Love, Raffaele

febbraio 12, 2001 in Racconti da Redazione

Raffaele si affacciò alla finestra. Erano le prime giornate di sole e dopo il passaggio all’ora legale la gente usciva dal letargo invernale e invadeva le strade del paese e, con la scusa che era ancora giorno, si finiva di coricarsi a notte inoltrata. Il grande orologio dell’universo con i suoi complessi meccanismi era stato alterato, come per scherzo, e tutti, consapevoli e complici, accettavano di buon grado l’inganno alla sera, per rimpiangerlo il mattino successivo.

Raffaele li osservava uscire dalla chiesa, chiedendosi se non sarebbe stato più semplice dire che ci si alzava un’ora prima invece di interferire “legalmente” con i ritmi naturali. Ma cosa importava? Rapito dall’allegro vociare, Raffaele si sentiva anch’egli partecipe di quella festa e dalla sua posizione poteva intromettersi in tutti i crocchi formatisi qua e la per la piccola piazza; poteva giocare a rincorrersi con i bambini o spiare le ragazze che approfittavano dell’occasione per sfoggiare la nuova moda dell’estate.

Sentì di amarli e questo sentimento crebbe in lui fino a diventare insopportabile per lui solo e a fargli sentire il bisogno di condividerlo con qualcuno. Prese un foglio da un notes e vi scrisse con un pennarello rosso: “LOVE, RAFFAELE.” Poi ne fece un aeroplanino e lo lanciò verso il centro della piazza. L’improvvisato messaggero si impennò, poi dopo una breve picchiata prese a descrivere ampi cerchi, come un rapace che avesse avvistato la sua preda. Raffaele seguì la sua lenta discesa fino ai piedi di un anziano signore. Questi guardò in alto e scorse il faccione sorridente di Raffaele. Quindi raccolse l’aeroplanino e dopo averlo osservato con curiosità, inforcò gli occhiali e lo dispiegò con cura. Raffaele vide un enorme punto interrogativo pendere sulla testa dell’anziano signore, che riprese il suo cammino e, svoltato l’angolo della chiesa, gettò l’amore di Raffaele in un cestino.

Evidentemente non conosceva l’inglese.

di Maurizio Boero