mai nella stessa scena). Willis si conferma maschera affidabile per questo genere di film. site headers Come in “Sixth Sense”, nell’ “Esercito delle 12 scimmie” o in “Quinto elemento”, egli incarna un tipo di eroe che, pur mantenendo le peculiarità dell’individuo d’azione, mostra una vena malinconica e crepuscolare davvero inconsueta. domain information . Il personaggio di Jackson – colui che guida l’eroe alla conoscenza di se stesso – è ben interpretato, originale e credibile.

Il film è etichettabile nei “da non perdere”. La suspense è assicurata, lo sviluppo narrativo, l’eleganza formale, i virtuosismi di macchina fanno pensare ad un vecchio regista, il britannico Hitchcock del quale si cerca da tempo l’erede. Shyamalan è sulla buona strada.

di Davide Mazzocco

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