La sagra della primavera

ottobre 30, 2006 in Spettacoli da Barbara Novarese

Le Sacré du printemps“La Sagra della Primavera” (titolo originale Le Sacre du Printemps) è un balletto presentato per la prima volta al Theatre des Champs-Elysees di Parigi, il 29 maggio 1913. Fu interpretato dai Balletti russi di Diaghilev, con la coreografia di Vaclav Nižinskij e accompagnato dalle intriganti note di Igor Stravinskij.

La sua prima rappresentazione originò confusione, traducendosi in pareri contrastanti sia tra il pubblico sia tra la critica. Il tema fu considerato scandaloso per i contenuti violenti ed erotici: un rito sacrificale pagano, nella Russia antica. All’inizio della primavera, una giovane adolescente veniva scelta per ballare fino alla morte, allo scopo di propiziarsi il favore degli Dei durante la nuova stagione.

Sono trascorsi 93 anni da quel giorno, tuttavia il senso di disagio ed inquietudine non è mutato. Timore di accettare gli impulsi dell’io umano che prevalsero all’origine del mondo o di scoprire che il tempo non li ha mutati?

Si tratta un’opera atipica con ritmi ossessivi, concepiti da un insolito utilizzo di strumenti che generano tensione e stridenti effetti ritmici. Poliritmia e bitonalità completano il quadro disarmonico di un balletto ai confini del surreale.

Sulla musica di Stravinsky, Heddy Maalem ha interpretato quest’opera pensando alla Nigeria, luogo che lo ispirò a cimentarsi nel terzo capitolo di una fortunata trilogia africana: BLACK SPRING ( 2000 ) l’ ORDRE DE LA BATAILLE ( 2002 ), LE SACRE DU PRIMTEMPS (2003). Il coreografo franco-algerino analizza il corpo attraverso una prospettiva apparentemente solo fisica, influenzata, invece, dalla psiche che trasforma gli istinti in movimenti. I ballerini provenienti dall’Algeria, Francia, Mali, Benin, Nigeria, Senegal e Guadalupa hanno interpretato con audacia il balletto di scena Sabato sera a Torino, in prima nazionale, al TEATRO NUOVO per la 7ª edizione di Métissage.

Complesso, per chi non ha mai assistito ad un tale tripudio d’emozioni contrastanti, scandaloso ed allo stesso tempo eccitante. Primordiale come gli istinti. Freddo come la terra. Crudele come la violenza. Erotico nell’intreccio dei corpi. Caldo come il sole d’Africa. Acre come l’odore del sangue.

La primavera, il simbolo della rinascita, è celebrato attraverso la morte per assicurarsi la vita mentre l’irrequieto movimento dei danzatori sottolinea la drammaticità del sacrificio.

I costumi, ridotti all’estremo, non distraggono l’attenzione dello spettatore dai movimenti; le luci non giocano effetti stupefacenti… tutto si muove al ritmo dei corpi e della musica di quei tamburi che vestono di festa spensierata il crudele rito della morte.

La scenografia è dunque semplice e chiara. H. Maalem sostituisce la scatola nera della scena con il cubo bianco tanto apprezzato dalle gallerie e dai musei d’arte contemporanea; un décor neutro, freddo, aperto. Al suolo, un rivestimento nero e opaco evoca il cemento e il contatto dei piedi nudi sulla terra.

Stupenda interpretazione per un’opera che in molti hanno definito premonitrice agli eventi del XX secolo.

Compagnie Heddy Maalem

(Algeria – Francia – Mali – Benin – Nigeria- Senegal – Guadalupa)

“Le sacre du printemps”

Coreografia: Heddy Maalem

Musiche: Igor Stravinsky

Danzatori: Simone Gomis, Marie Pierre Gomis, Eveline Gomis, Marie Diedhiou, Hardo Ka, Niaman Diarra, Alou Cissè, Taiwo Awaiye, Kehinde Awaiye, Qudus Onikeku, Rachelle Agbossou, Awoulath Alougbin, Serge Anagonou

Immagini: Benoît Dervaux

Costumi: Agathe Laemmel

Luci: Jérôme Le Lan

Suono: Richard Granet

di Barbara Novarese