OSN: Strauss e Bartók

novembre 28, 2005 in Spettacoli da Stefano Mola

OCCHIO ALLE DATE

Partiamo con le notizie di servizio: questa settimana il consueto doppio appuntamento per l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI cambia giorni. Non più i consueti giovedì e venerdì, ma mercoledì 30 Novembre, alle 20:30 (turno rosso) e sabato 3 dicembre, alle 21:00 (turno blu). il tutto sempre all’Auditorium G. Agnelli del Lingotto. E adesso, concentriamoci sul programma.

STRAUSS E BARTÓK

salomeSi parte con un omaggio al centenario di Salomé. L’opera di Richard Strauss vide scorrere il sipario per la prima volta il 9 dicembre 1905, a Dresda. Nel ruolo di quel perfetto e conturbante mix di crudeltà e innocenza si trovò Marie Wittich. Nella adesso mitica Danza dei sette veli, la Wittich si fece però sostituire da una ballerina. Per rimanere nelle curiosità legate a questo brano, quando invece nei veli della protagonista si calò la diva Gemma Bellincioni (a Torino, sotto la direzione dello stesso Strauss, nella prima esecuzione extra-germania dell’opera), questo non accadde: fu la stessa Bellincioni a danzare.

Sono proprio le sinuose, esotiche, sensuali e parossistiche movenze di questa pagina che l’OSN ha scelto per celebrare il centenario e per aprire il concerto di questa settimana. Sempre a Strauss tocca chiudere il concerto con un brano ancora più conosciuto, non fosse altro che per la mitica scena della scoperta della violenza da parte delle scimmie in 2001: Odissea nello spazio (impareggiabile, perfetta adesione tra montaggio e colonna sonora fatta da Kubrick). Ascolteremo infatti il poema sinfonico opera 30 Also sprach Zarathustra, che Strauss scrisse per onorare il genio di Nietzsche e la sua teoria del superuomo. La musica vuole descrivere l’evoluzione della razza umana dalle sue primitive origini fino al culmine della sua evoluzione (il superuomo, per l’appunto). La partitura è costruita come un grandioso primo tempo di sinfonia: notevole l’unità tematica, l’accurata elaborazione degli episodi, il colorito nitido della strumentazione.

In mezzo a cotanto connubio tra musica e letteratura (che ci riporta al clima decadente del primo novecento, e ai suoi storici funesti esiti), troviamo Béla Bartók e il suo Concerto n° 2 per violino e orchestra. Accanto alle opere di Berg, Prokofiev e Schönberg, rappresenta una delle vette della letteratura solistica novecentesca per questo strumento. Scritto nel 1938, presenta i primi segni di quella distensione nella scrittura di Bartók che sarà completamente evidente nel Divertimento per archi del 1939. Sono anche evidenti le tracce di quel marchio di fabbrica di Bartók che è il rapporto dialettico con il folklore ungherese. Non una mera riproduzione, ma una rielaborazione del materiale tematico in composizioni dai grandi sviluppi, rinnovando i mezzi a disposizione del musicista senza cedere a una trasposizione superficiale dell’arte popolare.

GLI INTERPRETI

Sul podio, Juanjo Mena, direttore di origine basca perfezionatosi col mostro sacro Sergiu Celibidache. Ha diretto nella stagione 2002-2003 l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

Il violino è invece quello di Massimo Quarta. Premio Paganini nel 1991 (primo italiano dopo Salvatore Accardo), grazie a questo importante biglietto da visita (e alla sua indubbia bravura) si è esibito insieme alle più importanti orchestre europee, affiancando all’attività concertistica anche la docenza presso il Conservatorio di Lugano.

di Stefano Mola