Oro, incenso, mirra

gennaio 1, 2003 in Medley da Redazione

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Quando i Re Magi, seguendo la stella cometa si recarono a rendere omaggio a Gesù Bambino, nato da pochi giorni, gli portarono, come tutti sanno oro, incenso e mirra.

Per gli antichi queste tre sostanze erano non solo preziose, ma quasi miracolose ed il loro uso, anche a scopo terapeutico, si è protratto fin oltre il Medio Evo.

Oro

Da un ricetta di santa Ildegarda da Bingen

L’oro è un rimedio terapeutico che depura il corpo dalle tossine, pulisce lo stomaco e l’apparato digerente dal muco. Ecco la ricetta originale di Ildegarda: “L’oro è caldo, possiede una natura simile a quella del sole ed è di aria. Se una persona soffre di gotta, faccia bollire dell’oro per eliminarne le impurità e poi lo polverizzi. Prenda quindi un po’ di farina in quantità pari a metà palmo di una mano e la impasti con l’acqua per ammorbidirla, vi aggiunga la polvere d’oro in quantità pari ad una piccolissima moneta e la mangi il mattino presto a digiuno. Il giorno seguente prepari lo stesso impasto, lo cuocia nel forno per circa dieci minuti, quindi lo mangi nello stesso giorno a stomaco vuoto. Questi pasticcini allontaneranno la gotta per un anno. Quell’oro rimarrà nello stomaco per due mesi, ma non irriterà né provocherà ulcere, anzi lo riscalderà e lo depurerà senza pericolo alcuno”.

Incenso

L’incenso è una resina secreta dall’albero Boswellia carteri, bruciato per molti secoli, insieme alla mirra, nelle cerimonie religiose, durante i funerali o altri riti.

Nei tempi antichi, gli uomini credevano che il loro profumo mettesse in comunicazione l’anima con gli dei ed il fumo ne trasportasse le preghiere.

Tutti i bastoncini profumati, chiamati genericamente incensi, nulla hanno a che vedere con il vero incenso in grani che si brucia nei turiboli, su carboncini ardenti, senza fuoco.

Il fumo dell’incenso ha due diversi effetti: purifica gli occhi e il cervello e disinfetta l’ambiente in cui viene bruciato. E’ indicato nel raffreddore e come terapia preventiva per l’influenza.

Mirra

Molto più rara e preziosa dell’incenso, la mirra è una resina prodotta da un albero del genere Commiphora originaria della Somalia e dell’Arabia, l’antica Arabia Felix, regno della mitica regina Sheba.

Trasuda dal tronco in gocce a forma di lacrime dal colore rosso e dal profumo inebriante. Per queste caratteristiche, le lacrime rappresentano il dolore, il rosso rappresenta il sangue, la mirra è carica di valori simbolici legati all’uomo e alla sua esistenza terrena. Infatti, mentre l’incenso è il profumo dell’elevazione spirituale, la mirra aiuta ad armonizzare il mondo spirituale con quello materiale.

L’essenza si ricava dalla distillazione della resina e, dal punto di vista terapeutico, la mirra trovava applicazione come cicatrizzante e per favorire il ciclo mestruale.

Infine non bisogna dimenticare che, ai tempi biblici, sia l’incenso che la mirra venivano usati come profumi e, molti riferimenti a queste sostanze, si trovano in particolare nel Cantico dei Cantici: “Chi è colei che sale dal deserto… profumata di mirra e d’incenso e d’ogni aroma dei mercanti? (3:6)

Io andrò al monte della mirra e al colle dell’incenso… Quanto son dolci le tue carezze… come l’odore dei tuoi profumi”. (4:6.10).

La pubblicazione di questo articolo rientra negli accordi di partnership tra il nostro magazine e Cidimu.it, sito specializzato nella diagnostica e medicina on line.

di redazione Cidimu.it