Riflessioni da Serial Killer

gennaio 18, 2008 in Medley da Redazione

Serial Killer“Ho ucciso mio marito”.

E’ Milena Quaglini che parla, al telefono con il commissario di polizia di Stradella. E’ spaventata e molto agitata e probabilmente non sa bene che cosa fare. Per questo chiama le forze dell’ordine. Arrivano poco tempo dopo, trovando Milena ancora al telefono con il commissariato, le bambine in salotto a giocare e, sul balcone, Mario Fogli. Morto, strangolato dalle corde delle persiane.

Milena Quaglini racconta che il suo matrimonio era torbido e violento. Mario non lavorava, beveva e la picchiava. Quella sera non sa cosa sia accaduto ma, mentre dormiva, lo ha legato. Voleva solo spaventarlo, non ucciderlo. Ma si era svegliato, aveva reagito violentemente. E lei aveva stretto di più, sino a soffocarlo.

E’ il 2 agosto del 1998 e tutto sembrerebbe potersi concludere qui.

Invece no. Proprio da qui ogni cosa ha inizio.

Milena Quaglini viene condannata a 14 anni di reclusione per uxoricidio. Ma è proprio in quel periodo che viene trovato il cadavere di Angelo Porello. Dentro alla sua concimaia, rinchiuso da qualche giorno.

Angelo Porello non è una brava persona. Ha appena finito di scontare sei anni per violenze sessuali sulle figlie e la moglie. Solo sei anni, aggiungo io.

Ed è legato a Milena. Vengono trovate delle lettere della donna nella sua abitazione, risalenti ai giorni di prigionia. Ed è lei stessa a raccontare che stava per andare a vivere con lui. Aveva risposto a un annuncio sul giornale (di quelli in cui scrivono “cerco donna per relazione e poi si vedrà) e stavano conoscendosi. Lo aveva visto due volte, poi basta.

In realtà, le cose sono andate diversamente. I due stavano frequentandosi. Lei aveva spostato alcune cose anche a casa sua. Vengono trovati suoi medicinali in casa dell’uomo. E capelli nel letto.

E Milena, messa alle strette, è costretta a dire la verità.

Era a casa di Angelo. Avevano cenato insieme. Dopodichè lui aveva voluto che si mettesse particolare biancheria e voleva fare sesso con lei. Milena si era rifiutata e Angelo l’ha violentata. Due volte. Alla terza, lei riesce ad alzarsi per preparare un caffè. Scioglie al suo interno 20 pastiglie del tranquillante che era solita prendere. Angelo lo beve. Poi sviene.

Milena riempie la vasca da bagno e lo immerge. Lo lascia qualche tempo e quando va a vedere cosa è accaduto, trova escrementi e vomito. Porello è morto. Lei lo infila nella concimaia e lo lascia lì.

Fino al ritrovamento della polizia.

Continuava a spedirgli lettere per fingere di non sapere della sua morte. Per non esserne incriminata.

E poi c’è il fatto di Giusto Della Pozza. Un vecchio fattaccio di cui era stata testimone, tempo addietro. Giusto era un uomo da cui lavorava. Un anziano, da cui andava a fare dei lavoretti o a tenere compagnia. Gli aveva chiesto quattro milioni di lire. Un giorno, Giusto vuole riavere tutti i soldi. Insieme. E, visto che Milena non può, le ordina di saldare il debito in natura.

Giusto comincia ad essere violento e Milena si difende. Prende una lampada e gliela rompe in testa. Milena finge di entrare e trovarlo steso morto. E, anni prima, ci credono.

Ma oggi Milena è un’assassina e la versione quindi viene ribaltata. E’ imputata anche di omicidio per Giusto. Non è più legittima difesa.

E le perizie psichiatriche? Non dicono niente di allarmante. Milena Quaglini è perfettamente cosciente nei momenti degli omicidi. Insomma, è capace di intendere di volere. Senza Dubbio. Quindi è una serial Killer fredda, cinica.

16 ottobre 2001. Milena Quaglini si suicida, in carcere. I processi sono ancora in atto e lei sa che non potrà cavarsela con poco.

Perché vi parlo tanto di questa Milena? Cosa mi ha colpito? Cosa voglio da lei o da voi che leggete?

Semplicemente difenderla. Ho scoperto della sua esistenza leggendo il libro “Serial Killer” di Carlo Lucarelli.

Lucarelli, alla fine del capitolo, afferma che non si comprende cosa, un giorno, sia scattato nella mente di Milena. Perché ha reagito tanto violentemente? “Le vere ragioni che hanno spinto Milena Quaglini a uccidere, a uccidere ripetutamente, sono e rimarranno per sempre sconosciute”. E poi come mai ha avuto tanta decisione nell’ammazzare, in modo così preciso, crudele? Le sue vittime, scrive, hanno subito anche il maltrattamento “Psicologico”. L’umiliazione, dopo la morte. Perché Porello nella concimaia, in fondo se non per disprezzo?

Le vere ragioni sono chiare a tutti. A ogni persona che cerca di osservare la sua vita da vicino.

Personalmente, non riesco a vedere Milena come un Serial Killer. Ma anche il connotato di assassina non le si addice.

E’ vero, tre persone sono state uccise. E’ vero, non ha avuto la minima pietà per loro. D’altra parte, perché avrebbe dovuto averla? Erano uomini cattivi, che l’avevano violentata e picchiata e minacciata. Non ci vuole certo un genio per comprendere che Milena sarà stata stanca. E che, una sera, ha finalmente reagito.

Nell’unico modo possibile: uccidendo quegli uomini. Non perché li sceglieva accuratamente o perché provava gusto con la morte. Semplicemente per giustizia, per difesa.

La freddezza può essere spiegata in mille modi. Non so effettivamente come potrei reagire io, in seguito ad avvenimenti del genere. Magari sarei ancora più metodica. Magari taglierei i corpi e li scioglierei nell’acido. Magari li butterei nel fiume. O magari chiamerei semplicemente le polizia.

Credo che decidere cosa sia “normale” o “anormale” in situazioni così estreme sia impossibile.

Milena Quaglini è stata una vittima di tutti gli uomini che hai incontrato. Sin da bambini aveva vissuto nel terrore.

Prima o poi, una persona, scoppia.

Ma i veri mostri sono quegli stessi uomini che, impuniti, facevano di lei ciò che desideravano.

Per una volta, hanno avuto una condanna. Esemplare.

di Alice Suella