Kirchner e la Brucke espressionista

maggio 15, 2002 in Medley da Sonia Gallesio

30787L’espressionismo, che rappresenta il contributo artistico tedesco più incisivo e determinante del XX secolo, non è soltanto la concretizzazione di un’esigenza riformatrice e rivoluzionaria, bensì un moto profondo che investe tutti gli aspetti della vita, materiale ma anche spirituale, di tutti i suoi militanti, influendo energicamente, con una grande eco, sulla realtà culturale dell’epoca. La fondazione a Dresda, nel 1905, della Die Brucke (Il Ponte) ad opera di quattro studenti in architettura – e più precisamente di E. L. Kirchner, Erich Heckel, Fritz Bleyl e Karl Schmidt-Rottluff – può essere considerata il primo passo compiuto dalla Germania verso la modernità. Ernst Ludwig Kirchner nasce nel 1880 in una cittadina della Bassa Franconia, da genitori tedeschi. Sostiene inizialmente studi scientifici a Chemnitz ma, successivamente, per assecondare lo specifico desiderio del padre, si trasferisce a Dresda per frequentare la facoltà di architettura. La nuova città (di grande importanza è la sua Accademia) si rivela culturalmente ed artisticamente molto attiva, al pari di Monaco di Baviera e Berlino. L’atmosfera di Dresda è vivace, la società è in allegro fermento, il clima culturale è frizzante. Rapito da questa realtà ribollente, ispirato da Arnold Bocklin e dall’arte simbolista, Kirchner – già perfettamente conscio delle sue inclinazioni – si dedica alla pittura in un crescendo di sperimentazione e slancio.

Ernst Ludwig è un artista passionale ed appassionato ma soprattutto sempre in ascolto, eccezionalmente consapevole di sé (personalmente, credo che la consapevolezza e la profondità delle proprie indagini interiori diventino spesso il nutrimento dell’arte). Oltre al simbolismo, varie correnti nonché alcune “realtà di tendenza” influenzano il giovane, smanioso sì di produrre ma anche di assorbire. Jugendstil e impressionismo rivestono, in tal senso, un ruolo di un certo spessore; anche il cosiddetto giapponesismo, ovvero l’interesse fortemente modaiolo per l’arte e la cultura giapponese che imperversa in quel tempo, produce i suoi frutti. Durante il suo soggiorno monacense, frequentando i corsi della Scuola d’Arte Applicata e Arte Libera, Kirchner apprende la tecnica della xilografia, che particolarmente amerà ed utilizzerà negli anni successivi, per via della grande forza espressiva. Intorno alla metà del 1908, dopo tanto assimilare, il suo stile si consolida ed egli è finalmente pronto per tuffarsi nelle trepidanti atmosfere fauve, per poi – ancora – diventare uno dei maggiori portavoce del movimento espressionista. Nonostante gli influssi del fauvismo siano piuttosto incisivi (anche Kees van Dongen si associa alla Brucke), lo stile di Kirchner si differenzia in maniera marcata: i colori dei suoi lavori sono più intensi e i contrasti vengono maggiormente esaltati.

30786(1)L’eleganza è una delle caratteristiche predominanti dei lavori francesi del periodo, mentre ciò che governa la produzione kirchneriana è senza dubbio una forte espressività. Proprio in questo modo, la natura può essere modificata e soprattutto reinterpretata – plasmata e deformata nel tradurre un particolare moto interiore; la scelta del colore si fa arbitraria e riconducibile a specifiche necessità comunicative. Questo nuovo stile verrà spesso denominato fauve-espressionismo: la tela “Nudo disteso allo specchio”, presente in mostra, ci permette di approfondirne meglio necessità e fini. Il corpo nudo raffigurato è colorato di verde, ha i contorni rossi ed è ombreggiato di blu; non è soltanto per questo, però, che il dipinto inquieta subito gli animi di critici e spettatori. Il modello classico della Venere, infatti, viene qui rivisitato e riproposto in chiave fortemente provocatoria (la protagonista allo specchio, ad esempio, è ritratta mente fuma la pipa). Oltre che con svariati approcci compositivi occidentali, Kirchner si confronta con l’arte extraeuropea, e più precisamente prima con la produzione dei Mari del Sud e poi con la scultura africana, che già aveva caratterizzato la passata esperienza di Matisse e dei Fauve. Da questi incontri deriva un’elaborazione angolosa e spigolosa, deformante, che si mescola allo stile precedente concretizzandosi in una produzione che rappresenterà la maturità interpretativa degli anni di Dresda.

La Fondazione Mazzotta omaggia Kirchner

La piena maturità kirchneriana

di Sonia Gallesio