OSN: Rachmaninov e Cajkovskij

dicembre 20, 2005 in Spettacoli da Stefano Mola

SUL PODIO, ANCORA NOSEDA

Partiamo dall’elemento di continuità con il concerto della settimana scorsa: a impugnare la bacchetta troveremo ancora Gianandrea Noseda, trionfatore la settimana scorsa in un programma tutto dedicato al classicismo viennese. Grandissimo successo di pubblico, esecuzione scattante e vitalissima di Haydn, Mozart e Gluck. Che cosa ci aspetta dunque giovedì 22 alle 20.30 e venerdì 23 alle 21.00 (Auditorium G. Agnelli del Lingotto)?

LA RUSSIA CHE GUARDA A OVEST

CaikovskijOvvero, Sergej Rachmaninov e Pëtr il´ič Čajkovskij. Grande paese, sterminato geograficamente, dotato di cultura di pancia (la grande tradizione contadina e religiosa) talvolta un po’ sbilanciato verso l’occidente (a leggere Guerra e Pace, tutti parlavano francese), con un patrimonio di folklore musicale altrettanto ricco. Ma i due compositori che figurano nel programma di questa settimana non fanno parte del famoso Gruppo dei Cinque. In loro non predomina il colore russo: linguaggi e forme sono piuttosto occidentali. Possiamo trovate un’impronta russa piuttosto nella sensibilità estenuata, tendente al patetismo drammatico, e nella cantabilità lirica.

Un elemento tipico di Rachmaninov è indubbiamente il virtuosismo. E proprio questa parola dobbiamo usare per l’opera che apre il programma. Una composizione celeberrima (anche grazie a un film del 1996, Shine), familiarmente abbreviata in Rach 3: ovvero, il Concerto n. 3 in re minore op. 30, per pianoforte e orchestra. La cadenza grandiosa che chiude il primo movimento, i brillanti episodi del finale sembrano fatti apposta per mettere in risalto l’abilità tecnica, e l’appassionato lirismo di chi lo esegue.

A. KorsantyaDoti che non sembrano mancare ad Aleksandr Korsantia. Quarantenne, georgiano, trapiantato in USA, dotato secondo la critica di personalità e di vivida caratterizzazione, sul palco non si risparmia. Citiamo un passaggio dall’intervista che Angelo Chiarle gli ha fatto per Sistema Musica: Quando suono il pianoforte sul palcoscenico per me la cosa più importante è essere sincero, molto veritiero. Non credo nelle esibizioni calcolate. Ogni volta che si sale sul palco credo che si debbano condividere le emozioni più genuine, senza sobrietà e senza calcoli. Penso che i calcoli debbano essere fatti prima, quando ci si esercita. Ma quando si è sul palcoscenico, bisogna essere molto onesti sulle proprie emozioni.

Chiude il programma la composizione forse più russa di Čajkovskij, la Sinfonia n. 2 in do minore op. 17 “Piccola Russia”. Composta nel 1872, durante un soggiorno nella campagna ucraina e rivista nel 1879, è fortemente influenzata dai canti popolari. L’Andante Sostenuto che apre il primo movimento è basato su una variante del tema di La nostra madre Volga e l’Allegro che segue è incentrato su motivi ucraini. Il finale deriva dalla canzone La gru. Una contaminazione genuina con la tradizione del suo popolo che nella musica di Čajkovskij non troveremo più.

di Stefano Mola