JRPG all’italiana – II tempo

novembre 19, 2008 in Technology da Redazione

…segue

JPRG Japan playing role gameSuonano alla porta. Chi cacchio…? Spero non sia il tizio del piano di sotto perché avevo il volume alto, lui la sera quando guarda Amici lo tiene al massimo e io poi la notte mi sogno Maria DeFilippi, che non è proprio un bel sognare.

Metto la Play in pausa e imposto sulla tv il canale della CNN.

Attraverso il monolocale e vado ad aprire.

Mia cugina. Quella del cofano. Vestita con jeans e una maglietta-fina-tanto-stretta-al-punto-che. Mi ciondola davanti al viso la custodia di Mortal Kombat.

“Devo ringraziare te per questo?”

Si accorge che sono in boxer. Azzurri con disegnate sopra conchiglie e stelle marine.

“Non aspettavo visite” mi giustifico.

Entra in casa senza chiedermi se può.

“Sei tu che hai consigliato ad Alex di comprare questo gioco per Matteo?” mi chiede guardandosi intorno, e poi “Ma…hai avuto i ladri?”

“No, sono disordinato di mio” rispondo tornando sul divano.

Laura raccoglie da sotto un tavolino il cartone di una pizza unto di pomodoro. Dal cartone richiuso spunta un mio calzino nero.

“Come fai a vivere così?”

“Non è facile, lo ammetto. Ma io ho una gran forza di volontà”

Mi mostra di nuovo il cd del gioco.

“Matteo ha otto anni, ti rendi conto? E tu per un bambino di o-t-t-o a-n-n-i hai consigliato…questo!?!”

Ci risiamo. Giornalisti incompetenti e telegiornali del terrore hanno convinto genitori di tutto il mondo che i videogiochi sono il male. I videogiochi inducono alla violenza, ipnotizzano i ragazzini, obnubilano le giovani menti, e trasformano gli studenti delle università in serial killer, iniettando le loro orbite di sangue e armando le loro braccia con fucili a pompa. Il simbolo della bestia non è più il famigerato “666”, ma il funghetto di SuperMario.

E così i genitori, che ci tengono a sentirsi buoni genitori, comprano ai propri figli solo giochi approvati dall’Associazione Mamme & Papà Responsabili. Giochi come “A tutto miele!” in cui bisogna guidare un’ape da un fiore all’altro fino a raggiungere il favo appeso all’albero, o “Babbo Natale tutto matto”, in cui bisogna aiutare Babbo Natale a distribuire i doni.

Laura si è piazzata fra me e la Play, con le braccia incrociate davanti al petto. Ticchetta col piede come una maestra davanti a un bambino sorpreso a copiare dal compagno.

“Allora? Non hai niente da dire?”

“Te lo ricordi quell’anno che siamo andati in vacanza a Sottomarina di Chioggia. Mia mamma e tua mamma, in quella casa in affitto all’ultimo piano senza ascensore? Eravamo bambini”

“Sì, ma cosa centra?”

“Quanti anni potevamo avere?”

“Quindici anni io. Undici tu. Quell’anno, sugli scogli, hai anche messo un piede su un riccio e mia mamma ti ha tolto le spine con la pinzetta. Ma cosa centra?”

“Laura a quindici anni tu avevi già delle gran tette”

Nei film a questo punto c’è sempre uno scambio di battute terribili ma poi finisce che i due protagonisti fanno sesso selvaggio sul divano senza neanche levarsi i vestiti.

Lo scambio di battute effettivamente c’è. Ma non va come nei film.

smt_digital_devil“Sei un disadattato, lo sai? A trent’anni te ne stai in un cesso di sottotetto a mangiare pizze surgelate e a giocare ai videogiochi”

“Non eri venuta a farmi la ramanzina per il gioco? Cosa faccio in casa mia sono fatti miei”

“Ma non lo capisci che non si vive così? Con il pavimento pieno di lattine di birra vuote e calzini sporchi appallottolati sotto il letto”

“Non dimenticare quello nel cartone della pizza!”

“Ecco perché poi finisci a consigliare giochi del genere a un bambino di otto anni. La tua vita è un casino, tu sei un casino”

“Mortal Kombat è un gran gioco. Io uso sempre Subzero” annuisco.

Suonano alla porta.

“Me ne vado, tanto sono venuta qui per niente” scuote la testa cercando di ricordarsi dove ha appoggiato la borsa (spero non sul tavolino, di solito guardo i porno dal divano e cerco di fare headshot verso le attrici alla tele, ma sparo sempre troppo corto).

“Cosa sei venuta a fare? Speravi ti rimborsassi il gioco?” le chiedo andando verso la porta

“Pensavo…”

“Pensavi cosa?”

“Niente. Me ne vado e basta”

“Non te ne andare. Dobbiamo ancora parlare delle tue tette” le dico aprendo la porta.

Alex. E ha appena sentito quello che ho detto.

“Cosa ci fai tu qui?” grida

Odio le persone che vengono a casa mia per gridare. Se poi parlano anche per frasi fatte….

“Ero venuta per questo!” spiega mia cugina sventolando Mortal Kombat

“E perché lui è in mutande?” chiede lui indicando i miei boxer fantasia marina

“Era già in mutande quando sono arrivata!”

“E perché stavate parlando delle tue tette!?” grida Alex, che di videogiochi non ne saprà niente, ma mi sono dimenticato di dire che è alto un metro e novantatre, ha un cobra tatuato sul deltoide e fa la guardia giurata.

Laura si volta verso di me

“E tu non dici niente? Te ne stai lì zitto!”

“Classica situazione da JRPG”

“Che cazzo vuol dire errecipi?” chiede Alex

“JRPG. Che siamo un party di tre personaggi. Io sono il protagonista, l’eroe. Ho una bella spada provare-per-credere e se non fossi arrivato sul più bello avrei mostrato a Laura la mia attitudine al corpo a corpo. Tu Alex sei il secondo personaggio del party. Sei una guardia giurata, quindi con la pistola, pistola che spero proprio non tirerai fuori visto che si tratta solo di un malinteso, sei specializzato negli attacchi a distanza. E infine c’è Laura. Il suo compito dovrebbe essere quello di curare il gruppo, ed effettivamente il ruolo di leccatrice di ferite le si addice parecchio, però anche stordire, castare incantesimi come Confusione con quella scollatura e quel jeans a vita bassa”.

di Inviato Jack Mangusta