La bohème apre la stagione del Teatro Regio di Torino

ottobre 12, 2016 in Net Journal, Primo Piano, Spettacoli da Marcella Trapani

gianandrea-noseda-ramellagiannese-trtIl 12 ottobre si apre la stagione lirica 2016-2017 del Teatro Regio di Torino con La Bohème di Giacomo Puccini, in un nuovo allestimento in occasione del 120° anniversario della prima esecuzione assoluta dell’opera.

“Dal debutto dell’opera di Puccini son passati centoventi anni e il mondo di oggi assomiglia poco alla romantica Parigi dell’Ottocento. Le città, soprattutto le grandi metropoli del XXI secolo, sono ormai diventate entità inaccessibili nelle quali il mondo della bohème, inteso oggi come movimento artistico incarnato dai più giovani, si diluisce nel sottomondo sociologico delle periferie, spesso degradate e, quasi sempre, abitate dalla grande diversità culturale scaturita dal fenomeno contemporaneo della migrazione intercontinentale”.

Le parole di Alex Ollé forniscono la chiave di lettura per questo nuovo allestimento de La bohème con cui il 12 ottobre prende il via la nuova stagione del Teatro Regio di Torino, creato in occasione del 120° anniversario della prima messinscena dell’opera. La prima assoluta ebbe luogo proprio a Torino il 1° febbraio 1896 sotto la direzione di Arturo Toscanini. Ollé, insieme agli altri artisti del gruppo La Fura del Baus ne curano la regia, i costumi e le scene. La direzione musicale è di Gianandrea Noseda, il coro del teatro è ancora una volta diretto da Claudio Fenoglio.

La compagnia teatrale catalana non è nuova all’esperienza in campo lirico teatrale: nel 2013 aveva curato la regia e la scenografia di Aida, all’Arena di Verona, opera che apriva il Festival lirico areniano nel suo anno del centenario. Inoltre al Teatro dell’Opera di Roma La Fura ha allestito nel 2009 Le Grand Macabre di György Ligeti con Chris Merritt, e nel 2013 Samson et Dalila con Olga Borodina e Aleksandrs Antonenko. Al Teatro alla Scala poi ha curato nel 2010 il Tannhäuser di Wagner con Anja Harteros, Robert Dean Smith e la direzione di Zubin Mehta.

Questa messa in scena del capolavoro di Puccini ambienta l’azione tra un gruppo bohémien multietnico che vive nella banlieue parigina in un enorme grattacielo anonimo; anche il cast è composto da cantanti di varie nazionalità: Mimì è Irina Longu, soprano moldavo; Rodolfo è Giorgio Berrugi, tenore italiano; Musetta è il soprano sudafricano Kelebogile Besong.

Con una voce descritta dal New York Times come “voce di soprano smagliante e di bel peso”,” dotata di “luminosità”, “espansione e calore”, Irina Lungu si è ormai saldamente insediata fra i maggiori cantanti in attività a livello  internazionale. Ha cantato nel corso della sua carriera in alcuni dei teatri più prestigiosi, fra cui il Metropolitan Opera, il Teatro alla Scala, il Royal Opera House Covent Garden, la Deutsche Ope01-la-boheme-3r di Berlino, la Staatsoper di Berlino, la Dutch National Opera, il Teatro Real di Madrid, l’Arena di Verona, il Teatro La Fenice e il Teatro San Carlo di Napoli.

Giorgio Berrugi invece ha iniziato la sua carriera in ambito musicale come clarinettista, diplomandosi con lode in clarinetto e vincendo giovanissimo il primo premio assoluto nei Concorsi Internazionali di Roma e Bologna. Dal 2002 al 2006 Giorgio Berrugi ha ricoperto il ruolo di primo clarinetto dell’orchestra sinfonica di Roma ma nel 2007 ha abbandonato la carriera di clarinettista intraprendendo l’attività di tenore lirico. Ha debuttato proprio nel ruolo di Rodolfo nel 2008 al Teatro La Fenice di Venezia.

La giovane soprano sud-africana Kelebogile Besong è emersa sulla scena internazionale del bel canto come talento di straordinaria forza e presenza scenica, oltre che per sensibilità musicale e potenza vocale. Nelle ultime stagioni ha cantato nel ruolo di Aida nell’opera omonima all’Opera di Malmö, come Musetta ne La Bohème al Grange Park Opera e al Savonlinna Festival,  come Violetta ne La Traviata all’Opéra National de Montpellier, nonché nel ruolo di Venere nell’opera di John Blow Venus and Adonis e in quello della Strega nel Dido and Aeneas di Henri Purcell all’Innsbrucker Festwochen der Alten Musik.

La vicenda narrata nell’opera è tratta dal romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de Bohème, pubblicato nel 1851 e ispirato al mito della bohème, la vita precaria e anticonformista condotta da artisti e scrittori ai margini della società. E oggigiorno i margini della società sono rappresentati non più dal centro cittadino, sempre più divenuto una “bomboniera”, un “parco-giochi” ad uso e consumo dei turisti, bensì dalle periferie, dalle banlieues, dove si muove tutta un’umanità insicura e spesso dotata di scarsi mezzi di sostentamento. Una caratteristica dei bohèmes, espressa anche dai protagonisti dell’opera di Puccini, è la sete di vita, l’eccesso e lo spregio per la vita borghese. Nell’opera le vere protagoniste, i veri “motori” dell’azione sono le due donne, Mimì e Musetta, la prima con la sua apparente ingenuità e la sua malattia, che determina gli eventi, e la seconda, con la sua malizia e la sua joie de vivre. E ciò, malgrado si pensi comunemente che in Puccini le figure femminile siano spesso vittime dei loro sentimenti e della loro totale dedizione; in effetti, anche in Mimì l’amore è vissuto come sacrificio e sublimazione. Mimì deve morire, non in forza di un processo drammatico, ma solo in quanto allegoria d’una giovinezza che non può evolversi se non nella memoria. La fioraia dalla bellezza esangue rappresenta la trasfigurazione delle passioni indelebili dell’animo umano, la fugacità della giovinezza, delle illusioni e degli amori senza tempo. Ed è appunto la sua morte che farà evolvere gli altri personaggi.

 

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