OSN: Rihm, Hindemith e Beethoven

dicembre 6, 2005 in Spettacoli da Stefano Mola

UNA PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA ITALIANA

Wolfgang RihmGiovedì 8 alle 20.30 e venerdì 9 alle 21.00, (Auditorium G. Agnelli del Lingotto) ottavo concerto della stagione 2005-2006. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI ci offre la prima esecuzione nella penisola di Ernster Gesang, per orchestra, del compositore tedesco Wolfgang Rhim. Nato nel 1952, a Karlsrhue, di lui una voce autorevole quale quella di John Cage ha affermato nel 1990: Posso dire che sono stato molto arricchito dalla conoscenza approfondita che ho avuto della musica di Wolfgang. Penso che la sua opera abbia strettamente a che fare con un’attenzione amorosa per il suono, e invero nella sua musica c’è una grande varietà di suoni. Inizialmente influenzato da Feldman, Webern e Stockhausen, ha spesso mostrato attenzione verso le altri arti, in particolare per la letteratura (un esempio per tutti l’opera da camera sulla novella di Büchner Jakob Lenz).

Ernster Gesang, composto nel 1996 in memoria del padre, gli è stato commissionato da Wolfgang Sawallisch per la Philadelphia Orchestra. Titolo e linguaggio richiamano Brahms (in particolare i Vier Ernste Gesänge op. 121 del 1894): la stesura è avvenuta sotto l’influenza dichiarata delle ultime opere di Brahms (i Lieder e le raccolte pianistiche). Non solo le note, ma anche le atmosfere in cui si è immerso Rihm durante il processo creativo rimandano a Brahms: Badewiler, cittadina tedesca dagli scenari alpini che hanno visto nascere tante opere di Brahms.

Per approfondire, ecco un’ampia intervista a Rhim.

IL RESTO DEL PROGRAMMA

Con il secondo brano, restiamo nel 900 ma torniamo indietro di una cinquantina d’anni. Sinfonische Metamorphosen, su temi di Carl Maria von Weber, è del 1943. L’autore appartiene alla categoria enfant terrible: Paul Hindemith. Il titolo recita metamorfosi, non variazioni. I temi di Weber non sono quindi esplicitamente citati, ma servono da sottotraccia, ispirando lo stile e rielaborandolo in versione moderna. Ne viene fuori un Weber stilizzato, un gioco elegante, dalla scrittura trasparente, caratterizzata da sviluppi tematici eleganti e raffinati.

Infine, un saldissimo ancoraggio ai grandi della musica: la Seconda Sinfonia in Re Maggiore op. 36 di Ludvig van Beethoven. Siamo a un passo dalla rivoluzionaria ed eroica Terza: e questo lavoro mostra già le prime tracce della grande discontinuità sinfonica che sarà presto realizzata dal compositore di Bonn. Prendiamo l’ampio Adagio molto introduttivo, con il suo inedito trattamento orchestrale; oppure l’impronta indubitabilmente beethoveniana nella seconda idea dell’Allegro molto.

SUL PODIO

Un giovane ed emergente direttore d’orchestra: il trentatreenne Christian Arming. Una eccellente dimostrazione del fatto che i giovani non hanno ancora abbandonato la musica classica (pensiamo ad altri nomi illustri quali Harding, Dudamel, Jurowski, Inkinen). Forse mai come a questa generazione spetta il difficile compito di fare da tramite, di attualizzare, nel segno della tradizione, l’immenso patrimonio culturale ed emotivo della musica cosiddetta classica (ma non sarebbe meglio dire solo musica?).

Il curriculum di Arming è ottimo: cresciuto sotto la guida di Seji Ozawa, tirocinio a Boston, alcune esperienze italiane (un Rosenkavalier a Trieste e una Salomé a Verona), è ora direttore principale all’Orchestra Filarmonica di Tokyo.

di Stefano Mola