Pallavolo Chieri

maggio 20, 2004 in il Traspiratore da Enrico Zambruno

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Quattro promozioni in cinque anni. Beh… se non è un record poco ci manca. Dall’anonimato di una qualsiasi serie C al palcoscenico dell’A1, con tanto di dirette televisive, conferenze stampa, notizie di mercato, smentite e conferme. Un miracolo chiamato Pallavolo Chieri, 12 ragazze che ogni anno regalano alla propria città un sogno, stando sempre nelle primissime posizioni della classifica. Sempre.

Nel giugno del 2002, quando sono arrivato in società, non capivo come facessero ad essere così vincenti: l’ho scoperto dopo la campagna acquisti che ci avrebbe portato alla fantastica cavalcata della promozione nel massimo campionato. Arrivi mirati, competenze assolute da parte della dirigenza, ma soprattutto persone giuste al posto giusto: tutti, a Chieri, sanno quello che devono fare. L’esordio nel campionato cadetto (A2) è drammatico: andando ad Imola, capiamo che Cinzia Perona non sarà della partita: e senza di lei, infermabile muro, perdiamo 3-0 nel nostro primo passo nell’élite del volley italiano. Sarà una delle poche sconfitte di una stagione esaltante: vissuta da dentro, ancora di più. C’è la perla di Urbino, dove sotto 0-2 rimontiamo e vinciamo 3-2 con una Soucy impeccabile: all’ultimo punto della canadese, tirai un pugno di sfogo talmente forte sul tavolo che feci saltare il computer portatile dello scout-man della formazione di casa. Non vi dico gli insulti… Prima di Natale, crocevia per la promozione è la trasferta di Santeramo (Bari): viaggiamo in aereo, arriviamo in Puglia il giorno prima. In camera d’albergo sono con lo storico team manager, Roberto Allora, e a differenza della altre volte decidiamo (visto il Natale imminente) di dare come omaggio alla squadra avversaria prima dell’incontro non più un gagliardetto ma una scatolona di cioccolatini raffiguranti il nostro stemma. Una vera bontà, se non fosse che il mitico Roberto li lascia tutta la notte sul termosifone: se non si fosse poi accorto dell’accaduto, il giorno dopo avremmo consegnato un blocco di cioccolato colante (la moquette dell’hotel ne sa qualcosa…).

La stagione è sempre più trionfale, cogliamo la promozione a Pesaro ed il viaggio di ritorno sono 6 ore di delirio generale: momenti indimenticabili, con tutti noi tatuati ovunque con la scritta A1. E poi il tifo: mai visto niente di simile, per attaccamento, amore della maglia ed affetto per le giocatrici. La penultima gara in casa è da lacrimoni: “Villa Brea” tappezzata di verde-bianco-rosso, gente all’interno del palazzetto già dalle 14 del primo pomeriggio (la gara cominciava alle 18), clima da camino acceso in pieno inverno.

L’A1 non tarda ad arrivare: l’estate 2003 porta sotto l’Arco Zetova, Marinova, Leto, Turlea e Scott. Ragazzi, che squadra. Solo per Toni vale già la pena di pagare il biglietto; a differenza dell’anno prima, l’inizio è travolgente, con la vittoria su Modena (che ci farà però lo scherzo finale) ed il primo posto mantenuto ancora per parecchie settimane. Si parla di nuovo miracolo Chievo Verona: niente Chievo, solo Chieri. Vinciamo, caliamo, ma chiudiamo la stagione con un terzo posto che vale la qualificazione in coppa Cev; tornando da Sassuolo, sul pulmann “Daniellona” Scott prende in mano il microfono e comincia un monologo di canto che ci accompagna per lunghi tratti. Scopro che potrò avere in futuro un nuovo “ruolo”: manager di Dani, non come giocatrice (anche se ne varrebbe la pena) ma come cantante: chapeaux.

Dopo il grande inizio, paghiamo la stanchezza e chiudiamo la nostra stagione con il ko nei quarti di finale dei playoff, con il doppio scontro contro la già citata Modena: addio sogni di gloria, ma è giusto così.

Cadiamo in casa a Collegno, i nostri tifosi capiscono il momento ed applaudono lo stesso: nel 2004/2005 alcune giocatrici ci saranno, altre no. A quelle che hanno fatto la storia e che faranno le valigie, va tutta la mia stima: il magico puzzle chierese, senza il loro apporto, sarebbe stato incompleto.

Il Traspiratore – Numero 49

di E. Zambruno