Persecuzione

agosto 7, 2012 in Libri da Stefano Mola

Titolo Persecuzione
Autore Alessandro Piperno
Editore Mondadori
Pagine 351
Prezzo 17,00 €

Inseparabili, romanzo con cui Alessandro Piperno ha vinto il Premio Strega 2012, chiude il dittico aperto con Persecuzione, riuscendo a darci un’opera perfettamente autonoma, e nel contempo a chiudere tutti i conti lasciati aperti nell’opera precedente.

Se Persecuzione si era chiuso con la morte di Leo Pontecorvo, luminare della medicina, affogato in dieci centimetri d’acqua nel sotterraneo della sua magnifica casa dell’Olgiata, dove si era autorecluso a seguito di una (falsa) accusa di pedofilia, Inseprabili riprende il filo seguendo le vicende dei suoi due figli ormai grandi e (quasi) autonomi nel mondo.

Quasi autonomi perché una delle tesi di fondo del romanzo mi sembra proprio l’impossibilità di liberarsi dalle inestricabili radici familiari, cosa che se vogliamo proietta Piperno nel solco della letteratura ebraica mondiale – pensiamo a Philip Roth per esempio)

Ma torniamo (brevemente) alla storia. Il primogenito, Filippo, dopo un lungo periodo neghittoso, sembra accedere ai fasti dello star system per aver realizzato un cartone animato che viene premiato a Cannes. Il fratello minore, Samuel, quello che riusciva sempre bene in tutto, è diventato un finanziere in carriera. Esteriormente il suo successo pare totale, coronato anche da un imminente matrimonio. Matrimonio bianco, perché ormai da anni Samuel non riesce a far sesso con la fidanzata.

E qui veniamo da un altro grande tema del romanzo, la sessualità. Troppo presente? Sicuramente non assente, anche se non si scade mai nel gratuito, nel volgare fine a se stesso. Probabilmente la sua forte presenza è necessaria per un’operazione fondamentale che la scrittura di Piperno compie: lo scavo analitico e impietoso dietro la facciata borghese. Un’operazione accanita, fatta di frasi lunghe, con accumulazione di aggettivi. Se non è la sessualità a trovarsi nel pieno della palude vischiosa che sta al di là del muro della nostra rispettabilità, cos’altro? La sessualità che dovrebbe essere atto animale, quindi istintivamente facile, e che invece riassume le nostre nevrosi.

Più che un’opera di costruzione, Piperno nei confronti dei suoi personaggi opera una attenta decostruzione. In questo sta il valore e il fascino della sua prosa, nonché nel sapere esaminare con esterma precisione due aspetti ben preciso dell’esistenza.

Il primo è quel momento decisivo e inaspettato in cui ci si trova di fronte alla propria caduta, ai propri limiti, all’incapacità di assumere fino in fondo le nostre responsabilità.

Il secondo, la debolezza di crogiolarsi nelle situazioni di comodo, che non sono necessariamente quelle che fanno il nostro bene, ma le più facili da affrontare, come se assumersi su di noi il peso della

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nostra potenziale felicità non potesse pareggiare il valore della felicità stessa.

Del resto della trama non ci sembra il caso di dire. Pur non essendo un thriller, ha un suo meccanismo interno troppo godibile per essere anche solo rivelato. Per non parlare di un finale perfetto (che non sempre si trova nella narrativa contemporanea, purtroppo).