perturbazióne

ottobre 2, 2005 in Spettacoli da Stefano Mola

perturbazioneSabato 2 ottobre siamo andati ad ascoltare i perturbazióne a Saluzzo. Cornice autunnale. A girare tra le pareti cariche di storia del centro storico ci si aspetta che da una porta all’altra escano dame e cavalieri, impegnati in affari, amori e misteri. Non avendo però incontrato né gli uni né le altre, siamo entrati nel Teatro Politeama Civico, sede dei concerti de Canto delle parole, platea e galleria, poltroncine rosse, palco. Parterre assai vario. Alla nostra destra quattro madamine bene, di quelle che non ti aspetti a pogare, per esempio. Così come non ti aspetti davanti a te un passeggino con relativo infante biondo, iniziato con tempismo forse eccessivo alla musica del suo tempo. Poi anche gioventù, moderatamente alternativa.

E poi i perturbazióne. Avevamo per loro una curiosità da quando li abbiamo sentiti mesi fa a RadioTre eseguire quella canzone secondo noi bellissima che è Agosto. Premesso che ci occupiamo principalmente di libri e parole scritte in genere, proviamo a spiegare che cosa fanno. Una delle cose che ci piacciono di più è la formazione. Perché oltre i canonici basso-batterie-duechitarre-voce, c’è il violoncello di Elena Diana. Questo strumento ci piace moltissimo, per il suo timbro morbido, profondo, malinconico, assai vicino alla voce umana. È forse lo strumento che tra tutti richiede all’esecutore il rapporto più fisico, per quell’avvolgimento di gambe e braccia (basti pensare a quella scena de Le streghe di Eastwick in cui Jack Nicholson spiega a Susan Sarandon il modo migliore per approcciare il violoncello).

L’interazione tra violoncello e basso-batterie-duechitarre secondo me è perfetta, sia nelle canzoni lente, sia in quelle più scatenate. Fa come da ponte emotivo, rimanda sempre ad altre atmosfere anche nei pezzi più veloci. Echi di Eleanor Rigby: nell’antico spartiacque musicale beatles contro rolling stones, è più facile inserirli nella discendenza dei primi, per le atmosfere sognanti, per alcune derive ironico-esistenziali, per le storie d’amore sospese raccontate per ellissi (anche se in questo si inseriscono pienamente nella tradizione della canzone italiana d’autore). Molto intensa e sempre perfettamente centrata nelle sfumature interpretative la voce di Tommaso Cerasuolo (meglio al canto che nelle parole introduttive). Molto bene anche Gigi Giancursi (chitarra), Stefano Milano (basso), Cristiano Lo Mele (chitarra), Gigi Giancursi (chitarra).

Insomma, ci sono piaciuti molto: giusta quindi la scelta del Premio Grinzane di includerli nell’edizione 2005 de Il Canto delle parole. Anche perché abbiamo scoperto una canzone in cui possiamo specchiarci. Per la precisione, in questi versi: Il senso della vite/nasconde un gran mistero/prendiamo tre minuti/per veder se c’è del vero/si avvita in senso orario/si sviterà al contrario/io svito e lei si stringe/arcano enigma della sfinge/sarà che son negato/al lavoro manuale/lo zen e l’arte di chiamare/presto un falegname. Di Agosto poi possiamo solo dire che come adolescenti la stiamo ascoltando ossessivamente dopo aver comprato il disco.

Prossime occasioni di ascoltarli? Be’, se per caso il 7 ottobre passate da Modena, c’è una cosa molto interessante. All’interno della manifestazione Due giorni per raccontare la città (promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e da HoldenArt) i Perturbazione mettono in scena uno spettacolo accompagnati da alcuni ospiti d’eccezione Manuel Agnelli (Afterhours), Francesco Bianconi (Baustelle), Offlaga Disco Pax, Emidio Clementi (Massimo Volume, El Muniria). Per riscoprire come sono state raccontate le città italiane dalla canzone italiana negli ultimi 30 anni. Il concerto sarà come un lungo racconto, in cui si alterneranno canzoni e reading musicali, alcuni dei quali attraverso un lettore virtuale esclusivo: Alessio Bertallot. Per le altre date, fate un giro nel loro sito: c’è anche un blog.

di Stefano Mola