Questo è il giardino

ottobre 26, 2005 in Libri da Sandra Origliasso

Titolo: Questo è il giardino
Autore: Giulio Mozzi
Casa editrice: SIRONI Editore
Prezzo: € 13,50
Pagine: 121

Cos’hanno in comune un fattorino, un ladro, un vecchio avventuriero e un magistrato? Sicuramente un’esistenza da esiliati, isolati nella propria dimensione quotidiana banale e scontata.

In “Questo è il giardino” Giulio Mozzi si dimostra interprete di un decennio complicato dove a farla da padrone sono l’incertezza lavorativa, la paura dei sentimenti e tangentopoli.

Leggendo l’intero volume si coglie la sensazione che ogni vicenda si sia intrecciata o stia per intrecciarsi con la storia precedente. Forse perchè nelle pagine di questa raccolta abita una generazione difficile da raccontare, accomunata da un sentire che oscilla fra l’ambizione e l’incapacità di affrontare la vita con coraggio. Situazione che si riflette sui personaggi simili a larve in attesa – non in cerca – di un evento che li trasformi in persone soddisfatte e vive.

Questi mezzi personaggi si muovono dentro un’ epoca, gli anni Novanta,pregna di tensioni e rivalità, in cui chi è incapace di agire è destinato a soccombere. E’ il caso de il racconto “L’apprendista” dove il protagonista investe tutto il suo tempo nell’obbiettivo di diventare operaio. Ma alla fine viene fuori il suo dramma: non adatto al lavoro di fabbrica è destinato a non entrare nel gruppo e a fare il fattorino a vita. Il lavorio incessante dell’officina è narrato con fraseggiare piano e lineare, come nell’incipit: “E’ fine giugno, non sono ancora le otto di mattina e fa già caldo” . Incerto nei sentimenti appare, invece, Mario il protagonista di “Treni”. Il treno è un luogo eletto, rassicurante, simile ad un utero dove nulla di spiacevole può accadere. Ma è anche l’ambiente in cui i dubbi si fanno più pressanti e i pensieri vagano impertinenti. Ne viene fuori una sintassi spezzata ricca di virgole, di espressioni dubitative, di ripetizioni come in questo passaggio: “Non so nemmeno se le manco così tanto, se la mia mancanza, o la mancanza di quella cosa di me che lei vorrebbe, sia una mancanza vitale, o una mancanza sopportabile. Tutte le volte che ho creduto di essere indispensabile, ero inutile, o di troppo. Tutte le volte che mi sono allontanato, ero necessario e desiderato”.

Raccapricciante e triste è, infine, “F.” racconto che chiude il libro. Il protagonista è un magistrato costretto a vivere la propria vita rinchiuso in una stanza e sotto scorta. Inevitabile non pensare alla strage di Capaci allo slogan “mani pulite” tanto ricorrente all’inizio degli anni novanta.

La riedizione di questo libro, pubblicato nel 1998 da Mondatori, precede l’uscita di un nuovo romanzo da titolo provvisorio “Discorso intorno ad un sentimento nascente”.

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di Sandra Origliasso