Roberto Panetto, un salesiano in Cambogia

febbraio 1, 2002 in il Traspiratore da Redazione

25339[Nel numero precedente abbiamo pubblicato un reportage sulle opere educative ed umanitarie dei missionari salesiani in Cambogia. Le richieste di approfondire il tema sono state numerose, per cui ospitiamo con gratitudine i racconti diretti di Roberto Panetto, uno dei principali attori della Don Bosco Foundation della Cambogia.]

Roberto, quando hai iniziato la tua missione in Cambogia?

Prima ancora che in Cambogia, iniziai ad operare in Thailandia. Eravamo missionari a Bangkok quando, durante gli anni dal 1987 al ’89, avvertimmo, nella vicina Cambogia, il pericolo rappresentato dall’instaurazione al potere del generale Pol Pot, avvenuta in seguito ad un colpo di stato. Essa provocò, infatti, l’interruzione di quel clima di ripresa economica e sociale che, da diversi anni, era andato diffondendosi in tutta l’area sudorientale asiatica.

Nella limitrofa Thailandia, si rifugiarono almeno novecentomila persone provenienti dalla Cambogia; vennero sistemate in quattro campi profughi, in cui i volontari potevano avere accesso dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio. A partire dal 1989, fui incaricato di tenere corsi professionali ai giovani cambogiani che vivevano nei campi profughi lungo il confine tra i due paesi. Grazie all’aiuto apportato da almeno una cinquantina di istruttori, ex allievi della scuola di Bangkok, dove iniziai il mio insegnamento, riuscii a gestire almeno sei centri professionali, in cui addestrai oltre tremila allievi in automeccanica, saldatura, elettricità e tipografia.

Nel momento in cui per i profughi cambogiani si crearono le possibilità per un rientro in patria, sono stati gli stessi giovani a chiedermi di andare in Cambogia con loro. E’ stato così che la Provincia Salesiana in Thailandia ha promosso la nascita della Don Bosco Foundation of Cambogia, in favore della formazione professionale dei cambogiani.”

Immagino che i primi tempi, in un paese devastato dalla guerra civile, siano stati molto duri.

I salesiani sono giunti in terra cambogiana nell’estate del 1990, quando la guerra era ancora nell’aria. Soltanto con infinita costanza e diplomazia, nel periodo compreso tra l’estate del 1990 e il ’91, noi salesiani potemmo iniziare ad apportare aiuti in direzione di una progressiva ricostruzione, non soltanto economica, ma anche culturale del Paese.

Subito nel 1990, in seguito al progressivo rimpatrio dei cambogiani, prese comunque avvio l’assistenza tecnica, in particolare rivolta ai settori della motoristica, della tipografia, della carpenteria e dell’elettricità. Nell’ambito della tipografia è stato dato grande rilievo alla traduzione e stampa di libri tecnici, tra cui almeno una ventina hanno riguardato l’automobilistica, la stamperia e la saldatura; alcuni sono anche stati utilizzati in altre istituzioni di formazione tecnica in Cambogia.

Ci furono difficoltà burocratiche?

Ovviamente tante, ma per fortuna accanto a me avevo don Visser, un prete belga che sfidò autorità e avversari, comperando dal governo un appezzamento di terreno alla periferia della capitale; dapprima infatti ci stabilimmo in un albergo, a Phnom Penh.

Nel ’91 il Ministero dell’Educazione approvò il progetto per la costruzione e la gestione della Scuola Tecnica di Phnom Penh (in foto), per la quale sono stati forniti anche aiuti da parte di olandesi, belgi e altri organismi privati.

A breve decidemmo di comprare un orfanotrofio governativo, che ben presto fu trasformato nella scuola più grande della nazione; ad inaugurarla fu addirittura il primo ministro dei Khmer Rossi, allora al potere, il 31 gennaio del 1994.

Dopo dieci anni di instancabile missione, qual è l’attuale situazione?

Oggi in Cambogia sono attivi quattro centri di addestramento per ragazzi, due scuole di orientamento professionale rivolti alle ragazze, due scuole tecniche e un centro di alfabetizzazione, dedicato a quei ragazzini che vivono nelle fornaci, anche note come “case dei mattoni”.

Oggi uno dei maggiori progetti promossi dalla Don Bosco Foundation, diretta da John Visser, si rivolge all’istruzione e alla formazione professionale verso quei giovani cambogiani che solo in questo modo possono uscire dalla attuale situazione di dipendenza e di ricatto in cui vivono, fatta di prostituzione, delinquenza e spaccio di droga.

Gli interventi sono e sempre più saranno concentrati nel settore della meccanica e della saldatura, che verranno potenziati con l’inserimento di nuove strutture, onde permettere il raddoppio dei posti-alunno. La formazione avverrà presto anche attraverso nuovi strumenti utilizzati nelle imprese. A beneficiare del progetto saranno più di cinquecento ragazzi di Phnom Penh, che potranno accedere ai nuovi e ampliati corsi di meccanica e saldatura.

Mentre i giovani vengono aiutati professionalmente e avviati così, qualificati, alla ricerca del primo impiego, verranno formati anche nuovi educatori e i quadri locali potranno diventare istruttori o insegnanti. Sei cambogiani potranno, infatti, con opportune borse di studio, seguire un corso di specializzazione nella scuola tecnica di Bangkok per la durata di tre anni, dopo il quale potranno insegnare nella Dts della meccanica e saldatura.

Il Traspiratore – Numero 33

di M. Martellotta