La peste che viene dai ghiacci

maggio 17, 2006 in il Traspiratore da Redazione

Il virus dell’influenza aviaria pare sia arrivato in Europa dalla Siberia, scroccando un passaggio alle aquile che nella buona stagione vanno laggiù per fare il nido e riprodursi. I virus siberiani sono, quindi, dei sopravvissuti: potrebbero risalire anche a secoli fa. Imprigionati nel ghiaccio, escono dalla loro ibernazione grazie al clima più mite, quasi una resurrezione! Se il virus H5N1 degli allevamenti del Sud-Est asiatico suscita paura, ma almeno è ben noto, i virus venuti dal freddo potrebbero anche appartenere a varietà mai osservate prima, ed essere ancora più aggressivi.

Sembrerebbe una valida storia per un romanzo di grido, invece a raccontarla è Jean-Claude Manuguerra, responsabile, presso l’Istituto Pasteur, del Centro di Intervento d’Urgenza, istituito tre anni fa per fronteggiare azioni di terrorismo biologico.

“Ricerche fatte in Siberia, dice Manuguerra, indicano che nel ghiaccio e nel terreno congelato possono sopravvivere virus non patogeni per le aquile e per altri uccelli selvatici. Tali volatili quindi potrebbero diffondere un’epidemia in modo imprevedibile. Risulta che nei ceppi siberiani è presente anche il virus H5N1, che potrebbe perciò giungere da noi nonostante le misure di sicurezza adottate sull’importazione di polli dall’Asia”.

Sì, perché la Siberia centrale è lo spartiacque per le migrazioni: i più esposti al contagio sono i pulcini di aquila schiusi dalle uova proprio mentre il disgelo libera i virus dall’ibernazione. A fine estate una parte di questi uccelli migra verso Ovest, sorvolando MOsca e raggiungendo Europa e Nord-Africa. Il rischio di epidemia o pandemia aviaria non è dunque un’ipotesi catastrofica, ma una tesi reale e attendibile.

Due sono i fattori sicuri. Primo, come dimostrano i gabbiani tornati infettati dal virus dell’influenza aviaria in Finlandia, gli uccelli selvatici possono diventare veicoli ottimali del virus H5N1, in quanto portatori sani. Secondo, il ghiaccio è un ottimo custode del virus. Ghiaccio, meglio ghiacci, che tanto al Polo Nord, quanto al Polo Sud, stanno sciogliendosi con ritmo impressionante a causa dell’elevato riscaldamento globale dell’atmosfera attorno al nostro Pianeta. Il virus dell’influenza aviaria, liberato dalla sua gelida “custodia”, potrebbe scatenarsi come il virus della “spagnola”, che, diffusa dai maiali, sterminò venti milioni di persone tra il 1918 e il 1920. Praticamente ogni due infettati, uno decedeva. L’H5N1 è certo molto differente, passa difficilmente dai polli all’uomo, ma, quando ci riesce, il meccanismo innescato uccide due persone su tre!

Il Traspiratore – Numero 57

di M. Reggio