Rigoletto al teatro Regio

ottobre 28, 2013 in Net Journal, Primo Piano, Spettacoli da Marcella Trapani

Cecconi1_Rigoletto Teatro Regio_2013Per celebrare i duecento anni della nascita del maestro Verdi il Teatro Regio presenta, oltre al Simon Boccanegra, l’opera con cui si è inaugurata

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la nuova stagione lirica, due opere classiche del repertorio verdiano, Rigoletto e La Traviata.
Abbiamo avuto l’opportunità di assistere alla messa in scena del Rigoletto, messo in scena con la regia di Fabio Banfo e la direzione d’orchestra di Donato Renzetti.
Si tratta dell’allestimento che nel 2011 vinse il Concorso “La creatività all’opera”: ottenne il premio la squadra formata dal regista (e attore) Fabio Banfo, dalla costumista Valentina Caspani e dallo scenografo Luca Ghirardosi che ritroviamo nell’edizione 2013, con la ripresa della regia di Anna Maria Bruzzese.
Il personaggio principale del melodramma, Rigoletto, è interpretato dal baritono David Cecconi; questo ruolo è strettamente legato alla sua carriera: Cecconi ha infatti debuttato nel 2006 proprio come Rigoletto e nello stesso anno lo ha interpretato nuovamente sotto la direzione del maestro Daniel Oren.
Gilda, la figlia dello storpio buffone, è il soprano Barbara Bargnesi (in sostituzione di Rosa Feola). Nell’aprile 2005 ha vinto il premio F. P. Tosti al Concorso internazionale di canto lirico. Ha frequentato l’Accademia Rossiniana sotto la guida del M° Albero Zedda , grazie alla quale ha poi interpretato il ruolo di Corinna ne Il Viaggio a Reims, nell’ambito del Rossini Opera Festival di Pesaro. È stata Barbarina ne Le nozze di Figaro di W. A. Mozart presso i teatri del Circuito Lombardo.
Il tenore nuorese Pier Pietro Pretti è il bieco Duca di Mantova che seduce Gilda e ne causa inconsapevolmente la morte. Nel 2012 ha già cantato a Torino in questa produzione di Rigoletto, mentre nel 2013 è stato Alfredo ne La Traviata.
Rigoletto è un’opera basata sul dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (1832), proibito dalla censura in Francia perché descriveva la figura di un re libertino, coincidente con quella di Francesco I. Per eludere i divieti della censura, che non permetteva di mettere in scena un sovrano privo di scrupoli e del tutto disinteressato alle sorti del suo popolo, Verdi ricorse allo stratagemma di trasporre la vicenda narrata dal romanziere francese nella Mantova del XVI secolo e di mutare il rango del personaggio da sovrano a duca. Aveva mantenuto invece, insieme al fidato librettista Francesco Maria Piave, la caratteristica del protagonista Rigoletto, gobbo come lo era il protagonista del romanzo di Hugo.
In realtà la chiave dell’opera è tutta nella maledizione che Monterone lancia contro Rigoletto nel corso di una festa poiché il buffone lo schernisce mentre egli scagliava la sua invettiva contro il Duca, impunito seduttore della figlia. Il titolo originario infatti era La maledizione perché è intorno ad essa che ruota la vicenda umana di Rigoletto e di sua figlia. Il titolo però fu considerato come esprimente un concetto blasfemo e il maestro dovette cambiarlo. Come egli stesso ebbe modo di affermare

Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla sua figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone, mi sembra morale e grande al sommo grado (Lettera del 3 giugno 1850).

Biglietteria:
Teatro Regio
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