L’influenza

febbraio 28, 2002 in Medley da Redazione

25410(1)In inverno, come ci si fornisce di indumenti più caldi per difenderci dal freddo, così è opportuno provvedere a rinforzare le difese del nostro organismo nei confronti di una malattia ad andamento epidemico che è un po’ il simbolo negativo della stagione invernale: l’influenza. Essa guarisce, per lo più, spontaneamente nel giro di circa una settimana, ma può essere seguita da complicanze ad evoluzione anche grave che interessano prevalentemente le vie respiratorie.

L’inverno attuale ha registrato temperature molto al di sotto delle medie stagionali, anche per questo motivo è opportuno, all’inizio della stagione invernale, vaccinarsi contro l’influenza allo scopo di difendersi soprattutto dalle complicanze che sono quelle che il più delle volte provocano i maggiori danni.

Ogni anno l’influenza colpisce circa il 20% della popolazione mondiale: questa percentuale supera decisamente il 40% nei casi di pandemia. Negli Stati Uniti, annualmente, si rendono necessari circa 200.000 ricoveri ospedalieri per influenza o per patologie ad essa correlate con una mortalità compresa fra i 10.000 e i 40.000 decessi. I soggetti a maggior rischio di contrarre la malattia sono i giovani in età scolare, i meno esposti gli ultra-quarantenni: questi ultimi debbono la loro situazione al fatto di aver acquisito negli anni un certo grado di immunità, anche se parziale.

Non potendo contare, al momento, su farmaci antivirali efficaci nel trattamento di questa malattia l’unico valido mezzo di difesa a nostra disposizione è costituito dal vaccino antinfluenzale che va praticato a fine autunno o ad inverno iniziato in quanto la durata dell’immunità è valutata intorno ai quattro/sei mesi e l’episodio epidemico si potrebbe verificare addirittura agli inizi della primavera.

La vaccinazione antinfluenzale è particolarmente raccomandata alle seguenti categorie di persone

Soggetti ad elevato rischio di complicazioni postinfluenzali:

– persone di età superiore ai 50 anni;

– adulti e giovani portatori di patologie croniche broncopolmonari (compresa l’asma) e cardiovascolari;

– adulti e giovani che negli anni precedenti hanno dovuto ricorrere a cure o ricoveri ospedalieri per patologie metaboliche croniche (compreso il diabete mellito), nefropatie, emoglobinopatie e alterazioni della risposta immunitaria;

– adolescenti da tempo in trattamento con aspirina e, per tale motivo, a rischio di sviluppare una sindrome di Reye postinfluenzale;

– donne gravide al secondo-terzo mese;

– ospiti di case di cura o di cronicari.

Persone che possono trasmettere l’influenza a soggetti ad elevato rischio:

– medici e infermieri operanti nei servizi d’emergenza ed altro personale a contatto con pazienti, ospedalizzati e non;

– dipendenti di case di cura e strutture per il trattamento di malati cronici che possono venire a contatto con gli ospiti o con i pazienti;

– dipendenti di residenze assistite o altre residenze per pazienti appartenenti a gruppi ad elevato rischio;

– familiari conviventi con pazienti ad alto rischio;

– personale d’assistenza domiciliare per pazienti ad alto rischio.

La pubblicazione di questo articolo rientra negli accordi di partnership tra il nostro magazine e Cidimu.it, sito specializzato nella diagnostica e medicina on line.

di Prof. W. Grillone