La medicina popolare in Italia

ottobre 22, 2007 in Medley da Redazione

stregoneriaLa medicina popolare affonda le sue radici nella notte dei tempi e si presenta come una complessa mescolanza di rimedi empirici e rimedi magici; è gestita in particolare dalle donne, pratiche di erbe e di cure, come viene testimoniato dalle documentazioni degli innumerevoli processi per stregoneria, e strenuamente perseguitata dalla scienza ufficiale e dalla Chiesa.

La Controriforma, infatti, si pronunciò molto chiaramente in materia sanitaria disponendo regole precise e molto rigide per l’esercizio della medicina e dell’erboristeria ed imponendo sanzioni e multe severe per chiunque contravvenisse alle norme. Ad esempio l’arte medica era vietata ai chierici, agli ebrei e alle donne. Con l’attributo di streghe vennero bollate e perseguitate le guaritrici popolari, le levatrici non patentate, le esperte di erbe: in tal modo le autorità ecclesiastiche sancirono una volta per tutte il connubio fra magia e medicina popolare. Le donne che accorrevano nelle povere case contadine per portare soccorso nelle malattie, nelle disgrazie e nei parti, furono condannate e bruciate a centinaia, accusate di stregoneria e di patto col diavolo.

Ma, nonostante i divieti e le persecuzioni, quest’arte umile e oscura prosperò ancora per secoli: la medicina popolare parlava il linguaggio del popolo, nutriva un universo mistico e simbolico che garantiva il riscatto dal dolore e dal male e, soprattutto, arrivava là dove non poteva e non voleva arrivare la medicina accademica. Lo strettissimo legame fra medicina e magia è ancora presente fino alla prima metà del novecento come si può rilevare dagli scritti del Pazzini: “Un vastissimo senso magico investe qualsiasi pratica, qualsiasi procedimento atto a prevenire o a fugare una malattia o un sintomo doloroso” e, a tutt’oggi, è molto più profondo di quanto si possa immaginare.

Altro aspetto importante della malattia e della sua cura nella pratica popolare è la condivisione del dolore con l’altro, il vicino, il gruppo, una sorta di socializzazione della malattia. Un proverbio veneto recita “Dolore confidà l’è guarito a metà”, e di fatto nella società rurale non è mai mancata l’assistenza sanitaria, la famiglia e le piccole comunità si facevano carico della malattia e dall’assistenza. Ogni donna sapeva intervenire per curare i piccoli malanni e non di rado le guaritrici accoglievano nella propria casa vecchi e orfani che assistevano in cambio di un piccolo compenso.

La scienza medica ufficiale doveva così deve fare i conti con la tradizione che voleva la partecipazione collettiva alla malattia e la condivisione con la famiglia, il vicinato, l’intero paese. Il malato non è mai solo con il suo male, l’assistenza è continua, le visite, i suggerimenti e i consigli incessanti. Il malato continua ad essere parte integrante del contesto: niente isolamento, segregazione o ricovero nei pubblici ospizi ove languiva talora fino alla morte.

Bibliografia: C. Gatto Trocchi, Magia e medicina popolare in Italia, Newton Compton editori

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di redazione Cidimu