Neverland

dicembre 12, 2007 in Cinema da Barbara Novarese

NeverlandSe avete le lacrime facili, portate con voi una scatola di fazzoletti di carta.

Neverland vi farà sognare, innamorare, piangere…poiché racconta la nascita di una delle fiabe più incantevoli dell’infanzia: Peter Pan.

Peter rappresenta la realtà di chi fa dell’illusione, necessità. E’ la magia di chi ha bisogno di magia, la fantasia di chi deve sfuggire dalla quotidianità per colorare una vita che sembra aver perso ogni significato.

Il ritmo è lento ma lineare, ottima l’interpretazione degli attori che sono perfettamente a loro agio nel rappresentare la leggenda dell’“isola che non c’è”.

Sullo grande schermo compare la frase: “Ispirato a fatti realmente accaduti” poiché, questa volta, non è Peter Pan il protagonista, bensì il suo inventore: James M. Barrie.

Se i fatti si siano svolti davvero come Nellie Bellflower e Richard N. Gladstein ci hanno raccontato, poco importa. L’incanto di Peter Pan non avrebbe meno consensi, se il suo autore fosse stato un visionario, un poeta, un genio dai profili romantici o un semplice scrittore che seppe guardare, per un istante, nel profondo dell’anima umana.

Il film vanta aspetti antropologici molto profondi e ci riporta alle radici del nostro esistere. La fantasia si alterna alla realtà senza separazione poiché qualunque cosa può trasformarsi in qualsiasi altra cosa: “BASTA CREDERCI”, Purtroppo, però, si tratta della parte meno riuscita del film. Ottimo il cane che, nella danza, si trasforma in orso o la sceneggiatura di cartone che nasconde l’isola che non c’è, al termine del film. Il resto appare, a volte, un po’ imbarazzante come se le scene fossero state imbastite frettolosamente.

La sceneggiatura è stata adattata da David Magee sulla base di una commedia teatrale di successo, The who was Peter Pan, di Allan Knee, ed è questa la vera robustezza del film.

Le parole scorrono al passo con le emozioni e Johnny Depp vive il personaggio con infinita sensibilità, forse perchè si adatta perfettamente al suo stile. Stessa cosa vale per il dolce viso di Kate Winslet che accetta, con una serenità screziata di malinconia, la tragedia del suo destino (come nella splendida interpretazione di Rose, in Titanic).

Un cast perfetto, con la partecipazione di Dustin Hoffman, già Capitan Uncino nel celebre film “Capitan Hook”, questa volta nei panni del direttore del teatro di Barrie, umoristico, compiaciuto e quasi divertente. In questo gruppo diventano fondamentali i quattro ragazzi, muse ispiratrici. Forse, non a caso, nessuno di loro, nemmeno Peter, spicca per particolare bellezza o carisma.

Nessuno, dunque, è protagonista. La storia in sé è il fulcro di questo film che non avrebbe avuto lo stesso successo, se avesse raccontato le avventure di Capuccetto Rosso.

di Barbara Novarese