Pane e Acqua Aspettando Terra Madre

Ottobre 27, 2008 in Attualità da Gabriella Grea

L’inaugurazione a Torino di Terra Madre e la FAO, che ha celebrato il 16 ottobre la giornata mondiale dell’Alimentazione, ci offrono la possibilità di ricordare il flagello che interessa 862 milioni di sub nutriti nel mondo. Certamente l’”involuzione” ambientale coinvolge tutti noi, ma i più colpiti saranno i 100 milioni di piccoli agricoltori, pescatori e intere popolazioni già vulnerabili ed esposte all’indigenza alimentare. Un numero straordinario destinato ad aumentare ancora nei prossimi decenni.

Il riscaldamento del pianeta e la bioenergia sono le principali minacce per la maggioranza di costoro che vivono nelle zone rurali e il settore agricolo è la loro principale fonte di guadagno. I piccoli agricoltori delle aree peritropicali sono maggiormente interessati, perché queste aree geografiche sono più vulnerabili al cambio climatico. Si altererà l’idoneità dell’ecosistema alla coltivazione di diversi vegetali, ala caccia e alla pesca, peggiorando l’incidenza di malattie e pestilenze.

La storia ci insegna che l’uomo ha adattato di volta in volta la coltivazione e le tecniche produttive ai cambiamenti climatici, tuttavia la gravità del pericolo odierno risiede nella rapidità e nell’estensione del fenomeno, che in alcune aree potrebbe superare la capacità di adattamento della popolazione.

Ci si concentra nell’applicare pratiche agricole ecologiche e sostenibili, nell’identificazione precoce delle aree più rischio e nella gestione dei disastri. Purtroppo però l’agricoltura non è solo una vittima del cambio climatico, ma anche una fonte di gas a effetto serra. Tanto la produzione agricola, quanto l’allevamento di bestiame produce un’elevata percentuale di metano e di ossido nitroso. Inoltre la deforestazione e l’alterazione del terreno emettono grandi quantità di carbonio, contribuendo al riscaldamento del pianeta. Migliorare la conservazione dei boschi, lottare contro gli incendi, ridurre la deforestazione, nonché ristabilire un controllo sull’allevamento, aumentando il recupero del biogas, sono solo alcuni degli strumenti utili per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Un’altra possibilità è offerta dai tanto pubblicizzati biocombustibili.

In realtà la bioenergia è un’arma a doppio taglio, un boomerang pericoloso, poiché pone grandi rischi di sicurezza alimentare. Potrebbe ridare vitalità al settore agricolo, ridurre la povertà e migliorare l’accesso rurale all’energia sostenibile; tuttavia se si abbattono alberi, distruggendo boschi e foreste, per la coltivazione intensiva di canna da zucchero e palme a fini energetici, i disastri supereranno notevolmente i benefici.

La produzione di biocombustibili, da residui o scorie agricole e forestali, offrirà un’alternativa efficace, quando si disporrà di una tecnica produttiva economicamente valida.

Si aggiunga che l’aumento dei prezzi degli alimenti è maggiore laddove la bioenergia si basa sulla coltivazione dei prodotti alimentari e/o si utilizzano terreni e acqua diversamente destinati alla produzione di alimenti. Pertanto è doveroso esercitare pressioni politiche per destinare alla bioenergia le aree rurali abbandonate o degradate, per non sottrarre ulteriori spazi alle coltivazioni alimentari. Senza dimenticare che le piantagioni su vasta scala offrono posti di lavoro, ma spiazzano i piccoli agricoltori, che devono essere tutelati da fondi assicurativi, organizzati in cooperative e ricollocati nel sistema produttivo.

Gli agricoltori si confrontano ogni giorno con un altro grave effetto del cambiamento climatico: la variazione delle precipitazioni sempre più imprevedibile, passando dalla siccità assoluta alle tremende inondazioni. Un aumento della temperatura di uno – tre gradi sarà di beneficio all’agricoltura nelle zone più settentrionali, mentre gran parte delle aree tropicali, aride o semiaride, si confronterà con una diminuzione delle precipitazioni e della portata dei fiumi, una tendenza assolutamente funesta per le popolazioni che abitano quei territori.

Si stima che nell’Africa sub-sahariana, tra circa settanta anni, aumenteranno da 30 a 60 milioni di ettari le terre non più coltivabili per effetto del cambio climatico.

Purtroppo anche i bacini idrici e di delta fluviali sono a rischio; Diminuiranno le precipitazioni, si altererà la salinità dell’acqua per l’aumento delle inondazioni e del livello del mare, senza dimenticare i disastrosi effetti dell’inquinamento.

One water, one water! Si alza un coro di voci registrate in quindici nazioni diverse, portato a Torino da Sanjeev Chatterjee a Ali Habashi. I due registi hanno presentato la loro pellicola in anteprima nazionale al Festival CinemAmbiente 2008, sottolineando le proporzioni sbalorditive della crisi idrica mondiale. “Oggi una persona su cinque non ha accesso costante ad acqua pulita per le necessità quotidiane come bere, lavarsi, pescare e cucinare, questo numero sta continuamente aumentando” Ali Habashi.

Il controllo delle sorgenti è al centro di conflitti e di pressioni politiche tali da guadagnarsi il titolo di Idropolitica.

Nel marzo del 2009 ad Istambul si terrà il forum mondiale sull’acqua, per riflettere su un inquietante interrogativo: che cosa stiamo facendo perché questo bene arrivi alle generazioni future?

Appuntamento al Corno d’oro dunque, da raggiungere ecologicamente in caicco!

One water (L’unica acqua, USA, 2008, video, col, 68’), Sanjeev Chatterjee, Ali Habashi

www.fao.org

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di Gabriella Grea