Romanzo criminale

dicembre 4, 2007 in Cinema da Redazione

Romanzo criminaleGli anni di piombo. Una pagina nera della storia italiana, pagina ancora lontana dall’essere chiusa, pagina di misteri non risolti e di vittime devastate che urlano il diritto di essere non vendicati, ma per lo meno compresi. Piazza Fontana, stazione di Bologna, piazza della Loggia a Brescia. Le prime ed eclatanti stragi che tutti noi conosciamo, con i segreti di stato evidenti, i politici che si nascondono dietro capri espiatori condannati per colpe più grandi di loro, per un disegno immenso e, forse, ancora attivo. Si conosce troppo poco di tutto questo. Il governo populista in cui siamo immersi non aiuta a ricordare. Gli adulti sono ancora colmi di rabbia per la loro gioventù strumentalizzata e i giovani sono troppo convinti di avere superato il momento grigio per interessarsene. Eppure era ieri che neo fascisti e comunisti si scontravano per le vie di Milano, Bologna, Roma. Era ieri che la guerra civile dilagava per le strade d’Italia. Era ieri che giovani morivano per niente, per avere staccato un adesivo dell’MSI o per essere passato in una via “comunista”. Che rimane oggi di tutto questo? Qualche libro, qualche intervista di chi, allora, c’era. E qualche film, come “Romanzo Criminale”, di Michele Placido. Dopo il suo precedente flop il regista si è ripreso (presente nella pellicola in un cameo, nella parte del padre di Freddo) trasportandoci nella vita di alcuni partecipanti alla vita di strada degli anni settanta. La storia, tratta da un romanzo, è ispirata alle vicende della bada della Magliana, che troviamo invischiata nei fatti più tragici e cruenti degli anni settanta-ottanta. Era una banda specializzata in sequestri, ma padrona del giro della droga, della prostituzione e con larghe conoscenze tra Mafia e Governo, alleata alla P2 e in qualche modo collegata alle varie stragi.

Freddo, Libano, il Nero e Dandi sono quattro piccoli delinquenti di Roma. Decidono di compiere un gesto un po’ più ardito e rapiscono un miliardario per il riscatto. Decidono poi di riutilizzare questo denaro per comprare merce (droga) da rivendere e cominciano una guerra con i boss della città. Così facendo, diventano i padroni indiscussi della capitale italiana, agendo indisturbati. L’unico che cerca inutilmente di fermarli è un capo della polizia che ancora crede nell’irreprensibilità dello Stato. Ma, come ormai si sa, in quegli anni era in atto la cosiddetta strategia della tensione: gruppi dell’estrema destra (ma anche dell’estrema sinistra) venivano utilizzati per compiere atti tragici che lo Stato desiderava che accadessero. Insomma, il Governo promuoveva, appoggiava e copriva (con l’aiuto di servizi segreti italiani ed americani) ogni atto che potesse destabilizzare la sicurezza nazionale in modo da provocare una ribellione popolare da sedare con la repressione e quindi con un governo semi-dittatoriale. Oppure per dare più forza al governo centrale (L’eterna DC). La banda della Magliana non si ritrovò certo immune. Organizzata com’era, poteva vantare di grandi capacità manuali, di potenzialità nei mezzi. Agivano per un loro tornaconto, ma erano sicuramente manovrati dai grandi burattinai che “guidavano” l’Italia.

Placido, a mio parere, mostra del fegato in questo film. Tolto il fatto che la regia sia ottima, gli attori davvero capaci (abbiamo Kim Rossi Stuart che, come sempre, mostra doti innate), la colonna sonora varia e a tema, certe scene sono molto coraggiose. Parlando del sequestro di Moro, Placido ci mostra come potrebbero essere andati gli accadimenti. Aldo Moro venne trovato, le Br avrebbero potuto essere sventate, una vita poteva essere recuperata. Andreotti o chi per lui chiese alla Magliana di trovare il covo. E ci riuscirono. Ma, nonostante ciò, un ordine dall’alto evitò che le indagini fossero concluse e lasciarono Moro nelle mani degli aguzzini. Assistiamo quindi a un “agente dello stato” (ignaro ci è il suo reale compito, in realtà) che spegne il suo entusiasmo del ritrovamento e non pone domande. “Ho solo eseguito gli ordini”, non è così che si dice?

Da brivido l’inserimento di scene di repertorio del ritrovamento di Moro all’interno del film. Ci ricorda che, sì , si tratta di un romanzo, ma che tutto questo è già accaduto. Queste scene non dobbiamo dimenticarle. E, nel caso tu sia troppo giovane per poterle avere vissute sulla tua pelle, eccoti il documento. Non sei convinto che Aldo Moro potesse in qualche modo condizionarti la vita? Allora Placido calca la mano. Così, mentre il Freddo si trova a Bologna per un suo affare PRIVATO, ecco l’inquadratura all’orologio. Segna le dieci e 24… Noi spettatori non riusciamo a renderci conto, stiamo cercando di calcolare in che anno siamo, quanto tempo sia passato dal rapimento Moro… Quando un’esplosione interrompe i nostri ragionamenti. E’ il 2 agosto del 1980. La strage è appena avvenuta. Abbiamo l’onore e il terrore di poterla guardare come se fossimo davvero là, scampati all’eccidio per miracolo, girovagando tra mani, pezzi di corpi, urla, sirene. E per tutti quelli che a Bologna ci vivono, questa immagine deve essere ancora più sentita. Nelle strade in cui camminiamo ogni giorno, persone sono morte per niente, per il potere dei già potenti, per la stoltezza di ragazzi manovrati, convinti di ferire in realtà il governo che li stava maneggiando. Il Freddo, trovatosi li per caso, si reca in un negozio di abbigliamento, acquista un nuovo vestito per levarsi di dosso quella polvere di morte. Torna a Roma e parla con il “Capo” dell’organizzazione, il Libano. Non ci sta più, non ne vuole più sapere di questi accadimenti. Non gli è piaciuto ciò che ha visto a Bologna ed è convinto che la banda sia invischiata. La storia, almeno nel film, gli darà ragione. Nell’agendina del capo, infatti, troveranno annotati strani nomi e strane date, tra cui un omicidio a Novellara e la data 2 agosto. Visto oggi, fa bruciare l’anima. Come è possibile che il popolo italiano si sia lasciato guidare nel decadimento più completo?

Dopo l’accaduto, per la banda le cose cambiarono. Cominciarono le faide personali, gli attentati vicendevoli, le vendette atroci. Macchine esplose, omicidi alla luce del sole, con la polizia che sapeva ma guardava. Tutto faceva comodo. Non conveniva mettersi contro una banda che, ripeto, poteva fare da fedele servitore allo Stato che tutto vede e che tutto vuole. I componenti della banda, nel film, periranno tutti. Uccisi dalle mani dei presunti amici e fratelli. Lo Stato? Lo Stato vincerà. Il Freddo, l’unico disposto a parlare e a dire nomi e cognomi di tutti i politicanti invischiati, verrà ucciso dal fedele servitore del potere e tutto sarà insabbiato.

Da vedere per un ripasso generale della nostra storia recente.

di Alice Suella