Matilde

giugno 6, 2002 in il Traspiratore da Redazione

All’inizio ventate sottili di urla bambine, sulla mia faccia, da tutti i lati, rimbalzando a scatti insieme alle prime onde stroboscopiche dei colori.

Senza Forma.

Poi, lanciato in avanti, i piedi sospesi, le cose tracciano una scia non appena le oltrepasso. Sento un liquido caldo al posto del sangue, soprattutto all’altezza del petto, del mento. Spuntano i volti fluttuanti, come cera molle in una vasca d’azoto liquido. Fulmini di carta e metallo sopra i capelli, in alto il cielo diviene piattaforma ideale costellata di denti, croste, voragini.

L’aria è densa, gelatina non del tutto trasparente nella quale rimangono invischiati: liquidi / nei / busti-smembrati / braccia / occhi / nasi / scarpe coi tacchi.

L’eccitazione erotico animale si riproduce con vocedonna s-u-a-d-e-n-t-e, che scandisce con regolarità aritmetica 1,2,3,4,5,… il mio nome e poi parole straniere.

Matilde, il mio unico amore, adolescente languente nei ricordi asfittici, è la più Alta, ha gambe trampoli e tiene in mano una brocca con dentro lacrime e premonizioni azzurre. GridOOO per Matilde, bendandomi gli )-)cchi e, dentro il mio buio, lei sorride.

Le eliche tagliano le pareti dei palazzi come tende di teatro.

Chi c’è dietro quelle Maschere? Sagome a cerchio tentano invano di nascondermi funghi atomici nani. Ma io vedo la sensazione di un pianto.

Animali con arti dispari mi mordono i vestiti.

A volte la scena si atlabir.

Matilde ora è accanto vestita di pietre.

Cerco con la gola muta di stringerla, ora, per sempre, ancora, prima che l’acido finisca, inisca, isca, sca, a…….

Il Traspiratore – Numero 36

di V. Ferro