L’Antigone di Sofocle

febbraio 12, 2007 in Spettacoli da Roberto Canavesi

antigoneTORINO – Uscendo da teatro lo spettatore dell’Antigone, in scena al Teatro Astra come primo atto della sinergia tra Fondazione Teatro Stabile di Torino, Fondazione Teatro Due e Teatro di Roma, ha la netta impressione di esser stato vittima di un colossale equivoco, a pensar bene, o di una feroce scherzo di carnevale, a pensar male: i cento minuti che hanno animato la nuova ed asciutta traduzione di Massimo Cacciari sembrano, infatti, una lettura interpretata più che una rappresentazione agita, a tal punto che lo spaesato spettatore si trova più volte a chiedersi “ma perché non utilizzare leggii per una lettura a vista?”.

Fuor di equivoco se la scelta di Walter Le Moli di immaginare il capolavoro sofocleo come apoteosi del logos può sembrar in linea con un testo dove le poche azioni sono dirette emanazioni delle parole, di qui immaginiamo anche la decisione di “appiccicare” gli attori attaccati al grigio muro della skenè, ideato da Tiziano Santi, per conceder loro solo piccoli movimenti in verticale o diagonale, allora ci si chiede se il problema non sia tanto l’adattabilità di un cast che rischia di rimanere imprigionato come in una ragnatela. Delle due l’una: o si è osato troppo poco, asciugando la tragica vicenda della figlia di Edipo a mera declamazione, o si è andati oltre il limite, costruendo un impianto complessivo dove le individualità degli interpreti non sono riuscite a dare un’immagine di insieme, risultando monocordi nell’espressività, come nel caso della troppo algida Antigone di Paola De Crescenzo: analogo discorso per un coro a tre voci, cui si aggiunge il corifeo di Francesco Rossini, sempre accompagnato da una base musicale eseguita dal vivo da un quartetto d’archi sulle musiche di Alessandro Nidi, ma anch’esso limitato in movimenti ed azione all’interno di uno spettacolo che assume con il passare dei minuti i contorni di un oratorio laico: messi al bando psicologismi e sovrastrutture, l’incontro-scontro tra le due verità, religiosa e politica, di cui si fanno portatori Antigone e Creonte si risolve in una non del tutto convincente generale staticità.

Reso comunque il giusto tributo allo sforzo collettivo, meritano su tutti una citazione il Creonte di Elia Schilton e il profetico Tiresia di Giancarlo Ilari, i soli in grado di uscire con forza e personalità dai vincoli di una parola fondante per l’intera tragedia, di cui però non può rappresentare l’elemento inibitore per l’espressività individuale.

Si replica fino al 25 febbraio.

“Antigone” di Sofocle, nella nuova traduzione di Massimo Cacciari: una coproduzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Fondazione Teatro Due, Teatro di Roma con la direzione di Walter Le Moli: in scena Paola De Crescenzo, Elia Schilton, Franca Penone, Giancarlo Ilari, Fausto Cabra, Marco Toloni, Nanni Tormen, Maria Grazia Solano, Valentina Bartolo, Francesco Rossigni, Enzo Curcurù, Lino Guanciale, Alberto Onofrietti.

Torino, Teatro Astra da giovedì 8 a domenica 25 febbraio: feriali ore 20.45, festivi ore 15.30 con biglietti a 19 euro acquistabili sul sito www.teatrostabiletorino.it o presso la biglietteria del Teatro Stabile di Torino, 011.517.6246.

di Roberto Canavesi