NAUFRAGIO! – Parte seconda

settembre 26, 2011 in Racconti da Meno Pelnaso

MenoPelnaso_Naufragio

Stavo raccontando di quella volta, l’ultima a dire il vero, che abbiamo affittato un Caravel per scorrazzare a vela.

Dicevo che, a usarlo bene, il Caravel ci permetteva anche di confrontarci in piccole regate con i partecipanti ai corsi di vela su 420 (altra classe di derive sportive n.d.r.) successivi al nostro, …

– Già! … prevalevamo facilmente vista la loro inesperienza e grazie al fatto che finivano così spesso in acqua che, ad un osservatore dalla costa, potevano sembrare più corsi di salvataggio che regate.

Perché la prossima volta non ti cimenti in un maschio confronto di lotta greco-romana con un neonato? Magari vinci ed esulti per una settimana!

AHHH!

Sei ancora qui!

Non sembrava che ti dispiacesse così tanto andare col Caravel!

– Va bene, … scusa … ma è stato un po’ traumatico …

Andiamo avanti …

Così anche quell’anno avevamo aspettato impazienti che finissero i giorni brutti per fiondarci al porto e drizzare le vele per il nostro giretto.

Arrivammo puntuali all’appuntamento ansiosi di prendere il largo e ci apprestammo a montare l’attrezzatura.

Il proprietario del cantiere si avvicinò sorridente come una faina e ci confermò le sue previsioni, rafforzate dall’aura di esperienza “marinara” nel prevedere le condizioni atmosferiche che noi “montanari” gli avevamo cucito addosso …

– Che TU “montanaro” gli avevi cucito addosso!

… quasi una capacità medianico-stregonesca dal remoto sapore di infallibilità, che si presuppone circondare coloro la cui vita si è dipanata attorno alle barche di ogni genere da un’età indefinita.

Come sempre, dopo aver fatto alcune battute di dubbio gusto, si dileguò appena sentì odore di fatica e ci lasciò montare tutte le attrezzature nella più completa solitudine.

Beh,… solitudine … se non si considera la vecchietta legnosa, dalle rughe intagliate dai venti, polena “gufesca” (decorazione lignea, solitamente a forma di figura femminile o di animale, posta sulla prua delle navi n.d.r.), gargoyle dallo sguardo malevolo e carico di disprezzo, che da anni affacciata alla solita finestra scrostata, pietrificata nella stessa posizione, osservava le manovre impacciate e le peripezie di coloro che si apprestavano a varare un natante.

– Secondo me era lei che ci ha portato sfiga …

Non che la cosa ci disturbasse più di tanto, ma, si sa, quando ci si sente osservati a quel modo si pensa sempre di aver fatto un errore nel montare qualche cosa.

Quella volta, forse perché in soggezione dallo sguardo incartapecorito della vecchiaccia o forse perché memori delle mancanze passate, stemmo puntigliosamente attenti a tutto ciò che facevamo.

Di solito si trattava solo di prendere zaini, vele, remi, motore, giubbotti di salvataggio e tanica di benzina e metterli al loro posto nella barca, perché davamo per scontato che i controlli di manutenzione ordinaria fossero già stati eseguiti regolarmente dal proprietario del cantiere.

– Certo … i controlli! S’è visto i controlli che faceva! I tarli avrebbero potuto sgretolargli da sotto il sedere la sedia dove sonnecchiava prima che se ne accorgesse!

Quella volta, un po’ scocciato dalle sue battute e dalla particolare velocità con la quale era sparito non appena ci eravamo avvicinati alla barca, innervosito dalla vecchia, con petulante insistenza, per ogni manchevolezza della barca, stanammo il proprietario, dopo aver frugato in ogni anfratto del cantiere per trovarlo, e gli chiedemmo, con cipiglio da intenditori, di correggere, sostituire, riparare, rabberciare, mettere a disposizione qualche particolare o parti della dotazione non presenti.

Alla fine, dopo l’ennesimo controllo, decidemmo di varare la barchetta.

A forza di braccia, con l’aiuto del proprietario, che questa volta non era stato abbastanza veloce da infrattarsi in qualche oscuro pertugio del cantiere, calammo il carrello in acqua e soddisfatti vedemmo il Caravel dondolare quietamente sulla superficie liquida antistante lo scivolo.

Uno alla volta salimmo in barca e mollammo le cime (corde usate per le vele e le manovre n.d.r.) …

… ma …

… c’era qualche cosa che non andava!

C’era un po’ troppa acqua sul fondo della barca …

… a dire il vero …

… ad osservare bene …

… ENTRAVA PROPRIO A FIOTTI!!!

– Ma dilla tutta STAVAMO AFFONDANDO!!!

Uscimmo di corsa ed avvicinammo la barca al carrello ancora in acqua.

La tirammo in secco ed aspettammo nervosamente che alcune decine di litri d’acqua del porto fuoriuscissero dal corpo inerte della … “balena”.

La faccia del proprietario era un po’ imbarazzata, piuttosto che preoccupata.

La cosa non mi fece per nulla una buona impressione.

Quando alla fine riuscimmo a vedere meglio il fondo, scoprimmo che i tappi dei due fori di scolo si erano tolti e sguazzavano sul fondo!

Preoccupato ed innervosito guardai il proprietario che, con un sorriso ebete sulla faccia, prese i tappi e li riavvitò frettolosamente scusandosi e dicendo che li aveva lasciati appoggiati sui fori dimenticandosi di riavvitarli dopo l’ultima manutenzione.

– Dimenticato! Neanche tu te ne eri accorto! … tutti ‘sti controlli poi!

Non ho parole … e tu dov’eri???

Mi affrettai quindi a controllare che li avesse riavvitati bene ed evitai di commentare.

Gli chiedemmo se c’era qualcosa d’altro che si era dimenticato e, dopo le sue rassicurazioni, rivarammo il “cetaceo” e risalimmo in barca.

Forse potevamo finalmente partire, …

… era ormai metà pomeriggio!

(continua)

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso