Lo Zio (Der Onkel)

gennaio 24, 2005 in Spettacoli da Adriana Cesarò

Franco Branciaroli Nella vita ci sono episodi che somigliano ai miti di molti secoli fa come la tragedia euripidea di Eracle, drammi che si ripresentano anche in altre forme e, quando questo succede, è importante saperne trarre un importante e complesso lavoro teatrale, come ha saputo fare Franco Branciaroli che ha scritto “Lo Zio (Der Onkel)”. La farsa teatrale, in due atti coprodotta dal Teatro Stabile di Torino e dal Teatro de Gli Incamminati, debutta, in prima nazionale al Teatro Gobetti da martedì 25 gennaio fino al 6 febbraio.

Durante la conferenza stampa, tenutasi a Teatro Gobetti il 21 gennaio, erano presenti gli interpreti da Franco Branciaroli, al regista Claudio Longhi e le protagoniste Debora Caprioglio e Ivana Monti. Ho preso spunto da foschi fatti di cronaca – ha detto Franco Branciaroli – nella vicenda drammatica, una moglie finge che il marito sia morto da cinque anni ma, in realtà è rifugiato in Argentina. Lei riesce a raggiungerlo e lo presenta ai propri figli come “Lo Zio”. I genitori fingono con i figli e con il mondo intorno a loro finché, l’arresto del marito, svela ai figli il pesante segreto e finalmente, la verità affiora non senza ferire. La parola “Zio”, – dice Branciaroli – può anche diventare “Dio”, il dramma moderno che riprende quello di un Figlio che chiede e si rivolge al Padre così come avviene in questo epilogo. Il figlio finisce di fare la stessa esperienza del padre, nell’ambito della realtà politica in Argentina.

Debora Caprioglio La storia complessa, porta lo spettatore all’interno delle dinamiche violente e ambigue, di una famiglia in cui la finzione diventa elemento dominante di vita quotidiana. Il passato nazista di un uomo si riflette come mascheramento, non più come “il padre”, ma “lo zio” sia nei rapporti con la moglie che con il figlio e con la nuora. Un epilogo tragico, sarà anche l’occasione per una riflessione disincantata, per una condanna della struttura sociale contemporanea. Il nazismo che vince, nel momento in cui, l’uomo è ridotto ad oggetto di scambio esattamente come ad una merce. Dal momento in cui ho letto questo testo – ha detto Debora Caprioglio – ne sono stata subito affascinata, tanto da essere già affezionata al mio personaggio. Il doppio ruolo in una sola persona che, ha in comune il dramma, la bugia, l’inganno. Una donna che porta dentro di se una verità oscura, quella di una spia ebrea che si introduce in una famiglia di nazisti rifugiati in Argentina.

Una finzione – dice la Caprioglio- di moglie innamorata, di madre che deve scoprire e sconvolgere il nazismo dandone un’altra dimensione. Amore e sacrificio distinguono una sofferenza che arriva dai campi di sterminio. Oggi entro a far parte di un nuovo impegno di lavoro – continua Debora Caprioglio – con un dramma teatrale importante ed impegnativo che, racchiude, nei vari aspetti del nostro tempo, il tempo segnato dal nazismo.

Molto interessante è il rapporto tra questi due coniugi -spiega Ivana Monti – nel momento in cui, il marito è arrestato, lei riprende il suo ruolo di moglie innamorata e di madre che con le sue scelte sacrificherà il figlio.

Il nazismo non è scomparso, questo è ciò di cui si rende conto il protagonista e guarda la struttura sociale impregnata e coinvolta in forma diversa, attraverso un diverso folklore, dove non ci sono più le adunate, le marce, i vessilli, ma una struttura che rimane apparente e, il protagonista lo percepisce perfettamente, tanto che si considera un vincitore e non uno sconfitto.

di Adriana Cesarò