La dodicesima carta | Sudate Carte Curiosità IV edizione

dicembre 7, 2005 in Sudate Carte da Stefania Martini

Come spiega e valuta l’interesse dei lettori per un genere di letteratura che sa essere, a volte, molto duro: non c’è già tanta violenza nella realtà, senza andare a cercarla nei libri?

Non credo che sia la violenza quello che attrae i lettori. Il lettore è attratto da ciò che gli dà emozioni – la parola thriller, in questo senso è molto eloquente. È come andare sulle montagne russe in un parco di divertimenti: non si fa un giro sapendo o sperando di cadere, ed eventualmente di morire. È l’illusione di cadere, non il timore reale, che dà la scarica di adrenalina. Nella natura umana c’è qualcosa di innato, di atavico, che ci spinge a cercare emozioni forti, anche quando sono l’illusione di qualcosa di negativo. Credo che nei libri il lettore cerchi proprio questo. Certo, il rischio che ci siano elementi violenti esiste, ma c’è anche passione, dramma interiore.

C’è un precedente significativo nella letteratura poliziesca: Conan Doyle ha “ucciso” il personaggio, Sherlock Holmes, che era diventato troppo ingombrante. Non teme possa succederle qualcosa di simile con Lincoln Rhyme e la sua forte personalità?

No, non è una questione che mi riguarda. Il lavoro di scrittore che faccio non è per me, ma per i lettori e fintanto che desidereranno storie con Lincoln Rhyme, io gliele darò. A volte mi capita di sentire scrittori affermare che scrivono per se stessi. Io credo invece che qualunque cosa si faccia, sia per il lettore. Un po’ come fai tu che sei una giornalista e non scrivi per te stessa, ma per i tuoi lettori. D’altra parte io faccio di tutto perché non siano loro a stancarsi di Lincoln Rhyme e non viceversa. Se chiedono romanzi con questo protagonista, dal tratto scientifico investigativo molto marcato, le avranno. Forse, fra dieci anni, il loro interesse diminuirà, allora, captando il loro orientamento, cercherò di offrire qualcosa di diverso.

di Stefania Martini