Le Plastiscines cresceranno?

dicembre 7, 2007 in Musica da Redazione

PlastiscinesNell’ultimo decennio, sulla scena discografica mondiale si è assistito al proliferare talvolta incontrollato di band femminili di dubbio valore musicale. Spero di non suscitare le ire di qualcuno, ma dal mero punto di vista artistico e compositivo ci sarebbe ben poco da dire, se non che in molti casi si è trattato di prodotti pop attentamente progettati e molto ben distribuiti su vasta scala.

Paragoniamoli pure alla meravigliosa confezione originale di un Ipod bianco fiammante, ma con all’interno un bel tarocco elettronico dall’improponibile nome italo-cinese. In fondo si tratta di marketing bello e buono e i cantanti in questi casi sono dei bravi (forse ignari?) attori nelle mani di Major e procuratori.

Le Plastiscines rientrano in questa categoria? Fortunatamente no. Ma aspetterei non poco prima di gridare al miracolo.

Procediamo con ordine. Dalle varie notizie che circolano in rete apprendo che il nome deriva da “plasticine”, pescato dal testo di “Lucy in the sky with diamonds”, un brano dei Beatles. La formazione è composta da quattro ragazze parigine nate tutte nel 1988 e il genere musicale che suonano è di chiara ispirazione punk con qualche eco garage-grunge, ma sarei cauto negli accostamenti. Una cosa è certa: se hanno ascoltato pezzi di gruppi ragionevolmente recenti metterei tra i primi gli Strokes e, perché no, andando un po’ a ritroso, i Pixies, oltre ai White Stripes, ai Blondie e soprattutto ai Libertines, come loro stesse dichiarano. Anzi vi esorto ad andare ad ascoltare questi ultimi su “You Tube”, proprio per cercare collegamenti con le nostre quattro francesine.

PlastiscinesIl loro primo e recentissimo disco, “LP1”, in verità mi ha tiepidamente convinto. “Loser”, il cui video è andato in onda anche sui nostri canali musicali nazionali, è forse il pezzo migliore: trascinante, brevissimo e con una indiscussa dose di grinta. In vista dell’articolo ho pensato bene di andare ad un loro concerto (cosa tutto sommato facile se hai la fortuna di vivere nella Capitale) per farmi un’idea più completa del gruppo. Mi reco così al solito “Circolo degli artisti”, dove mi aspetto di trovare una bella folla, ma le attese sono andate deluse.

Meglio così, penso, con poca gente si fotografa anche meglio nei pressi del palco. Nessuna folla, solo un pubblico abbastanza ampio e apparentemente tranquillo composto da ragazzi molto meno che ventenni ma anche da persone ultra-quarantenni, memori forse dei fasti musicali del passato e alla ricerca di qualche rinnovata emozione.

I pezzi suonati sono stati praticamente tutti quelli contenuti nell’album più una digressione pop, tutti comunque della durata di un paio di minuti ciascuno. E se contestano tanto gli Strokes per la loro immobilità durante i concerti qui c’era davvero di che divertirsi. L’impegno è stato profuso, e come si conviene per un concerto pop-rock lo spettacolo non è mancato. Scendendo più in dettaglio e tentando di dare qualche giudizio, ho notato abbastanza veloce e precisa la bassista, sufficientemente incisiva la batterista e forse anche un po’ più brave sono state chitarrista e cantante. Il pubblico inoltre ha reagito bene, a tal punto che, con macchina fotografica al seguito, mi sono dovuto improvvisamente allontanare dal palco a causa di un gruppo di ragazzini turbolenti che “pogavano” a tempo di musica canticchiando allegramente i loro testi.

Tirando le somme, cosa penso di questo gruppo? Sicuramente, per fare un esempio più calzante, non sono al livello di “The Organ”, purtroppo già scioltosi, formato da cinque giovanissime ragazze canadesi con le idee chiare in testa e con un background musicale robusto e inequivocabile (e anche qui l’invito a cercarle in rete è oltremodo caloroso). Il punto è, le Plastiscines hanno le carte in regola per sfondare? Forse si, ma non adesso. Sono giovani, interpretano abbastanza bene i generi musicali che hanno avuto come padri grandi musicisti dalle personalità estroverse, suonano discretamente e sono anche carine. Cantano in francese e sebbene con una pronuncia discutibile, anche in inglese, e pare scrivano di loro pugno musiche e testi. In fondo oggi fanno musica pop-rock, poco impegnata, a tratti scarsamente originale sebbene non disprezzabile, domani chissà…

di Gianfranco Catullo