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maggio 14, 2003 in 006 da Redazione

Il 25% degli italiani legge almeno un libro all’anno, solo il 40,4% sfoglia frequentemente un quotidiano, il 17,7% usa un computer.

Questi dati riferiti alle indagini Censis svolte sulla condizione socioeconomica dell’italia nel 2001, danno un primo segnale sulla condizione culturale dello stivale. Altri dati chiariscono come non è la condizione economica a segnare lo spartiacque, quanto una scelta di consumo dettata dal livello di istruzione.

Fra le classi più abbienti: il 35,4% non legge mai libri, il 28,5% non legge mai giornali, il 43,3% non legge mai settimanali o mensili, il55,1% non usa mai computer e il 68,6% non ha mai navigato in internet.

Queste percentuali si alzano se consideriamo solo i bassi livelli di istruzione nelle famiglie abbienti: il 56,6% delle persone con bassi livelli di istruzione non legge mai quotidiani, il 79,7% non ha mai aperto un libro, il 94,7% non sa cosa sia un computer e il 98,7% cosa sia internet.

Unire il consumo di quotidiani, libri e computer è una manovra corretta se si chiarisce che chi usa internet è un soggetto istruito con spiccata tendenza alla lettura, elemento che evidenzia l’uso di internet a fini informativi e culturali. Perchè evidenziare questi dati? Per un discorso di più ampio respiro che prende spunto dall’iniziativa de I PRESIDI DEL LIBRO. I presidi sono presenti su tutto il territorio, come decanta il sito letterario di www.alice.it. L’importanza dei Presidi sta prima di tutto nella creazione di gruppi di lettori, perché è da essi che tutto parte: senza il lettore non esiste scrittore, né editore, né industria culturale.

I presidi invitano al piacere della lettura, della soggettiva interpretazione di un libro, della discussione con altri: il dialogo intorno ad un oggetto che arricchisce spiritualmente, sia esso impegnato o leggero, frutto di desiderio di cultura o di semplice svago.

Secondo: il mercato. Incrementare lo stimolo alla lettura significa incrementare la domanda quindi la produzione. Il risvolto economico è chiaro.

Ma non si limita ad un fatto puramente venale: produrre significa anche offerta, offerta significa dare voce ai più differenti autori, che trovano nell’offerta differenziata il luogo in cui esprimersi ad un vasto pubblico senza essere censurati dalle manovre di abbassamento del livello contenutistico dei libri per arrivare a fette più larghe di consumatori(fosse solo chi guarda le figure).

Lo stimolo alla lettura permette un incontro Editoria-lettore dove è il consumatore che si eleva e non il livello qualitativo che si abbassa.

Perciò l’unione dei librai, della scuola, dei lettori e degli editori, tutti soggetti attivi dei vari Presidi, non può che essere proficuo. Beffando le più raffinate strategie pubblicitarie quest’antico medium (assolutamente incoraggiato da internet e non ostacolato dal libro elettronico) si promuove ancora con il passaparola, perciò passate parola e prestate libri e comprateli.

Buona lettura.

di redazione 006