Juve, non tutto è perduto

maggio 2, 2001 in Sport da Roberto Grossi

Il gol realizzato dal laziale Castroman nei minuti di recupero del derby capitolino riaccende una piccola fiammella nelle speranze bianconere alla corsa tricolore. Una Roma a otto punti di distacco in classifica avrebbe, infatti, reso vana ogni residua ambizione della scalcinata squadra juventina, ed è stato forse l’unico segnale incoraggiante nella triste domenica vissuta da Zidane e soci, caratterizzata da una incomprensibile svogliatezza, mista, solo nel finale, alla sfortuna.

A nulla sono valse le raccomandazioni rivolte alla truppa dal contestato Ancelotti nel corso della settimana, tese a non sottovalutare l’impegno contro i pugliesi. E non costituiscono un valido alibi le forzate assenze di Del Piero, Zambrotta e Tacchinardi, visto che anche gli avversari di giornata dovevano fare i conti con infortuni e squalifiche di un certo spessore.

“Pensiamo solo al Lecce”, aveva ammonito il tecnico di Reggiolo, cercando di motivare a dovere un gruppo che sembra non ascoltarlo. “Soltanto dopo la nostra attenzione potrà essere rivolta all’Olimpico” si era sforzato di trasmettere a chi non ha orecchie per sentire. Tutto inutile: troppi i giocatori demotivati e poco concentrati per buona parte della sfida contro gli uomini di Cavasin, quest’ultimi arroccati poi davanti al loro portiere in maniera oratoriale e pronti a spazzare palla in tribuna senza nemmeno tentare qualche ripartenza.

Pessimo il primo tempo bianconero, senza idee e senza voglia, con il corollario di un paio di svarioni alquanto comici di Montero e Van der Sar, per fortuna non sfruttati a dovere dall’evanescente attacco leccese. E le uniche occasioni pericolose sono state create tutte alla stessa maniera, affidandosi cioè unicamente (come poi ripetuto nella ripresa) ai cross verso il centro dell’area, dove Kovacevic tentava disperatamente di farsi largo nella selva difensiva salentina, senza successo. Nella seconda parte, la Juve metteva perlomeno in campo quella grinta indispensabile per schiacciare gli ospiti, ma in quanto a lucidità e trame di gioco era sempre notte fonda. Con spazi intasati come il traffico nell’ora di punta, nessuno riusciva a perforare la ragnatela avversaria. Trezeguet continuava ad essere un fantasma che si aggirava per il campo, i centrocampisti (Conte spento come non mai) non riuscivano nemmeno per una volta ad avere un guizzo vincente. Con Del Piero costretto in tribuna, sarebbe servito come il pane qualche colpo di genio dell’altro fantasista Zidane, ma il francese non era certo in giornata di grazia (come gli succede da un paio di mesi a questa parte, e poi perché ha rifiutato di tirare il rigore?) e solo l’ingresso in campo di Inzaghi riusciva a emozionare gli infuriati tifosi della Vecchia Signora presenti al Delle Alpi. Superpippo però, pur risultando in pochi minuti più pericoloso di Trezeguet e Kovacevic messi insieme, falliva clamorosamente due nitide chance, e la frittata era completa.

di Roberto Grossi