La buona novella

aprile 28, 2008 in Spettacoli da Roberto Canavesi

bruno Maria Ferraro 2TORINO – In un panorama teatrale sempre più asfittico e tendente all’omologazione è proprio una “buona novella” l’ultima incursione teatral-musicale del Tangram Teatro di Bruno Maria Ferraro ed Ivana Ferri che con lo spettacolo tratto dai Vangeli Apocrifi e da Fabrizio De André distillano una quanto mai necessaria goccia di novità e poesia.

“La buona novella”, in scena nella sala di via don Orione per “Elogio alla Follia 2008”, è uno splendido esempio di contaminazione artistica, dove riferimenti letterari classici, come il materiale narrativo desumibile dai Vangeli Apocrifi, si mescolano alla musica di un Fabrizio De André geniale interprete, a fine anni Sessanta, di una suggestiva missione, quella di raccontare a modo suo storie fino ad allora fissate in rigidi cliché espressivi: e se l’opera del cantautore genovese è ancor oggi riconosciuta come una delle più belle pagine di poesia del Novecento tutto, l’operazione del Tangram Teatro di trasportarla all’interno del suo originario contesto non è certo degna di minor menzione.

Ad impressionare maggiormente nel recital che vede applauditi protagonisti Bruno Maria Ferraro e i Supershock, all’anagrafe Paolo Cipriano e Valentina Mitola, è senza dubbio un prodotto finale dove le due fonti di riferimento convivono alla perfezione dando vita ad un unicum artistico di grande suggestione: ed ecco allora lo spettatore preso per mano dalla calda voce di Ferraro e condotto in un excursus laico nelle radici della nostra cultura dove il fatto di credere o meno passa in secondo piano, lasciando lo spazio alle emozioni che nascono dall’ascoltare l’epopea del viaggio di Maria e Giuseppe.

Il racconto dei Vangeli si alterna alle note ed alle parole della buona novella in musica per una intensa ricognizione tra ataviche speranze e paure, tra quei secolari dubbi e domande che da sempre minano ed attraversano l’agire ed il pensiero umano. E proprio verso un uomo inteso come fratello, figlio di un altro uomo più che figlio di un Dio, converge alla fine l’applaudita operazione del Tangram, ricalcando in questo, in un ideale continuum di intenti, il capolavoro di De André che ha nell’indimenticabile laudate hominem il suo emozionante epilogo.

di Roberto Canavesi