Parma ed il gusto: binomio tra cibo ed arte

marzo 10, 2007 in Medley da Redazione

Il 16 marzo convegno sul gusto o “art de vivre” a Parma. Ne parlano Grillo Dorfles, Enzo vizzari, Carlo Ossola e Franco M. Ricci ed altri ancora..

A Parma tutto, da sempre è gusto. La sensibilità umanistica per il bello e il buono ha plasmato nei secoli un habitat urbano e umano privilegiato, così irresistibilmente provinciale e cosmopolita al tempo stesso da diventare mitologia.

Qui il gusto si esprime nel piacere del cibo come nell’art de vivre, e da vita ad un’autentica «civiltà del bello». L’insediamento dell’Autorità Alimentare Europea è solo l’ultimo tributo al posto che questa storia e identità occupano nell’immaginario contemporaneo.

Ne discutono il critico d’arte e studioso di estetica Gillo Dorfles, lo storico della filosofia Tullio Gregory, il filosofo Francisco Jarauta, lo storico della letteratura e comparatista Carlo Ossola, l’editore Franco Maria Ricci, il critico d’arte e già direttore dei Musei del Louvre Pierre Rosenberg, lo chef Davide Scabin del Combal.Zero di Rivoli (Torino), Luciano Scala, direttore generale per i Beni Librari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il direttore delle guide enogastronomiche de L’Espresso Enzo Vizzari.

  • “Del Gusto” a cura di Carlo Ossola

    Nel mondo biblico il «gusto» è assai prossimo alla visione divina: «gustate et videte quoniam suavis est Dominus» (Ps., XXXIII, 9); lo confermano, in età barocca, mistici e teorici dell’estasi: la «degustazione della divina dolcezza» (Sandaeus, 1640) pertiene al «dono della Sapienza, della quale è cognizione sperimentale e pratica».

    Un secolo dopo, nel Traité de l’âme di La Mettrie, il gusto è solo più «impressione» (gradevole o sgradevole) che deriva dalla percezione di sensazioni. Buon gusto o cattivo gusto viaggiano sul sottile discrimine delle abitudini, delle convenzioni, dell’abituale o inabituale, come «l’odore di pergamena bruciata».

    Capita al gusto ciò che accade alla parabola saperi / sapori: i secondi gravano sui primi, sino a che l’Artusi dovrà premettere – a proposito della «Insalata maionese» – che «Certi cuochi di cattivo gusto vi presentano questa insalata composta di tanti intrugli da doversi raccomandare il giorno appresso all’olio di ricino o all’acqua ungherese» (La scienza in cucina).

    Segnale di finezza estetica o di squisito palato, del «buon gusto» rimane oggi un’odorifera memoria, tra guide, sagre, antiche e nuove cucine, sì che talvolta – voltate e rivoltate le mode come la «pizza a libretti» – vien da sospirare, con Gozzano, alle «buone cose di pessimo gusto».

  • Informazioni

    Convegno

    Parma. Gusto. Il gusto come cibo, il gusto come arte

    16/03/2007

    Ore 15.00-18.00

    Presso:

    Casa della Musica,

    piazzale San Francesco 1, Parma

    Ingresso gratuito

    di Redazione