Oggi non esco, nasco

febbraio 28, 2001 in Technology da Momy

La nascita di una nuova vita: 9 lunghi mesi che si concludono nell’evento più straordinario che esista, un periodo che segna profondamente la vita dei genitori e del figlio stesso. La serie di eventi e situazioni che accadono nel momento in cui una famiglia si accinge ad accogliere un nuovo venuto vengono memorizzati per decenni, anche se il periodo dell’attesa generalmente si conclude in un luogo asettico, privo di calore, come la stanza di un ospedale.

È opinione ormai di molti che il parto in clinica sia in completa antitesi alla Natura, una delle massime perversioni create dai “luminari” della medicina universitaria. La nascita “tecnologica”, i parti “programmati” sono in questi ultimi anni sotto le luci dei riflettori, con accuse pesanti a loro carico.

Sino a non molti anni addietro, il rimanere in casa propria, con i propri cari, era di aiuto e conforto spirituale alla futura mamma. La presenza del futuro papà, inoltre, faceva sì che egli si rendesse effettivamente conto di che cosa significa mettere al mondo un figlio: le attese, le sofferenze, la nascita erano estremamente preziosi, perché lo arricchivano di informazioni sulla realtà della Vita e sulle forti relazioni emotive che il parto produce fra madre, padre e nascituro.

Oggi queste sensazioni stanno svanendo, pochissimi papà assistono al parto, anche considerando il fatto che in Italia oltre il 25% delle nascite avviene con parti cesarei, che impediscono anche alla madre di vivere appieno le sensazioni e le emozioni dell’evento.

Proprio per ritornare a sensazioni antiche, quasi perse, si sta assistendo ad un fenomeno particolare, ad un’inversione di tendenza, ovvero al ritorno al parto naturale. Esistono due scuole di pensiero differenti, ognuna con una tecnica proposta: quella umida e quella secca. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

La tecnica umida si avvale dell’acqua a temperatura ambiente. Si tratta di far partorire la madre in una vasca, un lago, un fiume o nel mare. Questo modo di partorire “rinasce” da un movimento alternativo che si è creato in Russia attorno agli anni ’60 di questo secolo, quando Igor Tcharkovski ebbe l’idea di aiutare il bambino a nascere in un modo meno traumatico e difficile quale è il parto asciutto.

Il feto, immerso nella placenta nel ventre della madre, è sottoposto ad una minima forza di gravità; il bambino, nascendo nell’acqua, passa dolcemente e gradualmente da un liquido ad un altro senza subire il trauma immediato del passaggio dal liquido all’aria asciutta. Questo tipo di parto è meno doloroso anche per la madre, in quanto tutti i muscoli del ventre sono immersi nell’acqua e si rilassano bene come il resto del corpo, in modo da facilitare al massimo la nascita del piccolo.

L’altro metodo, quello “secco”, è quello tradizionale già in uso nel mondo fin dagli albori della civiltà. La madre non partorisce nel letto, sdraiata, ma in piedi. Il peso stesso del feto è in genere sufficiente a fare dilatare il collo dell’utero e a permettere l’uscita del bambino. Pare che il voler partorire nella posizione orizzontale nel letto di casa sia stata una moda introdotta dalle classi ricche nel tardo medioevo per distinguersi dalla plebe che partoriva, appunto, in piedi.

Ci si trova di fronte, quindi, a due interpretazioni contrapposte, moderna e arretrata, relativamente alla modalità, tecnologica o naturalistica-emozionale, della nascita.

I sostenitori del parto naturale, appoggiati peraltro anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, asseriscono che il parto debba essere protetto da ogni interferenza inutile, assicurando ai protagonisti, madre, padre e neonato, la necessaria assistenza. In questo modo il parto diventa un’esperienza di straordinaria portata emotiva. È in continuo aumento il numero di ospedali che offrono l’ambiente e l’assistenza adatti al parto naturale, anche se, secondo molti, il posto giusto per questo evento resta la casa, il “territorio” della coppia. Con una buona assistenza, unita alla vicinanza di una struttura ospedaliera, la casa può essere più sicura dell’ospedale nei casi di gravidanze fisiologiche in donne sane. Negli ultimi anni in Italia si è formato un coordinamento di ostetriche che garantiscono l’assistenza a casa: esistono parecchi gruppi organizzati, concentrati prevalentemente nel Centro-Nord.

Relatrice della serata al teatro Colosseo è l’ostetrica Verena Schmid, fondatrice, nel 1986, dell’associazione per il parto a domicilio “Il Marsupio”. Nel ‘93 ha fondato la rivista “Donna e Donna”, giornale delle ostetriche, della quale è tuttora direttrice responsabile. Nel ‘96 ha apeto la Scuola Elementare di Arte Ostetrica per la formazione permanente di ostetriche e operatori del settore materno-infantile, che dirige tuttora. È membro del Midwives Information and Resources Service (MIDIRS) di Londra dal 1986 e recentemente le è stato assegnato il premio internazionale Astrid Limburg.

Oggi non esco, nasco

Ciclo Giovedì Scienza

1° marzo, ore 17.45

Teatro Colosseo – Torino

Ingresso gratuito

di Monica Mautino