La notte dei morti viventi

agosto 12, 2007 in Cinema da Redazione

la notte dei morti viventiUn buon film dell’orrore deve essere in grado di riportare alla luce le paure più recondite di ognuno di noi. Dovrebbe trasfigurare la nostra realtà, creando così dei paradossi o uno specchio di ciò che vediamo e viviamo ogni giorno. Una sorta di satira sociale e, se vogliamo, politica. Romero, con la sua trilogia sui morti viventi ( “La notte dei morti viventi”, “Zombie”, “Il Giorno degli zombie”) ha delineato indubbiamente un profilo abbastanza chiaro della società non solo degli anni settanta, ma anche dell’imminente futuro, quello in cui oggi viviamo. Mi soffermo solo sul primo capitolo della serie, girato nel sessantotto e prima opera del regista. Ha creato letteralmente uno stile cinematografico e tutti hanno attinto e attingono dalla sua pellicola cult. Basta citare “Zombie 2”, il remake de “La notte dei morti viventi” e i più recenti “L’alba dei morti viventi” e “28 giorni dopo”. Persino Resident Evil, videogioco di successo, ha sicuramente da ringraziare il vecchio George. Sarà che è stato il primo a trattare l’argomento? Può essere, certamente però è la sola opera a terrorizzare ancora oggi.

Privo d’effetti speciali, con una fotografia in bianco e nero, la vicenda avviene quasi solamente dentro una casa, diventata rifugio di sette persone disperate. Fuori, infatti, il mondo sembra impazzito. I morti sono tornati a vivere, sono pericolosi e soprattutto sono cannibali. Insomma, gli zombie hanno invaso la terra. Per tutto il film, di conseguenza, i protagonisti cercano di sopravvivere. Storia semplice, quasi banale. Peccato che le cose non siano proprio come sembrano. Innanzi tutto soffermiamoci sulla figura del “morto vivente”, sull’”uomo mangia uomo”. Non è un mostro, ma è il nostro modo di campare. Non viviamo forse godendo del soccombere altrui? Non siamo noi spesso i carnefici della vita altrui? La radio spiega nel film che si tratta di “automatismo ossessivo”, quasi fossero tutti sotto ipnosi. Se vogliamo fare un parallelo con la realtà, è ciò che capita a tutte quelle persone ormai talmente assorbite dal sistema da spingere i propri gesti verso il motto: PRODURRE – CONSUMARE – MORIRE. Una catena di montaggio senza senso, ma approvato dall’umanità.

Gli zombie, appunto. Zombie che, assai simbolicamente, possono perire solo se colpiti alla testa. Il regista ci suggerisce, quindi, che il potere, la massa (chiamiamolo come vogliamo) è poco intelligente e con la forza del singolo è possibile abbatterlo. La forza del singolo è rappresentata dai sette superstiti, quelli che non si sono arresi, quelli che uniti possono creare la rivoluzione. Peccato però che esista qualcosa chiamato: “guerra fra poveri”. E’ vero, non siamo arrivati a mangiarci l’uno con l’altro, ma siamo in gara per ottenere quanto più potere possibile. Abbiamo l’uomo con ego di superiorità e il nero che si sente capo nell’animo. Il gruppo quindi è portato a dividersi in due fazioni che apparentemente collaborano ma, in realtà, attendono solo un passo falso per avere supremazia. Insomma, se il potere riesce a dividere, il nemico vince. Gli zombi prenderanno il sopravvento. Perché, si sa, ogni divisione di razza, credo e politica, altro non è che un miraggio e inganno, solo un qualcosa creato ad arte per metterci gli uni contro gli altri. Infatti, durante il film anche i superstiti si ammazzeranno a vicenda, per il predominio di una semplice casa disabitata. Allucinante se ci si pensa, ma reale se si contrappone la nostra società. Persino tra “amici” non si può mai voltare le spalle se non vogliamo essere pugnalati.

Un episodio particolarmente disturbante è il risveglio della figlia di una coppia presente nella casa. “Risveglio” tra virgolette perché, morsa da una delle creature immonde, diventa come loro e mangia con noncuranza i genitori. Questo non è altro che il complesso d’Edipo, ma anche segno che non esiste più moralità. Il detto “parenti serpenti” è allegramente superato dall’ipotesi di uccidere il familiare pur di diventare parte integrante della società d’oggi.

Non c’è limite all’indifferenza, alla crudeltà. Pur di non restare “arretrati” si ucciderebbe la propria madre.

Ma, questo è quel che tutti penserete, alla fine i buoni vincono sempre, no? Sicuramente almeno un superstite riuscirà ad uscire dalla casa. Gli zombi torneranno sotto terra. Sì e no. Certo, l’umanità riesce a sotterrare (momentaneamente) la nuova razza. Si sono, infatti, formate delle vere e proprie squadre che avanzano senza paura abbattendo i mostri che, ora lo sanno, sono infondo molto deboli. Peccato però che non riescano più a riconoscere il buono dal cattivo, il bene dal male. Quindi quando l’ultimo sopravvissuto (il nero) cerca di uscire dalla casa dopo quasi un’ora e mezza di pellicola cercando di difendere la propria vita, viene abbattuto senza remore da un “cacciatore”. Questo cosa vuol dire? Semplicemente che non c’è speranza. Che la forza del singolo, la mia forza, la tua o quella del regista, è vana. Se non sarà la società dei potenti automatizzati (gli zombie) a finirti, sarà il destino o il volersi dividere in piccoli gruppi gli uni contro gli altri. Insomma, l’umanità è ridotta al macello. Prima o poi finirai anche tu in mezzo a quel rogo di corpi senza nemmeno sapere il perché. Anzi, conscio del fatto che un perché non deve esistere né mai esisterà. E’ la nostra natura. Vivere per uccidere.

di Alice Suella