Salone del Mobile 2016

aprile 11, 2016 in Medley da Claris

Il Salone del Mobile dal 1961, anno della sua fondazione, si adopera per incrementare l’assoluta centralità di Milano rispetto al mondo del design. Come in ogni edizione è a Milano che vengono presentate le reali novità, quei pezzi che segneranno contemporaneamente la storia e il mercato del furniture. Al Salone nascono le nuove tendenze, si affermano i nuovi talenti e, contemporaneamente, si consolidano posizioni e strategie. In questo 2016, una rinnovata sicurezza permette di presentare alla discussione mondiale pezzi di sicuro impatto: Konstantin Grcic, di certo uno dei più talentuosi designer sulla scena, propone da Plank la sedia “Remo” con scocca in plastica, tornando a suggerire, dopo le parentesi dell’artigianato e dell’alto artigianato, il valore della serie. Da Magis la plastica (polipropilene caricato fiberglass e air-moulded) assume le valenze ironiche di Jaimé Hayón che, ufficialmente citando il modernismo catalano, strizza invece l’occhio, nella sedia “Milà”, alle strips dei fumetti. Da Kartell le forme essenziali della poltroncina “Piuma” (peso 2,2 Kg.) di Piero Lissoni nascondono un inedito, e rivoluzionario, stampaggio a iniezione di un polimero termoplastico caricato anche con fibre di carbonio. Da Poliform invece l’architetto minimalista belga Vincent van Duysen disegna la sofisticata sagoma della poltroncina “Marlon”, dimostrazione che il lusso non è una questione di decorazione, ma, semplicemente, di progetto e qualità materica. Altrettanto essenziale e poetica la struttura “fluida” dello sgabello “Sag” proposto da Nendo per MDF Italia.
L’innovazione tecnologica gioca, anche nel settore dell’arredo, come abbiamo visto, una partita importante. Innanzitutto in termini di comfort ambientale. Caimi Brevetti presenta ad esempio, con Alessandro e Francesco Mendini, “Bemolle”, apparentemente un panneggio da parete in realtà capace di forte assorbimento acustico. Un secondo aspetto, afferente le lavorazioni più avanzate, riguarda invece il virtuosismo: Arik Levy propone da Citco una lampada in marmo dall’apparenza “liquida” (“Splash”) e da Driade il giovane italiano Giorgio Bonaguro trasforma in vetro le suggestioni orientali delle cupole di San Basilio (“Red Square”). La tecnica di stampa 3D ha ormai ampiamente superato il ruolo di strumento di prototipazione, basti vedere il basamento sculturale a petalo del tavolo “Asterias” di Patricia Urquiola per Molteni&C.
Tra le emozioni ricorrenti in questi ultimi anni non possiamo però dimenticare la nostalgia che si declina, nel 2016, secondo due diversi percorsi. Da un lato il fenomeno delle riedizioni riporta alla luce irraggiungibili capolavori del passato: da Carl Hansen & Søn ritorna la straordinaria poltrona “CH 22”, disegnata da Hans J. Wegner nel 1950, e caratterizzata da sofisticati giunti in massello, mentre Knoll International celebra un doppio anniversario, i 100 anni della nascita di Harry Bertoia e i 50 anni della Platner Collection, immergendo nell’oro 18 kt gli indimenticabili capolavori di questi giganti del design americano.
I 70 anni della “Domus Chair” di Ilmari Tapiovaara sono invece ricordati, con emozione, da Artek: la sedia in questione fu tra i primi prodotti finlandesi a conquistare l’America e, nel 1950, vinse l’ American Good Design Award con l’iconico nome di “Finnchair”. Tra i maestri italiani del passato che conoscono un nuovo e inarrestabile successo possiamo senz’altro citare Joe Colombo che fa il suo ingresso nel catalogo Cappellini con la ancor oggi futuribile “Tube Chair”. Sotto un altro aspetto invece nostalgia significa riferimento a stili del passato. A volte anche un passato recente come gli anni ‘80 che tornano ad esempio nella sedia impilabile “Virna” disegnata da Mario Mazzer per Alma Design, mentre il bel design scandinavo è apertamente citato nella seduta “Voyage” del duo Gamfratesi per Porro.
Il viaggio può tuttavia andare anche più lontano, nello spazio e nel tempo, ad esempio verso l’India degli antichi tappeti Dhurrie, riproposti, in una lettura contemporanea, da Nanimarquina. Suggestioni riportabili all’architettura tradizionale giapponese si possono invece rinvenire nella collezione “Lloyd” di Jean Marie Massaud per Poltrona Frau, tutta giocata sulle ombre e la frammentazione degli schienali.

Nell’anno in cui il Design Museum della Triennale celebra le donne progettiste, Konstantin Grcic porge il suo omaggio a due delle pioniere del design al femminile, Charlotte Perriand e Eileen Gray: il suo day bed “Ulisse” per ClassiCon ritrova infatti l’elegante semplicità del Modernismo. Non mancano poi le sorprese tipologiche, parlando ad esempio di sedute da Kartell, con “Largo” di Piero Lissoni, viene proposto il primo vero divano nella lunga storia di quest’azienda leader, mentre da Segis Bartoli Design configura una panca in alluminio in cui fitti schienalini trapezoidali ricordano iceberg in galleggiamento. Interessante, e in qualche modo “riassuntiva”, l’operazione “Sofa in Sight” dell’azienda inglese SCP che ha chiesto a sei tra i suoi celebri designer (Michael Anastassiades, Konstantin Grcic, Faudet- Harrison, Matthew Hilton, Lucy Kurrein, Terence Woodgate) di porsi contemporaneamente il quesito su cosa debba oggi rappresentare un divano: assai coinvolgenti, e differenziate, le risposte. Per concludere, sempre più frequenti appaiono i passaggi dal SaloneSatellite, vera fucina per il giovane design, ai cataloghi delle grandi aziende. Vediamo ad esempio, da Living, il norvegese Mikael Pedersen (1983) con il suo tavolino (“Imago”) dalla forma a doppia goccia.