La fumettista Chiara Di Francia per Traspi.net

aprile 9, 2008 in Arte da Redazione

Giovanissima, ma con uno stile già tutto suo, ci racconta i segreti del fumetto pubblicato sul Traspiratore.

Chiara Di Francia Ha appena 23 anni, ma ha già dimostrato di avere la stoffa del fumettista. E la sua recente collaborazione con il Traspiratore cartaceo lo dimostra. Un lavoro ben rifinito, complesso nella gestione dei dettagli, realizzato con la passione di chi crede fortemente in questo mestiere.

Il suo fumetto è uscito in occasione del tema sugli “Anni ‘70”, arricchendo le due pagine centrali del bimestrale che esce ormai da più di un decennio, in primis al Politecnico. Il testo e la sceneggiatura sono curati dal giornalista Davide Greco, da sempre, ci ha confessato, appassionato di fumetti. E la colorazione digitale è stata realizzata da un professionista del settore, Joseph Viglioglia, già disegnatore di Brendon per Bonelli, di Mayapan per Vittorio Pavesio e di Les jours du Chaos per la Glenat.

Eppure nonostante i risultati, Chiara è partita da un percorso formativo che non faceva minimamente presagire la fumettista che è in lei. Nata a Torino il 23 Agosto 1984, dopo la maturità scientifica ha frequentato per 4 anni la Facoltà di Farmacia e contemporaneamente l’Accademia Pictor di Massimiliano Frezzato. Poi, con un’inversione di marcia ammirevole, ha fatto il grande salto concettuale e attualmente sta studiando alla Scuola Internazionale di Comics.

Questo è il suo primo lavoro ad essere pubblicato, prima aveva esposto alcune tavole a Torino Comics 2006, 2007, e alle mostre organizzate dall’Accademia Pictor. Come a dire che sin da subito si possono fare le cose per bene.

Allora Chiara, la domanda è d’obbligo: come hai deciso di diventare fumettista?

Fin da piccola ho sempre trovato naturale esprimermi tramite il disegno, passavo ore e ore a disegnare senza stancarmi mai.

I fumetti mi hanno sempre affascinato. Ho iniziato leggendo le testate della Marvel e i bonelliani, e man mano che mi avvicinavo al mondo dei fumetti scoprivo sempre nuovi autori e generi; la passione per questo lavoro è cresciuta negli anni.

Cosa ha significato per te disegnare una storia ambientata negli anni ’70?

Gli anni ‘70 sembrano oggi molto lontani nel tempo. Ma erano anni pieni di aspettative, quasi che l’avvicinarsi del nuovo millennio dovesse portare il vero futuro.

Pensando a quel periodo, le prime immagini che mi sono venute in mente sono state le foto dei miei genitori: è proprio da quei vecchi album che sono partita per ricreare la giusta atmosfera. La maggior parte della documentazione deriva proprio da lì.

È stato difficile trovare la documentazione adatta?

No, anzi, quella sicuramente non manca. E a parte gli album di foto personali, oggi non scarseggiano gli strumenti per fare un lavoro ben curato. Grazie alla documentazione fotografica presente su internet e a diversi film ambientati negli anni 70, non è stato difficile risalire alla moda, all’arredamento e alle acconciature di quegli anni. Una volta trovato tutto quello che mi serviva, mi sono divertita a costruire il mondo in cui si muove il protagonista.

Fumetto Anni 70. Tavola 1 Come giudicheresti l’esperienza attuale?

Sicuramente è stata un’esperienza importante ed emozionante, ma anche impegnativa perché essendo il mio primo lavoro pubblicato ho cercato di dare il meglio.

In generale quali strumenti o materiali usi? So che le tavole che hai realizzato sono molto grandi, quanto?

Per disegnare una tavola solitamente parto da uno storyboard, non troppo grande in verità, e realizzo diversi schizzi per decidere le inquadrature e i movimenti dei personaggi. Questo finché non trovo la composizione della vignetta che più mi convince.

Da qui in poi lavoro su strisce definendo prima gli ingombri e poi rifinisco il disegno aggiungendo tutti i dettagli. Infine, le tavole montate non superano mai il formato 30×40.

L’approccio con una sceneggiatura altrui è sempre molto particolare. Come ti sei trovata?

È stata un’esperienza nuova. Era la prima volta che disegnavo una sceneggiatura che non avevo scritto io.

Ma mi sono trovata subito a mio agio, la sceneggiatura era molto chiara e dettagliata e Davide mi ha dato tutte le indicazioni che mi servivano per lavorare al meglio.

Quali sono i tuoi modelli? Hai qualche punto di riferimento in particolare?

Ho sempre letto un po’ di tutto, per cui gli autori che rientrano nel mio immaginario spaziano da un genere all’altro. Sicuramente ad influenzare maggiormente il mio segno sono quelli della cosiddetta “linea chiara”, dal tratto realistico e ricco di particolari come André Juillard, Vittorio Giardino, Moebius, Joseph Viglioglia, ma anche Geof Darrow o Juan Josè Ryp.

E invece qual è il tuo genere fumettistico preferito? Oppure quello che a cui vorresti dedicarti in futuro?

I primi fumetti a cui mi sono appassionata sono stati quelli di genere supereroistico. Ricordo con piacere che rimasi letteralmente stregata dalle testate della Marvel, poi ho iniziato a leggere diverse testate Bonelli, e infine ho scoperto gli albi francesi. Lì è stato amore a prima vista.

Il genere sicuramente a me più affine è il noir. Spero in futuro di riuscire a disegnarne uno.

Fumetto Anni 70. Tavola 2 Il fumetto e il cinema sono di solito accostati in buona parentela. Com’è il tuo rapporto con questa forma d’arte?

Il cinema è sicuramente una fonte inesauribile di spunti e documentazione. Infatti, anche per disegnare le tavole ambientate negli anni 70, diversi film mi hanno aiutato a calarmi in quel mondo per ricrearne l’ambientazione.

La maggior parte delle volte, mentre disegno, metto un film come sottofondo: mi aiuta a concentrarmi soprattutto quando lavoro per diverse ore di seguito.

Tu hai scelto di frequentare i corsi della Scuola Internazionale di Comics di Pavesio e Chiaverotti. Rifaresti questa scelta?

Certo. La scuola è certamente la strada più adatta per arrivare a conseguire le nozioni necessarie per impadronirsi di questo mestiere.

A mio avviso dà la possibilità di confrontarti con altri, oltre a metterti in contatto diretto con i professionisti. Inoltre grazie alla scuola sono sempre più consapevole della potenza espressiva del medium fumetto.

Come è stato realizzare un fumetto con Joseph Viglioglia? E lavorare avendo come termine di confronto un professionista?

È stata un esperienza stimolante e formativa, Joseph si è sempre reso disponibile e mi ha aiutato ogni volta che ne avevo bisogno. Lavorando con lui ho imparato tanto: i suoi suggerimenti e le sue critiche mi hanno aiutata a crescere professionalmente.

Il fumetto “Anni 70” è pubblicato nelle pagine centrali de “Il Traspiratore”, n. 70

Soggetto e sceneggiatura: Davide Greco

Disegni: Chiara Di Francia

Digital Color: Joseph Viglioglia

di Jorge