Prigioni di libertà

aprile 19, 2005 in Spettacoli da Simona Margarino

La cavalcata selvaggia«Yol è viaggio, è avvoltoio, è un lungo lamento» (Carlo Grande, La cavalcata selvaggia)

Dai momenti di prigionia nel campo di Yol, India, sono passati più di sessant’anni (si parla del periodo che va dal 1941 al 46), eppure ancora vive sono le reminiscenze degli Italiani sopravvissuti all’isolamento di quel luogo e a una natura a dir poco selvatica. Proprio di questo vuol rendere conto il documentario “Prigionieri della libertà” di Fredo Valla, prodotto dalla Pubbliviva di Giorgio Vivalda per Prealpina e proposto il prossimo 21 aprile alle ore 11 presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Le tracce che l’autore ripercorre tra fotografie rubate in clandestinità, interviste agli ormai anziani protagonisti e loro vecchi disegni schizzati durante le marce forzate sono orme di una storia spesso sepolta sotto la neve, forse per dimenticare più in fretta. Il secondo conflitto mondiale, d’altronde, non divampò soltanto nel ventre nell’Europa, ma allungò le sua braccia fino a ghermire posti remoti e prima mai neppure sentiti: Hiroshima, Pearl Harbor, perfino Yol, uno dei distanti avamposti dell’Impero Britannico, nel Panjab, ai piedi dell’Himalaya e a un niente dall’Afghanistan. Punti ai margini, a far da orlo al grande ricamo alla guerra, indispensabili a rifinirla.

Il film, realizzato con una Sony 1000 e lungo 55 minuti, in qualche modo rappresenta un completamento o, addirittura, una proiezione visiva di alcune pagine del libro “La cavalcata selvaggia” del giornalista de La Stampa Carlo Grande ( http://www.traspi.net/notizia.asp?IDNotizia=6062), con cui lo stesso Valla ha intrapreso questo viaggio della memoria e della testimonianza da Dehli a Yol, al Ladakh, al lago Moriri sulla frontiera del Tibet. Come due fratelli a braccetto.

Le immagini sono specchio di una natura immensa, di montagne che incutono timore o ispirano libertà, di acqua che riflette quiete o suggerisce pericoli, di umanità ai confini di tutto. In mongolo lo stesso termine Yol indica il gipeto, un rapace diurno detto anche gipeto barbuto per il ciuffo di peli neri e setolosi che ne addobbano il capo. E così la valle omonima che esso popola, ossia quella che “ospitò” i POWs (Prisoners Of War) e i loro guardiani, sembra ricordarci che gli avvoltoi, in questa terra, sono sempre dietro l’angolo. Magari nascosti sotto una barba rassicurante.

“Prigionieri della libertà”, film documentario

21 Aprile – Ore 11.00

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – via Modane, 16 – Torino

Partecipa Lido Riba, ex.Vice-Presidente della Regione Piemonte

Il film documentario è a cura di Fredo Valla

durata: 55′

produzione Pubbliviva di Gorgio Vivalda per Arealpina

La Cavalcata Selvaggia

L’impresa in Himalaya di un uomo che seppe inginocchiarsi senza piegarsi

autore: Carlo Grande

Ponte alle Grazie, 2004 – 260 pag. – 13 Є

http://www.traspi.net/notizia.asp?IDNotizia=6062

di Simona Margarino