Le uova del drago

settembre 3, 2006 in Libri da Stefano Mola

Titolo: Le uova del drago
Autore: Pierangelo Buttafuoco
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: € 17,00
Pagine: 286

Le uova del dragoUna delle cose più importanti in letteratura è il punto di vista. Chi è l’occhio che sta guardando alle cose e le trasforma in parole, le quali a loro volta si ritrasformano in immagini nella testa di chi legge? Da dove viene, che cosa fa? Quali sono le sue idee? Per avere un’idea della decisiva e assoluta importanza del punto di vista, è sufficiente citare un titolo: gli Esercizi di stile di Raymond Queneau. In quel testo funambolico, lo scrittore francese narra lo stesso episodio banale episodio attraverso 99 diversi possibili punti di vista e registri stilistici.

Verrebbe da dire che il punto di vista è (quasi) tutto. Le cose davanti a noi non aspettano altro che uno sguardo per trasformarsi (pensiamo ad esempio agli orologi che mordono il polso in Storie di cronopios e famas, di Julio Cortázar).

A questo punto urge rassicurare il lettore paziente che è riuscito ad arrivare fin qua: questo pezzo non è un corso abborracciato di letteratura, ma sta per diventare una recensione. Anzi, quanto abbiamo appena detto ci permette di capire facilmente una delle ragioni che hanno fatto di Le uova del drago, romanzo di Pierangelo Buttafuoco, uno dei casi letterari del 2005. La cinquina del Premio Campiello, conquistata lo scorso giugno, non è che il giusto coronamento.

Uno degli aspetti che più hanno colpito di questa storia è proprio il punto di vista da cui è narrata la storia. Che cosa ci racconta Buttafuoco? I momenti decisivi della seconda guerra mondiale in Sicilia, subito dopo lo sbarco delle truppe Alleate. Direte voi: ebbene? Be’, provate a pensare al primo film western in cui gli indiani non sono i cattivi. Non è stato uno stravolgimento del punto di vista? Buttafuoco fa proprio questo: i cattivi sono gli invasori. Ovvero, gli americani e gli inglesi.

Al centro della storia c’è una donna, Eughenia Lenbach, donna-soldato inviata da Hitler in Sicilia come spia, con il compito di creare, in caso di sconfitta delle truppe dell’Asse, focolai di rivolta e resistenza, reclutando i giovani locali: è questo che significa depositare le uova del drago. Compaiono anche altri personaggi realmente esistiti: Lucky Luciano, il generale Montgomery, l’ammiraglio Canaris, Indro Montanelli, Arafat.

Il tutto sprofondato in una matrice profondamente siciliana, non solo nel calco linguistico che affiora qua e là, ma anche nell’assegnare ai personaggi autoctoni i nomi dei burattini che da tempo immemorabile combattono nell’opera dei pupi. Possiamo essere o meno d’accordo con il punto di vista di Buttafuoco, ma c’è una cosa che dobbiamo sempre cercare di fare: cercare di non addormentare mai il nostro, non adagiarci sulle verità preconfezionate, avere sempre il dubbio. Per questo, Le uova del drago è un libro importante.

di Stefano Mola