L’informazione in Internet

agosto 10, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Continuerete a trovare le pagine di Traspi.net?

Ogni anno il Consiglio dei Ministri, con la collaborazione del Parlamento, promulga centinaia di leggi. Queste vengono numerate in ordine crescente, a partire da 1, e sono accompagnate dall’anno di emissione. Solo alcune prendono il nome dal parlamentare che le ha proposte e rimangono famose, come le leggi Bindi, Bassanini, Mammì. Alcune delle leggi più citate sono la 437 del ‘78, la 212 dell’84, la 10 del ‘91. Ce n’è poi una, la 62/2001, che, nonostante parli di informazione, contro sua natura non è stata particolarmente pubblicizzata dai mass media.

La legge 62 è stata promulgata in difesa dell’utente internet, una difesa secondo molti eccessiva e «fascistoide». Da più parti viene richiesta maggiore attenzione alle dinamiche della Rete, in quanto il web permette a chiunque di esprimersi in qualunque modo. Sono proliferati, è vero, gli scandali di siti pedofili, di messaggi terroristici e razzisti, come purtroppo si sono verificati, a causa di questo modo ‘libero’ di operare, episodi di disinformazione e propaganda illecita. Parallelamente sono però anche sorte molte iniziative editoriali (come Traspi.net, peraltro testata giornalistica regolarmente registrata presso gli organi competenti) aventi il preciso obiettivo di distribuire un’informazione agile, puntuale ed attendibile ai naviganti che intendono soffermarsi ed usufruirne. Per porre un controllo su questo nuovo mondo dell’informazione è stata studiata la legge 62, la quale però porta a dei paradossi tutt’altro che accettabili in uno stato di diritto democratico.

In particolare, la legge 62 propone di istituire un controllo sui siti di informazione. Già sulla definizione stessa di «informazione» i criteri scelti sembrano però essere troppo larghi: rientrerebbe nella definizione qualsiasi sito che presenti pagine che trattino qualsivoglia argomento e che abbia un aggiornamento periodico delle pagine stesse. Per intenderci, Traspi.net rientrerebbe largamente nella categoria, ma anche le pagine di news di un’azienda o il sito di un privato che per suo vezzo voglia esprimere commenti sulla vita quotidiana. Addirittura i newsgroup e le newsletter rientrerebbero nell’accezione della legge. Questo comporterebbe il sottostare al prosieguo della legge, ovvero alla necessità di una certificazione delle pagine. Ed a questo punto iniziano i problemi.

Garante dei siti di informazione dovrebbe essere la FNSI, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ovvero l’Ordine dei Giornalisti. Solo a menzionarlo, quest’Ordine suscita «disordini». Pochi Paesi Occidentali raccolgono in un ordine le persone che esercitano questo mestiere; spesso, ricordando la legge che lo istituì nel ’48, si ricorre alla similitudine con il controllo sull’informazione esercitato dal Fascismo. Per ottenere la certificazione dall’Ordine si dovrebbe avere un bollino, come fosse un’iscrizione alla Siae. C’è chi paventa che questo bollino possa diventare obbligatorio e a pagamento. L’effetto sarebbe quello di far scomparire in un attimo centinaia di pagine dalla rete: tutte quelle di associazioni e privati che non potrebbero permettersi la spesa della certificazione.

Per evitare questa situazione, e temendo risultati ancora più deleteri sulla possibilità di controllo dell’informazione in Rete, è nata l’Operazione Snail E-mail. Il gruppo Snail E-mail si propone di organizzare tutte le persone che vogliono far sentire la loro voce contro la legge 62 e l’Ordine dei Giornalisti. L’operazione consiste nella raccolta di indirizzi e-mail, dai quali verranno fatti partire messaggi in contemporanea che andranno ad intasare i server di posta delle testate giornalistiche italiane ed eventualmente straniere. Una sorta di mail-bombing del tutto legale però: da ogni indirizzo partiranno, infatti, solo un paio di messaggi, indirizzati ad una particolare casella, in modo tale da non far rientrare il mittente nella definizione di intasatore. Il rischio di ritorsioni sarebbe molto basso, dovendo essere spartita tra tutti i sottoscrittori la «colpa» del disguido. Verranno salvati dal mail-bombing solo i giornali che si sono occupati della notizia e quelli che lo faranno, cedendo al ricatto telematico.

A contorno del quadro italiano, c’è da ricordare che dalla Spagna arrivano segnali ancora più allarmanti. Sembra che si stia approntando una legge che prevede la registrazione di tutti i siti internet, comprese le pagine gratuite che i privati realizzano. Che Internet debba tutelare gli utenti si è tutti d’accordo, ma occorre trovare la via più giusta e democratica per garantirsi la sicurezza.

Il Traspiratore – Numero 31-32

di Diego DID Cirio