Nightmare

settembre 1, 2007 in Cinema da Redazione

NightmareTutti siamo stati un po’ maledetti, ad un certo punto. In un momento della nostra vita, abbiamo cercato di essere più trasgressivi possibile, di andare contro tutto e tutti. Di superare se stessi, cercando di incutersi paura da soli. E, in questo stato tipicamente pre-adolescenziale, di solito affiorano i film dell’orrore. Con questo non voglio certo relegare le pellicole di questo genere nei meandri della pubertà e dintorni, anzi. Se realizzato come si deve (e negli ultimi anni sembra quasi cosa impossibile) è forse tra i generi più completi, giacché le opere possono (e dovrebbero, aggiungo) parlare dei nostri più profondi e inspiegabili misteri della personalità. Un Horror non incute paura perché ci rivela un mostro. Incute paura perché ostenta le nostre insicurezze più recondite e una delle opere più complete è certamente SHINING.

Qui voglio parlare di Freddy Krueger. La storia è nota: Freddy era un maniaco, ucciso dalla gente di Elm Street. Ma, anni dopo, ricompare, non sotto sembianze umane, ma tramite i sogni.

Un gruppo di ragazzini è quindi massacrato nel sonno. Visto oggi certamente la pellicola non infonde timore. Anzi, fa sorridere e soprattutto si parteggia per il cattivo di turno. E’ stato, tra l’altro, seguito da diversi sequel (alcuni orribili). Allora, perché attira ancora tanto? Innanzi tutto credo che gran parte del suo successo derivi dal personaggio in sé. La camminata, il parlare roco (nella versione americana, perché il doppiaggio italiano, strano a dirsi, non rende giustizia), il vestito, gli artigli.. Tutto fa di questo personaggio qualcosa di cui avere paura, qualcuno da sognare la notte, proprio come capita ai protagonisti del lungometraggio (tra cui un Johnny Deep alla sua prima apparizione).

E la filastrocca che i bambini cantano ossessionatamene (un due tre, Freddy vien da te…) aiuta enormemente a calarsi nella storia.

La storia è basata su un fatto realmente accaduto. Sembra incredibile, ma è esistito davvero qualcosa di tanto spaventoso da uccidere ragazzi nel sonno. La figura di Nancy che tiene la caffettiera sotto il letto per paura di addormentarsi e sognare di nuovo non è invenzione. E’ stato proprio il caffè nella realtà ad ammazzare il ragazzo. Chiaramente nel mondo reale un soggetto non può esimersi dal dormire, rischio la pazzia, l’esaurimento e (in casi estremi) la morte. Oggi è difficile creare un mito come Freddy. Forse tutto è già stato detto, ma molta della fortuna di questa pellicola fu lo scarso budget con il quale è stata realizzata e l’inesperienza. Effetti speciali complicati ad occhio nudo realizzati con poveri mezzi (dalla morte di Tina alla scena del telefono con la lingua): tutto compiuto con accessori da dieci lire e grazie a tanta voglia di fare. Il desiderio di rendere concreto qualcosa anche senza averlo mai fatto prima ha reso questa pellicola unica. Negli ultimi anni mi viene in mente solo un film realizzato con i medesimi propositi: “28 giorni dopo”. Ma certo non verrà ricordato, visto che attinge a piene mani da Romero e company e di originale c’è ben poco.

Probabilmente negli anni ’80 tutto era ancora terreno fertile. E, c’è da dire, si sta parlando di Wes Craven, che nel genere è molto apprezzato. Certo non all’altezza di Romero, Kubrick o Cronenbergh, ma certo un regista che saputo distinguersi nel campo (Screm è indubbiamente notevole). Infine apprezzabile è il fatto che le vittime siano sì dei ragazzi un po’ ficcanaso che tendono ad improvvisarsi novelli “Rambo”, ma non sono i classici teen-agers “rompi palle” e scemi che desideri vedere morti dalla prima inquadratura. Hanno persino un minimo spessore caratteriale e godono di un’intelligenza creativa che li porta a cercare costruttivamente (anche se alla lontana) di distruggere il male. E poi, diciamola tutta, ognuno di noi da bambino guardava sotto il letto e dentro gli armadi prima di andare a dormire per paura che un uomo nero si nascondesse nella stanza… Finalmente qualcuno aveva concretato la Fobia generale. Non poteva che trasformarsi in un successo! Nonostante gli attori (tolto Lui) non siano un gran che e i dialoghi siano scarni.. Ma una frase di spicco c’è eccome: quando la mamma di Nancy spiega come conobbe Freddy, conclude il discorso con un : “Non avere paura dell’uomo nero… La mamma l’ha ucciso”… DA BRIVIDO!!!

Un paio di trovate “geniali” ci sono: la presenza del sogno nella realtà (la piuma, quando Nancy si sveglia) e il finale. Il doppio finale, con il cambio brusco di atmosfera (e non aggiungo altro). Freddy è un morto con una storia alle spalle, con un racconto e una morte orribile, come orribile era tutto ciò che faceva..

Insomma, è abbastanza complicato cercare di spiegare perché una pellicola diventa leggendaria. Forse il momento giusto, gli anni adatti o un particolare fortuito che rende l’opera unica. Certo è che Freddy continuerà a portare nel suo mondo decine e decine di generazioni future. E se è vero che le paure passano e i bimbi crescono, e se è vero che apparentemente basta dire “Non credo più nelle favole” per smettere di crederci. Bisogna stare attenti, perché qualcosa è ancora sepolto dentro di noi… E prima o poi una macchina con il tettuccio bicolore verrà e ci prenderà per terrorizzarci una volta per sempre…

di Alice Suella