PARIGI – Brasserie Patisserie e Bistrot

settembre 1, 2011 in Viaggi e Turismo da Meno Pelnaso

Un uomo siede al banco, rannicchiato su uno sgabello dall’apparenza fragile.

Stancamente avvolge con una mano enorme e tozza il piccolo bicchiere di vetro massiccio.

Un liquido giallo-verdognolo occupa metà del bicchiere, i pensieri ormai annebbiati l’altra metà.

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Un panino abbandonato giace appassito sul banco.

Neppure oggi avrà la sua giornata di gloria.

La luce arriva radente dalla porta e dalle vetrine aperte e si spande sul pavimento consumato.

Profumo di detersivo per i pavimenti al limone si sta lentamente attenuando grazie alla corrente d’aria.

Tranne l’uomo il locale è vuoto.

Entro e mi siedo ad un tavolo.

Desidero fare colazione e respirare l’atmosfera decantata in tanti romanzi ambientati a Parigi.

È mattina.

L’aria fresca è frizzante ed i rumori della strada entrano ancora lenti ed attutiti.

Una donna arruffata passa davanti alla vetrina per andare a comperare qualche cosa alla “Patisserie” di fianco.

Ripasserà tra qualche minuto con una bottiglia di latte e una baguette sotto l’ascella?

… aspetto …

… infatti! … ormai ho imparato a conoscere certi clichè.

Ma non va da dove è arrivata, cambia improvvisamente direzione.

Entra nella brasserie di fronte.

La signora uscirà più tardi, arruffata come prima ma molto più allegra.

Il traffico aumenta leggermente man mano che passano i minuti.

Sembra di essere al cinema e, mentre guardo fuori, inzuppo il mio croissant caldo nel caffelatte.

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L’uomo appollaiato sullo sgabello non dà segni di vita.

Forse è un pupazzo di cera messo in mostra per pubblicità?

Un rutto soffocato mi fa intendere che non è un pupazzo e riguardo alla pubblicità …

… beh lasciamo perdere.

Il panino sembra avvizzire a vista d’occhio ed ora ha l’aria triste di uno straccio strizzato.

Il locale lascia la sensazione di non essere cambiato molto dal giorno della sua inaugurazione … che deve perdersi nella notte dei tempi.

Con un leggero sforzo di fantasia posso immaginarmi l’ambiente fumoso …

… di una sera nebulosa …

… in un autunno ormai morente più gelido della media.

Un uomo, intabarrato nel suo pastrano, entra e si siede al fondo del locale.

Sottobraccio porta una cartella di cartone da cui sembrano spuntare dei fogli ingialliti ed arricciati.

Si siede ed ordina il “solito” … poi si mette ad osservare la gente seduta lungo il muro e al banco.

La società che popola il bistrot questa sera è in realtà composta dai soliti visi noti, …

… il gestore robusto dall’aria truce, avvolto in un alone di cipolla fritta che cucina e consuma a ciclo continuo, controlla chi ordina e chi si siede al caldo senza consumare, porta un vecchio cappello sgualcito ed unto, a mo’ di corona di un re decaduto …

… il ragazzino con il grembiule sporco, in cui s’inciampa continuamente, raccatta qualche centesimo … e molti scappellotti … servendo svogliatamente ai tavoli, …

… la sorella adolescente che fa la vezzosa con il vecchio uomo con la pipa ed i baffi macchiati di nicotina, che mercanteggia una palpatina ad un orecchio che potrebbe essere di sua nipote …

… l’artigiano che si addormenta riverso sul banco, stanco ed ubriaco per dimenticare di dover tornare a casa dove suocera e figlia lo aspettano al varco per rinfacciargli la vita misera ed i pochi soldi che porta a casa, … che gli sfilano dalle tasche mentre lo scaraventano esanime sul letto.

Quando arrivano le ore piccole il pubblico viene integrato dalle ballerine e dai musicisti del vicino teatro.

Entrano per mangiare un boccone in compagnia dell’impresario o del fidanzato di turno che si pavoneggia di fronte agli ultimi avventori ormai inebetiti dal sonno e dall’alcool.

Ma l’uomo con la cartella di cartone, quando non è in compagnia di qualche amico artista annebbiato dall’assenzio o in compagnia di qualche allegra amica, non rimane ad osservare il vuoto.

Completa con la biacca gli schizzi presi alle danzatrici sul palco o nella sala prove, le donne alla toeletta, i maestri dell’orchestra, ma in realtà viene prevalentemente per osservare.

Si apparta in un angolo per rimanere nascosto, come un ragno sul bordo della tela, a guardare la gente che vive i propri drammi interiori. Sono infatti quelli che finiranno, grazie a poche, magistrali e sintetiche pennellate, sui cartoni preparati che porta sotto il braccio.

Dopo averli venduti tornerà con le tasche piene di soldi da svuotare sul banco.

Una mano unta penserà poi a farli cadere nella scatola di legno di fianco a quella del pane …

Un foglio scivola dalla cartella e finisce sul pavimento …

… rappresenta una donna ed un uomo seduti di fronte ad un bicchiere d’assenzio …

… non si guardano, ciascuno immerso nei propri pensieri …

… lei intristita da una vita insoddisfacente, lui con la bombetta rovesciata indietro mentre osserva il panino abbandonato sul banco fuori dal campo visivo dell’osservatore.

… chissà se è proprio lo stesso panino fiacco riverso sul banco che sto osservando anch’io …

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso