La città ideale e/o la Cosmopoli?

settembre 7, 2006 in Medley da Redazione

Ad Urbino il 22 settembre un dibattito sull’architettura delle città. In quale direzione si stanno evolvendo? Dalla Città Ideale alla Cosmopoli, quali sono le eredità architettoniche ed urbanistiche, quali le sfide del “del buon governo”?

Interverranno

Marc Augé, Gabriele Basilico, Aldo Bonomi, Mario Botta, Pippo Ciorra, Cesare De Seta, Francisco Jarauta, Carlo Ossola

Curatore: Carlo Ossola

UrbinoNessuna città ha espresso nella sua storia modelli di governo e di civiltà così compiuti quali Urbino all’apogeo del suo Rinascimento: lo ricorda Baldassar Castiglione nel suo Libro del Cortegiano, 1528, che fu l’esemplare su cui formarono le «buone maniere» dell’Europa intera d’Antico Regime: «ché veramente del caval troiano non uscirono tanti signori e capitani, quanti di questa casa usciti sono omini per virtù singulari e da ognuno sommamente pregiati» (lib. IV.2).

Formare, far crescere, celebrare la «virtù civile» («Però la virtù si po quasi dir una prudenzia ed un saper eleggere il bene», ivi, IV.13) fu compito dei più illuminati dei nostri umanisti. Due secoli prima Marsilio da Padova, nel suo Defensor pacis, 1324, forniva già – nel suo bel latino – la definizione perfetta della città ideale e del buon governo: «Secondo Aristotele, Politica, libro I, capitolo I, la città è “la comunità perfetta che ha raggiunto il pieno limite di autosufficienza, che è fatta per rendere possibile la vita, e sussiste per la necessità di vivere bene”» (cap. IV.1). Nessuna definizione più tarda è stata più netta di questa necessità del temperamento e del controllo reciproco dei poteri, habens terminum per se sufficiencie.

Fu semmai l’introduzione, da parte di Niccolò Machiavelli, del concetto di autonomia della forza, a spostare sensibilmente la concezione successiva dei poteri intorno alla natura dello Stato. La forza intesa –anche- come scorciatoia rispetto al lungo percorso che porta alla formazione e coscienza della solidarietà, come osservava, con amara acutezza, Piero Gobetti in un suo articolo profetico del 1924, Ritratto dell’intelligenza servile: «Bisognerebbe educare, insegnare la solidarietà con le biblioteche e le università popolari. Biblioteche o manganelli». L’Italia scelse poco dopo il manganello.

Oggi da Urbino, città di architetture ideali, biblioteche, università, può rinascere il pensiero di una cosmopoli umana, universale e singolare, poiché «la sola educazione possibile è l’esercizio di intransigenza, la partecipazione attiva alla vita politica» (Gobetti, ivi).

Dalla Città Ideale alla Cosmopoli: eredità e sfide del buon governo

22/09/2006

ORE 15.00

Palazzo Ducale, Serra d’inverno

piazza Duca Federico

Urbino

di Redazione