Le conferenze stampa al Torino Film Festival

dicembre 4, 2012 in Cinema, Net Journal, Primo Piano da Cinzia Sfolcini

Giovedì 29 novembre al XKE’ di via Ferrari 1 sono tre gli appuntamenti con altrettanti giovani registi, che propongono tre generi diversi, ma assolutamente interessanti.

Il primo, il portoghese Miguel Gomez, in compagnia del produttore Luis Urbano, è il regista dell’ormai celebrato Tabu, un film in bianco e nero, che ripropone le vecchie atmosfere del cinema coloniale.

“Il cinema ha ancora tanto da dare, un film come Tabu esprime tutto quello che il cinema può dare.

Nei miei film metto tutti i ricordi, io ho una cattiva memoria, ma credo, che, per certi versi, questo sia meglio, perché la memoria diventa una sorta di melange. Non seguo una linea precisa, nei miei film c’è soprattutto spazio per le emozioni, i film possono essere piccole storie, ma anche grandi racconti d’amore”

A chi gli chiede se, dato che, negli ultimi anni sono usciti film come Tabu, The Artist, cioè proiezioni che si rifanno al passato, tutto ciò significa che allora il cinema deve tornare alle origini per rinascere, risponde che “Non si può parlare di rinascita, dal momento che il cinema non è morto. Forse è un po’ invecchiato, possiede questa sorta di saudade, di nostalgia. Certo che, rispetto agli esordi, ha perso la freschezza, l’innocenza, ma ora c’è più consapevolezza, anche cinismo. Ringrazio dell’omaggio che mi ha tributato il Tff, ma il vero omaggio è quello di continuare a fare film.”

Parlando di Tabu, racconta che “ ieri sera, durante la proiezione, dal momento che non sono partiti subito i sottotitoli in italiano, qualcuno mi ha chiesto che tipo di nuova tecnica avessi usato. Ma il film è fatto su pellicola. Questo è significativo, perché sembra ormai che la pellicola sia quasi la preistoria del cinema. Io nei film inserisco sempre quello che mi piace di più.” Continua il regista

“ E la musica ha sempre una parte centrale. Spesso mi dicono che parecchie mie proiezioni si rifanno al “Mago di Oz”, il musical di Vincente Minnelli, ma non è così, il musical è troppo lontano dalla realtà, afferma una sua realtà. Li apprezzo, ma non possono far parte del mio cinema”

In conclusione, il produttore Luis Urbano pone l’accento sulla nuova proposta di legge che, in Portogallo, si propone di regolamentare le produzioni cinematografiche, ciò potrebbe portare a blocchi dei finanziamenti pubblici. E’ auspicabile che questo non accada, l’idea di base è sempre quella di dare spazio alla libertà.

Il secondo appuntamento è con il regista ungherese Gyorgy Pàlfi, che presenta il suo Final Cut – Ladies and Gentleman.

Si tratta di una storia d’amore, a dir poco, unica. Perché il regista ha preso tutte le love story più belle, più famose, più amate, più citate della storia del cinema, per fonderle in una sola, partendo da un semplice gioco di sguardi.

Il giovane regista si racconta con una semplicità e un entusiasmo da cui traspare tutta la passione per il cinema.

“Il film è un collage di immagini, che vanno dalle prime proiezioni dei fratelli Lumiere ad Avatar. I requisiti pratici derivano dalla mancanza di fondi, che mi hanno spinto ad utilizzare il materiale che appartiene alla storia del cinema. Esiste ovviamente il problema dei diritti d’autore, per cui il film può essere proiettato solo a fini didattici o nelle cineteche.”

“Sono state prese in considerazione oltre 3000 pellicole, di cui 500 classici” prosegue Pàlfi.

Nel film compaiono spesso scene del Dracula di Frances Ford Coppola, ovvio sapere quindi se sia uno dei suoi preferiti. “Sicuramente il Dracula di Coppola è la versione migliore di tutte quelle girate sulla storia del famoso conte-vampiro. Del resto è la storia romantica per eccellenza. Mi sarebbe piaciuto utilizzare anche scene tratte dalla versione di Bela Lugosi, che oltretutto è Ungherese, ma si poneva il problema dell’accento.”

E, last but not least, è il turno di Anna Di Francisca, con il suo Como Estrellas Fugaces, il protagonista è un compositore, che in seguito al rifiuto verso tutto ciò che lo circonda e alla crisi creativa che ne deriva, lascia l’Italia per un villaggio spagnolo. La bella atmosfera del posto, la compagnia di persone autentiche e solari riescono a scalfire l’aura di negatività dietro la quale di era nascosto. E alla fine riesce a ritrovare l’energia per scrivere la musica che gli corrisponde.

Tra gli interpreti l’attore Neri Marcorè.

“La Spagna è un paese molto vicino “ spiega De Francisca.” Ho scelto Neri Marcorè perché è un attore che può fare quel che vuole, non sapeva lo spagnolo, ma poi lo parlava benissimo. E’ stata una scelta molto oculata”.

“Di Anna apprezzo la sincerità “ esordisce Neri Marcorè “ Ci conosciamo da anni e speravamo in un progetto insieme, che ora si è concretizzato. Lo spagnolo poteva essere un problema, ma poi mi sono lasciato guidare dal mio orecchio per quanto riguarda l’accento. Certo, l’aver frequentato una scuola per interpreti mi ha aiutato. Sul set c’era un’atmosfera piacevole e rilassante, è stata un’esperienza molto positiva. Inoltre, dato che il tema era il valore propedeutico del coro, il film è ovviamente pieno di musica. Anche la scelta dei brani è stata molto importante.”