Museo Egizio

maggio 23, 2003 in Arte da Sonia Gallesio

34769

Alcuni reperti risalenti all’Antico Egitto entrarono a far parte della collezione dei Savoia già nei secoli XVII e XVIII. Nonostante gli studiosi furono spinti ad occuparsi della civiltà egizia già a partire dal 1527 quando a Roma venne scoperta la Mensa Isiaca (tavola di bronzo ageminato con raffigurazioni religiose dedicate ad Iside), il grande interesse per questo indimenticabile popolo fu alimentato in modo irreversibile dal rinvenimento della celeberrima Stele di Rosetta. Avvenuto nel 1799 durante lo scavo di un forte, una ventina di anni più tardi il ritrovamento consentì la decifrazione dei geroglifici ad opera di Jean-François Champollion. Proprio su questo fondamentale traguardo si è poi fondato il successivo studio delle antichità appartenute all’Egitto Faraonico, la cosiddetta egittologia. Il Museo Egizio di Torino rappresenta la più antica collezione d’Europa, basti pensare che i primi reperti vennero riuniti all’Accademia delle Scienze nel 1823. L’istituzione museale nacque appena un anno dopo, grazie a Carlo Felice di Savoia. Nel 1824, infatti, il Re di Sardegna acquistò la nutrita collezione di Bernardino Drovetti (Barbania Canavese, 1776 – Torino, 1852), che inizialmente fu inviato in Egitto da Napoleone in qualità di Console Generale di Francia. In quel periodo le nazioni europee cominciarono ad interessarsi fervidamente alla civiltà egizia, cosicché i suoi resti divennero presto oggetto di una ricerca affannosa, talvolta al limite con la depredazione.

34770Tra le maggiori collezioni una delle più ricche fu proprio quella del Drovetti (al noto personaggio piemontese si deve anche il nucleo della raccolta egizia del Louvre), costituita da più di 8.000 pezzi. Il giovane Champollion, dal canto suo, nel giugno del 1824 ebbe modo di assistere a Torino all’apertura delle casse contenenti le inestimabili antichità. Nelle sentite ed intense lettere indirizzate al fratello ritroviamo la gioia e l’entusiasmo che egli provò in occasione di questa significativa esperienza. Ma anche lo sgomento per le cattive condizioni di alcuni papiri rinvenuti, proprio come testimonia il seguente passo: “Ho visto scorrere tra le mie mani i nomi di anni di cui la storia aveva perso il ricordo, nomi di Dei che non hanno più altari da più di 15 secoli, e ho raccolto respirando a fatica, nel timore di ridurlo in polvere, un piccolo frammento di papiro, ultimo e unico rifugio della memoria di un Re…” (Hartle-ben, Lettres, I). Se i reperti appartenuti alla collezione Drovetti (risalenti perlopiù al Nuovo Regno) furono ritrovati in prevalenza in superficie, quelli raccolti grazie ad Ernesto Schiapparelli (Occhieppo, Vercelli, 1856-1928) furono acquisiti grazie a vere e proprie operazioni di scavo. Allievo dell’illustre egittologo francese G. Maspéro, fu infatti quest’ultimo a dare origine alla Missione Archeologica Italiana in Egitto. Istituì numerosi cantieri sparsi in tutto il territorio, a partire da Giza – la necropoli legata alle piramidi regali di Cheope, Chefren e Micerino. Le squadre di Schiapparelli erano composte da centinaia di uomini ed operavano con grande meticolosità, rimovendo i detriti fino a raggiungere il terreno vergine. Da Hammamia ad Eliopoli, da Deir el-Medina ed Asjut: grazie al notevole numero di scavi alla collezione iniziale del museo vennero aggiunti oltre 15.000 articoli.

34771Come si è detto, la collezione del Museo Egizio vanta una gran varietà di tesori: statue in calcare, granito, arenaria e basanite, sarcofagi e mummie, oggetti di bronzo, monili, vasellame, attrezzi da lavoro, stele, immagini votive delle divinità, tavole per le offerte, bassorilievi. Nonostante la sua importanza, tuttavia, gli spazi espostivi sono stati a lungo trascurati. In funzione dei lavori di ristrutturazione attualmente in corso, pertanto, ci si augura che vengano presto apportati dei significativi cambiamenti. In prevalenza, la raccolta torinese si distingue per il nutrito statuario. Tra i vari pezzi dai quali è composto, da ricordare la statua del faraone Ramesse II – considerata da Champollion uno dei maggiori capolavori della scultura egizia – e quella della Principessa Redi, la scultura più antica dell’intero nucleo (III dinastia, 2800 a.C., diorite). Sono presenti, inoltre, eccezionali esemplari di papiri, tra cui si segnalano il Canone Reale contenente l’elenco dei faraoni fino alla XVII dinastia, il Papiro Giudiziario includente gli atti del processo relativo all’assassinio di Ramesse II, il Papiro delle Miniere con la mappa delle miniere d’oro dello Uadi Hammamat e il Giornale della necropoli di Tebe. Di grande rilevanza anche il gruppo di oggetti legati al culto dei morti: vasi canopi, amuleti per l’ornamento e la protezione delle mummie (che generalmente venivano inseriti tra le bende), ushabti, sarcofagi (si ricordano quello del giudice Gemenefherbakh e quello del bambino Petamenofi). Da non perdere, altresì, il corredo eccezionalmente integro dell’architetto Kha e di sua moglie Merit (proveniente da Deir el-Medina), visibile in un’apposita saletta ricreante l’architettura della loro camera funeraria. La tomba di Kha è una delle pochissime rinvenute intatte. La sua porta fu trovata ancora sigillata, con il chiavistello chiuso all’interno. Oltre a letti, coperte e lenzuola, poggiatesta, tavolini e sgabelli, cibarie e pani di varie forme, al suo interno si ritrovarono addirittura le corone di fiori, perfettamente conservate, ad ornare i sarcofagi e la statuetta del defunto.

Museo Egizio

Torino, via Accademia delle Scienze n. 6 tel. 011 56.17.776

Orari: da mart a dom 8.30/19.30; lunedì chiuso

Ingresso: intero € 6.50; ridotto € 3.00

Tempo minimo per visita: 2 ore

Web site: www.museoegizio.org

I Faraoni a Venezia

Gli Artisti del Faraone

Ostraca, fogli di pietra

Urei, ushabti & C.

di Sonia Gallesio