L’era Ping

agosto 25, 2005 in il Traspiratore da Redazione

Relazione-conferenza del prof. Ugo Pinni, glaciologo presso il ghiacciaio delle Vallere.

55_pag_05Gentili Signore, Egregi Signori,

è con grande piacere che ho accolto l’invito a svolgere una relazione scientifica su argomenti connessi con la glaciazione in corso, che, grazie a Dio, incomincia a dare chiari segni di esaurimento.

Tornano alla luce le reliquie di quella che fu la nostra civiltà, sepolte sotto una coltre di ghiaccio spessa anche 15 metri, ma perfettamente conservate. L’ambiente in cui ci troviamo, il salone d’onore del piano nobile di un castello detto del Valentino, presto tornerà ad ospitare la ricostituenda facoltà di Architettura, come un tempo lontano di secoli.

Chiedo venia se purtroppo la temperatura di questo ambiente è alquanto rigida. Per fortuna l’evoluzione ci ha resi più resistenti ai rigori del freddo, a prezzo di qualche inconveniente di natura estetica, ad esempio lo sviluppo accentuato dell’apparato pilifero, cosa molto utile anche se non molto gradita dal gentil sesso!

In compenso la nostra razza, essendosi atrofizzate per il non uso le ghiandole sudoripare, ha risolto il problema della sudorazione che l’ affliggeva.

Mi presento: mi chiamo Ugo Pinni* e sono un Glaciologo, presidente della Federazione Referente Internazionale Glaciologi Operativi (FRIGO). La questione più urgente che la FRIGO deve risolvere è il ripristino di una datazione universale sicura, che metta fine all’anarchia attuale in cui ciascuno si basa su elementi troppo personali, (quali la nascita di un figlio o altri eventi di interesse personale).

Occorre inoltre evitare di ricadere nell’errore che commise Dionigi il Piccolo nell’ultimo periodo interglaciale nel fissare una data di partenza.

Un altro grosso motivo di incertezza è il computo delle glaciazioni del quaternario. Secondo Pench saremmo alla quinta, dopo quelle denominate, con nome di fiumi, Gunz, Mindel, Riss, e Wurm.

Propongo il nome Padus per la nostra glaciazione.

Ma non è di questo che desidero oggi relazionarvi. Avete affrontato notevoli disagi per essere qui presenti oggi, giacché le vie di comunicazione sono ancora impervie. Meritate un premio. Ho in serbo per voi una primizia, non so come chiamarla altrimenti, una scoperta eclatante e sarete voi i primi a conoscerla.

E’ una scoperta che ha dell’incredibile, se non fosse che sono in possesso di documenti che ne provano la veridicità. Voi sapete che durante la lunghissima glaciazione il genere umano ha corso seriamente il rischio di estinguersi. Di conseguenza, alle prese con enormi difficoltà materiali, i nostri antenati si ridussero ad una esistenza quasi ferina. Per secoli il patrimonio di conquiste tecniche, artistiche, speculative rimase congelato e dimenticato per la massa. Ma non per tutti!

Ecco che qui si innesta un fenomeno strano: arrivano degli esseri viventi, appartenenti al genere degli sfenisciformi, ordine uccelli marini, comunemente detti Pinguini, noti fin dal Pleistocene, dotati (e qui sta il punto!) di qualità fisiche idonee alla sopravvivenza sul pack. Arrivano e si insediano nelle nostre latitudini, prolificando. Ma questo è ancora nulla! Si sviluppò col tempo una comunità organizzata. In base ai documenti che stanno emergendo, penso di poter a ragion veduta parlare di una civiltà dei pinguini, che per brevità denominerò:

CIVILTÀ PING

Purtroppo precisi limiti di tempo mi costringono ad essere conciso, quando invece vorrei dilungarmi in una esposizione esaustiva dell’argomento. Per sommi capi: a causa dello straordinario affinamento delle loro facoltà cerebrali, è assodato che si appropriarono del nostro patrimonio culturale. Lo rielaborarono secondo il loro punto di vista, cioè lo fondarono non sulla parola ma sul gesto. Non appresero mai ad esprimersi come noi, al massimo emettevano dei sordi pigolii, ma diciamo che in generale erano silenziosi, nulla in paragone al nostro frastuono esistenziale, alquanto mitigato solo dal freddo glaciale.

A detta di una scienziata che visse nell’epoca di massimo sviluppo dell’era Ping ed è la principale fonte di notizie in proposito, la Manchot**, essi comunicavano con movimenti e vibrazioni assai complesse delle pinne, simili al gesticolare della nostra razza mediterranea.

Tale caratteristica influì grandemente sulla qualità del loro pensiero. Liberi dal dialogo vocale e soprattutto dalla dialettica (ignoravano dando segni di impazienza ad esempio i dibattiti televisivi), erano automaticamente liberi dai ceppi e dai tranelli della linguistica, al punto che non esistevano nella loro società professionisti quali avvocati, preti, politici e giornalisti opinionisti. Non avendo l’uso della parola e, per evidenti difficoltà anatomiche, non potendo nel contempo neppure scrivere, non abbiamo loro opere scritte. Leggevano speditamente, naturalmente in silenzio. Prediligevano i testi filosofici. Una vera passione per la sofistica e i paradossi, come quello di Zenone: Achille e la tartaruga. Forse per via della loro ben nota difficoltà deambulatoria. Ma il campo in cui eccellevano era la matematica, in particolare l’applicazione alla logica. La Manchot ci dice in proposito che raggiunsero delle vette di pensiero mai toccate dall’umanità, ma è difficile darle credito in quanto lei stessa confessa di essere stata negata all’aritmetica, già dalle elementari!

Apro in proposito una breve parentesi per gli addetti ai lavori. Esiste una relazione del secondo Congresso internazionale di Matematica svoltosi a Parigi, che, per inciso, so per certo aver ripreso l’antico nome di Lutetia in quanto il disgelo l’ha nuovamente sommersa nel fango… Dicevo del Congresso svoltosi all’inizio del XX secolo: un certo David Hilbert, non è chiaro se umano o pinguino, propose una rosa di 23 domande molto ardue la cui risposta avrebbe dato lumi sul futuro della scienza matematica (tipo l’analisi della matematica applicata alla teoria degli insiemi oppure la compatibilità degli assiomi dell’aritmetica ai teoremi di incompletezza e di indicibilità di un certo Kurt Godel, che dai connotati intellettivi assolutamente superiori mi fa dubitare appartenente alla razza umana).

Come tutti sanno fu merito dei pinguini la risoluzione nei secoli successivi di tutti i problemi, compresa l’ipotesi di Riemann. Un secolo dopo furono sempre loro a vincere un Concorso con relativo premio (7 quesiti e 7 milioni di dollari di premio), risolvendo tra le altre l’equazione di Navier-Stokes per la formulazione matematica unificata di tutte le forze diverse da quella di gravità, argomento molto sentito da loro data la precarietà del loro equilibrio e le frequenti cadute fuor d’acqua.

Inutile dire che dimenticarono di ritirare il favoloso premio non essendo mai riusciti a comprendere il valore e il significato della moneta! Purtroppo non lasciarono nulla di scritto, per cui i matematici dovranno riaffrontare la soluzione di tutti questi argomenti. Bisogna però precisare che amavano anche passatempi abbastanza dozzinali quali il gioco dell’oca e lo “Scopone filosofico”. Per quest’ultimo la carta denominata “Godel” era l’assopigliatutto e la carta negativa era “Frege”. Non saprei darne una spiegazione se non forse per l’effetto onomatopeico dei nomi.

Non è però da credere che tutta questa loro erudizione e intelligenza fossero sorrette dall’autocritica e da un costante rigore scientifico. Infatti, inspiegabilmente, per altri versi se ne uscirono con cadute di stile e ingenuità infantili.

Manca il tempo per proseguire. Tuttavia una domanda penso nascerà spontanea: perché i due fenomeni, cioè il nostro progressivo depauperamento intellettuale e il loro progresso ad un certo punto, per nostra fortuna, si arrestarono?

Forse perché la loro esistenza rimas
e istintivamente rispettosa della natura, scevra da mire di sfruttamento dell’ecosistema. Un altro elemento che giocò a loro sfavore fu l’innata bontà d’animo di cui, spiace dirlo, noi umani approfittammo, riducendoli in molti casi in schiavitù, adibendoli a lavori umili e faticosi. Alcuni tuttavia furono promossi al rango di precettori con ottimi risultati, salvo una certa propensione ad innamorarsi delle madri degli allievi, le quali pare fossero alquanto sensibili alla melanconia e alla gentilezza dell’animo pinguino. (Ci è pervenuto un diario di una di loro a proposito di un certo pinguino Sorel).

Ad un certo punto dunque i pinguini (non è chiaro per qual motivo preciso, non parendo credibile una competizione sessuale dei maschi), ripresero a migrare in senso inverso, ritornando al loro habitat naturale, voltando tranquillamente le spalle (secondo la Manchot) a tutta una civiltà da loro assunta e sublimata e, a quanto sembra, indifferenti e per nulla rammaricati. Per questo motivo si giustifica l’epiteto: -PINGUINO!- dato a volte a persona che si comporta da ingenuo sprovveduto. Come motivo contingente, la Manchot riferisce che la vita sedentaria (avevano rinunciato al nuoto e passavano ore e ore davanti al televisore, prediligendo la pubblicità di prodotti alimentari) li rese oltremodo obesi e molti si ammalarono.

Ritengo necessario rispondere, prima di terminare, ad una domanda che sicuramente vi farete: che tipo di comunicazione era possibile tra uomini e pinguini? Come è possibile aver interpretato il loro pensiero?

Semplicissimo! Ho detto che si è trattato eminentemente di questioni aritmetiche e matematiche. Orbene essi erano abilissimi nell’uso di un codice binario tipo 0-1, ove un bip (pigolio) è zero e due bip è uno. E con questo è possibile comporre anche la Divina Commedia e pare l’abbiano fatto, con una predilezione speciale per il canto XXXII dell’Inferno. Lascio a voi arguirne il motivo!

Ho allegato alla mia relazione un documento, che può valere come saggio per comprendere quale fu la loro commistione di elementi ironici, ludici o semplicistici in campo culturale. Presenta una particolarità: le parole iniziano tutte con la lettera – P –.

Ho meditato a lungo su questa “stranezza”. Forse è una pura coincidenza, ma mi sono ricordato di aver preso visione tempo fa di un Cd datato inizio-glaciazione (fine del XXI secolo, ma non è sicuro), ritrovato in una città denominata Bologna (famosa pare per la sua cucina prima del livellamento che avvenne con i surgelati). E’ la relazione di un professore di semiotica su una prova per gli allievi del secondo anno del corso di laurea in Scienza delle Comunicazioni nel corso di un seminario sugli esercizi di stile. Una delle esercitazioni era appunto la composizione di un saggio col vincolo della lettera iniziale prefissata.***

A vostra disposizione per qualsiasi chiarimento o domanda vorrete pormi sul tema della Civiltà Pinguina. Vi ringrazio.

P.S.

Mi dicono di fare la seguente comunicazione di servizio: la partita di hockey tra ultra-glaciazionisti della Frigus e retro-glaciazionisti della Glacies si terrà domani alle 15.00, presso i seracchi del Valentino, praticabilità del campo permettendo.

* Ugo Pinni. Anagramma di Pinguino

** Manchot. Pinguino in francese

*** Prof. Umberto Eco. “Povero Pinocchio” (casa ed. Comix 1995)

ALLEGATO 1


PROGETTO: PROTEZIONE

Parterre… PARCHEGGIO PER PINGUINI.

Primo Piano… PADIGLIONE PER PENNUTI.

Passaggio per percorrenza PICCIONI. Pavimentazione periferica per partite pallone.

(Prova professionale propedeutica)

Presentazione PROGETTISTA: PASQUALE PENNABIANCA

Predisporre pagine-progetto per terra, possibilmente perlustrando precedentemente piazzamento per presenza possibili pur piccole puzzolenti popò (principali produttori: piccioni).

Praticare particolare prudenza pressando pali prefabbricati per passaggio pedonale. Pericolo per pinne pinguini, per prominenze puntute, poco percepibili, perforanti posteriormente parti pertinenti procreazione prole pinguina. Penso preferibile protezione particolare. Profilattici?

Per piccioni, principali produttori popò pestilenziali, predisporrei percorrenze particolari, piccionaie, promettendo premi per pavimenti puliti. Potremmo provare petardi, poi palette per ping-pong piriformi per picchiarli.

Possibili punizioni pecuniarie, persino prigione. Poi, per pervicaci, potremmo procurarci pescecani, piazzandoli presso punti propizi.

Potrebbero presentarsi pure problemi per piscio. Progetterò particolari presse pesta-pisello per pollame. Provino pure!

Procederò passo-passo: più precisamente programmerò percorsi polifase portandomi progetti precedentemente preparati.

Poscritto: prevedevo plauso poi possibile premio per progetto presentato. Palle! Penalizzato! Perché? Perché = Pasticciata porcheria!

(parere Prof. Pigolio)

Pazienza….!

Il Traspiratore – Numero 55

di F. Dionigi